La Confraternita delle Anime e della Cintura

Al civ. n. 68 di via San Vincenzo l'edificio che ospita oggi il Circolo Ufficiali un tempo era la chiesa di di Saragozza.

Attiguo alla ex chiesa si trova l'Oratorio delle Anime e di Nostra Signora della Cintura Confraternirta Agostiniana del 1486.

L'attuale intitolazione dell'oratorio deriva dalla fusione di due realtà più antiche, l'Oratorio delle Anime e quello della , afferenti a due distinte riunite, nel passato, per far fronte alle difficoltà di una gestione troppo impegnativa ed onerosa.

L'ex chiesa di San Vincenzo odierno Circolo Ufficiali.

All'ingresso dell'oratorio una lapide recita:

Triumphale et Sacrum Nunc Sum / Quia Evangelium Christi Nuntians / De Paganis Barbarisque Triumphavit. As MCMXCV (X). Marmor ex Aditu Conv. Consolationis.

Secondo la tradizione in questo sito nel I sec. d. C. ebbero dimora i santi Nazario Celso e qui si edificò una primitiva cappella in loro onore trasformata poi nel XVIII secolo in oratorio con il titolo di N. S. del Rosario sede dell'omonima confraternita.

Interni della ex chiesa di San Vincenzo

Passata la proprietà della struttura nelle mani della parrocchia di San Vincenzo vi si insediarono le Confraternite delle Anime Purganti e della Cintura. Quest'ultima infatti, in seguito ai lavori di costruzione della nuova Via XX Settembre, aveva visto demolire la propria sede che si trovava nei pressi della chiesa della Consolazione.

Con l'intitolazione di Madonna della Cintura esistevano anche altri due oratori Agostiniani, uno presso l'odierna Corso Montegrappa, l'altro vicino alla chiesa di S. Agostino in Sarzano.

L'ambiente interno, ristrutturato come testimoniato da apposita lapide nel 1737, si sviluppa intorno all'altare su cui spicca un dipinto raffigurante N. S. del Rosario di mano ignota.

La Madonna della Cintura del Bissoni.

Degna di menzione infine è la statua lignea della Madonna della Cintura realizzata nel ‘600 da Giambattista Bissoni acquistata nel 1834 e che in precedenza apparteneva alla chiesa di in Sarzano.

In Copertina: il cancello di accesso all'oratorio.

La volta dell’oratorio di San Filippo Neri.

Non solo negli sfarzosi palazzi nobiliari, nelle opulente chiese barocche, o in quelle misteriose medievali.

A la grande bellezza si annida un po' dappertutto ma è riservata e schiva come l'indole dei suoi stessi abitanti.

Va cercata dentro ai cortili, dietro ai portoni, negli angoli più impensabili sempre comunque con lo sguardo all'insù.

E'questo il caso ad esempio dell'oratorio di San Filippo Neri. Varcato il portone subito certo si rimane colpiti dalla Madonna del Puget, ma basta dare un'occhiata al soffitto per provare vertigine.

Ed eccoci rapiti nel vortice degli affreschi eseguiti da Giacomo Boni e dalla tela raffigurante San Filippo in estasi di Simon Duboi.

In Copertina: la volta dell'. Foto di Stefano Eloggi.

Il Portale di Santa Zita

Le chiese di Santa Zita, di Borgo Incrociati e di Santa Croce in origine erano il luogo di culto della comunità lucchese a .

Nell'antico quartiere medievale di Borgo Pila fino al 1278 infatti, per volere dei e tessitori toscani, si trovava il tempio intitolato al Volto Santo, simulacro assai venerato a Lucca.

Dopo tale data la chiesa venne dedicata alla martire loro concittadina Zita e diventò punto di riferimento per gli abitanti della zona del .

Nel ‘400 poi l'edificio fu gravemente danneggiato da una piena del fiume e, demolito, successivamente ricostruito.

Alla fine del'800 la chiesa, di dimensioni insufficienti per accogliere i fedeli, venne ancora atterrata.

Così nel 1893, grazie alla donazione di un terreno adiacente da parte della Duchessa di Galliera, in quella che a quel tempo era via Minerva, oggi Corso Buenos Aires, venne riedificata nelle attuali forme neo rinascimentali in stile fiorentino.

Della chiesa quattrocentesca rimangono una statua della Madonna di Città, una tela di Valerio Castello con il Miracolo di santa Zita e il portale della vecchia chiesa.

Quest'ultimo è stato collocato nella parte posteriore della chiesa lato via Santa Zita: sul suo architrave reca tre statue (un Crocifisso con ai lati la Madonna e ), provenienti da un altare scomparso; sono tutte e tre opera del maestro Giovanni Antonio Paracca (XVI secolo), noto anche come il Valsoldo.

In Copertina: il Portale originario di Santa Zita. Foto dell'autore.

Piazza Macelli di Soziglia

In questa piazza dove le palazzate colorate si arrampicano le une sulle altre alla ricerca di un posto al sole, non servono spiegazioni, bisogna solo ascoltare i suoni mediterranei delle parlate ed ammirare i vivaci colori che i dipingono sui loro banchi, mischiati a quelli argentei pennellati dai pescivendoli.

Infine occorre abbandonarsi, “In quell'aria carica di , gonfia di odori “ cantava Faber, agli invitanti aromi provenienti delle botteghe e respirare… .

