Storia di fontane… di osterie… di cavalieri…

"Torneo in Strada Nuova. Dipinto dei primi decenni del XVII sec.". Collezione Orso Serra.

di birrai… di amori… di bagasce…

Sull’elegante slargo si affacciano importanti edifici come quello, ad esempio, del civ. 2 della famiglia Interiano Pallavicino. La cinquecentesca e sontuosa dimora progettata da Francesco Casella con affreschi architettonici e allegorie in facciata di Pantaleo e Benedetto Calvi. Nell’atrio e nel giardino che sale verso la collina della Villetta di Negro, oltre a quelli di pregevole fattura realizzati da G.B. Carlone, risaltano anche alcune statue di Filippo Parodi e di altri scultori della rinomata scuola genovese.

"Palazzo Negrone".
“Palazzo Negrone”.

Al civ. 4 ecco Palazzo Negrone ingrandito e ristrutturato nel ‘600 sulla base della precedente costruzione del 1560. A fine ‘800 l’architetto Carlo Barabino gli conferì l’attuale aspetto. Nella cappella al suo interno sono custoditi strepitosi affreschi di Giovanni Andrea Ansaldo, uno degli insuperati maestri del Barocco genovese. Nella galleria nobiliare  le “Storie di Enea” opera di G.B Carlone, i salotti affrescati da G. Assereto e da Domenico Parodi, un trionfo di energia e colori, purtroppo ammirabili solo in foto perché, in quanto abitazioni private, non visitabili al pubblico.

"Piazza Fontane Marose vista dal lato di Via XXV aprile, verso Via Garibaldi". Foto di Leti Gagge.
vista dal lato di Via XXV aprile, verso Via Garibaldi”. Foto di Leti Gagge.

Al civ. 6 forse la dimora più facilmente identificabile, quella a lesene bianco nere, il Palazzo dei “Marmi” di Giacomo Spinola, oggi sede di una banca, dall’inconfondibile prospetto. Il privilegio di edificare in marmo bianco di Carrara e pietra nera di Promontorio, per uso privato, era accordato solamente alle alle quattro più prestigiose famiglie patrizie genovesi: Grimaldi, Fieschi, Doria e, appunto, Spinola.

Attorno al toponimo di questa piazza nel corso dei secoli sono fiorite diverse leggende.

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“Scorcio, a sinistra, del Palazzo dei Marmi, al centro un elegante lampione del secolo scorso”. Foto di Leti Gagge.

Secondo alcuni l’origine risalirebbe al fatto che divenne luogo d’incontro fra i soldati che alloggiavano nel vicino Castelletto e le loro leggiadre fanciulle che qui si recavano a lavare i panni. Molto meno romanticamente, secondo altri, si trattava invece di prostitute degli attigui postriboli. Quindi “fons morosus o amorosa”, la fonte dell’amore.

Altro racconto ne farebbe derivare l’origine dal cavaliere teutonico Benedictus Van Rosen. Costui, di passaggio nella nostra città, in attesa d’imbarcarsi per la crociata, decise invece di restare a e di impiantare nella piazza una fabbrica di birra. Per storpiatura dal cognome si sarebbe arrivati a “Marose”.

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“Ancora la piazza lato Via XXV aprile, scorcio di palazzo Spinola e lampione in primo piano”. Foto di Leti Gagge.

Infine, a dar credito all’ultima leggenda, l’etimo farebbe capo a “Stea Mou Rousu” (Stefano moro litigioso) che qui aveva un’osteria chiamata “Ostaia de figge du Mou Rousu”.

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“La piazza da un altro punto di vista”. Foto di Leti Gagge.
"Palazzo Interiano Pallavicino".
“Palazzo Interiano Pallavicino”.

Per quanto gradevoli e credibili siano queste storie sono, non trovando conferme scritte, niente più che favole o supposizioni. La spiegazione c’è, basta leggerla affissa nelle tre lapidi incastonate all’angolo del palazzo Interiano, accanto alla farmacia, che narrano le vicende della “Fontana Marosa”. La prima risale al 1206, la seconda al 1427, l’ultima al 1609.

Da queste si evince come la piazza, nonostante dal ‘400 fino al 1868 fosse intitolata “Fontane amorose”, debba in realtà il suo nome alla sorgente medievale del 1206 chiamata, per la potenza dei suoi getti, “Fons marosus”. La fontana viene descritta come un imponente monumento a tre arcate, provvista di numerose vasche e abbellita con diverse statue sul fastigio.

Sotto l’attuale pavimentazione stradale esiste ancora la cisterna profonda 17 metri che ne raccoglieva le acque. La monumentale fontana venne demolita nella seconda metà del ‘500 per dare spazio all’accesso a Strada Nuova e a Piazza del Portello. Dal XVI sec. divenne la piazza più elegante e mondana della Superba. Sede di spettacoli teatrali, tornei e giostre cavalleresche che sfruttavano come impareggiabile quinta lo sfarzo dei palazzi affrescati. Ospitò diverse manifestazioni durante il Carnevale e, soprattutto, in occasione delle visite dei potenti del tempo.

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“Cartolina della collezione di Stefano Finauri. Carrozze in transito e carrozze in sosta”.

Come testimoniato dalla ringhiera, detta “i faeri da posta” che si affaccia sul lato di Via Luccoli, nell’800 costituiva il luogo per la sosta dei cavalli dei corrieri.

Al di là della storia, ognuno faccia proprio il racconto che maggiormente lo soddisfa…

 

Un commento su “Storia di fontane… di osterie… di cavalieri…”

  1. Quante leggende sul nome di una piazza.Probabilmente la vera e’ quella che parla di un ‘antica fontana,ma le altre versioni sono molto suggestive.

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