Genova febbraio 2016.

In Copertina: Piazza dei di . Foto di Stefano Eloggi.

San Giorgio e Madonna col Bambino

Sul fianco, lato portale di San Gottardo, della cattedrale di San Lorenzo che si affaccia sull'omonima via pedonale numerose sono le testimonianze artistiche e storiche.

Fra queste due capolavori mirabili con un solo colpo d'occhio: sopra il superbo rilievo di San Giorgio che uccide il drago fra i santi Giovanni Battista e Siro;

sotto invece ecco una graziosa statuetta di marmo del XVII secolo che immortala, appoggiata su una mensola, la e San Giovannino.

La tavella di San Giorgio in particolare è molto significativa perché, ritenuta la più antica rappresentazione cittadina del santo (XII-XIV sec ), non prevede la classica figura della principessa.

In Copertina: e Madonna col Bambino e San Giovannino sul .

La chiesa superiore di San Giovanni

La evangelista costituisce insieme a quella inferiore, al convento e all'hospitale, il meraviglioso complesso della Commenda.

Al tempio superiore si entra dall'attigua salita San Giovanni. Curiosamente fino al 1731 tale edificio, essendo uso esclusivo dei cavalieri, non aveva un ingresso pubblico.

I crociati infatti vi accedevano dall'interno e non avevano bisogno di altri varchi.

Nel 1731 per permetterne l'utilizzo ai fedeli fu quindi ricavato al centro dell'antico abside il nuovo portale.

Tale ristrutturazione comportò l'inversione degli spazi interni causando la soppressione della prima campata con conseguente costruzione di un nuovo abside dalla parte opposta della navata centrale. Insomma una chiesa completamente ribaltata rispetto alla primitiva disposizione.

Complice la struttura che si presenta a tre navate con una volta a crociera in pietra nera, sostenuta da possenti costoloni e massicce colonne, si respira un'atmosfera misteriosa e suggestiva. Sembra quasi di essere dentro al ventre di una balena.

In copertina: chiesa superiore di San Giovanni di Pre'. Foto di Stefano Eloggi.

Il Maestro Guglielmo

Alla base del campanile della chiesa di San Giovanni di Prè si nota, all'interno di una singolare monofora archiacuta, il rilievo di un volto.

Si tratta del profilo del , cavaliere gerosolimitano fondatore del complesso, meglio noto come Commenda, di .

L'epigrafe del 1180 scritta in caratteri gotici, tradotta racconta come se fosse la chiesa a parlare:

Io tempio del Signore sorsi qui a cur di Guglielmo per il quale di grazia tu che passi recita un pater. Fu cominciato nel 1180 al tempo di Guglielmo.

In copertina: la monofora della . Foto di Leti Gagge.

Oratorio delle Cinque Piaghe

L'Oratorio di San Tommaso era in origine attiguo all'omonima chiesa di Principe e vicino all'ospedale di San Lazzaro.

Nel 1536 venne spostato in Piazza della Nunziata accanto alla chiesa dell'Annunziata.

Nel 1618, con la ristrutturazione e l'ampliamento dell'Annunziata si rese necessario abbatterlo. L'oratorio venne così definitivamente trasferito in Via delle Fontane 36a/r dove si trova tuttora.

Stretto fra i palazzi adiacenti resiste infatti quel che resta della versione secentesca finanziata dalla nobile e ricca famiglia dei .

L'edificio dal 1829 venne identificato anche, dal nome della Confraternita che vi aveva sede, come .

Tale congregazione si occupava di assistere gli infermi.

Dietro un anonimo e trascurato prospetto si nasconde un sito di ragguardevoli dimensioni, seppur depredato della quadreria in epoca napoleonica, ricco di stucchi e statue.

Primo piano dei resti del dipinto.

Sulla facciata una grande edicola vuota che, s'intuisce, conteneva un tempo un dipinto a fresco oggi scomparso.

Sbirciando nel cortiletto protetto da un cancello si incontrano il dipinto a fresco sulla lunetta della porta, della Madonna Assunta e una statua mutila del braccio destro, di San Tommaso.

Salita Oregina

La Lanterna sullo sfondo vigila onnipresente mentre Salita Oregina s'inerpica nel cuore dell'omonimo quartiere fino al santuario della Madonna Regina di Genova a cui deve il nome.

Secondo la tradizione infatti, il toponimo della zona deriverebbe dall'invocazione “O Regina!”, riportata su un'immagine dipinta su un muro della Madonna collocata anticamente in alla collina, formula abitualmente ripetuta dai viandanti in segno di omaggio alla Vergine.

Col tempo tale locuzione, contratta in una sola parola, avrebbe finito per designare il luogo stesso dove si trovava l'immagine.

Come testimoniato dal vescovo e storico Agostino Giustiniani nei suoi “Annali”, Oregina nel XVI secolo era una borgata di campagna quasi disabitata costituita da poche casupole con modesti appezzamenti e pascoli.

«Usciti che si è dalla porta di S. Michele occorre, primo: la villa di Oregina, col fossato di S. Tomo [San Tommaso] il quale dà alla città; sono in questa villa insieme col fossato trentotto case, venti di cittadini e diciotto di paesani, quali tutte hanno terreno lavorativo.»

(Agostino , “Annali della di Genova”, 1537)

Il bucolico borgo si trovava dunque al di fuori delle mura cittadine dentro alle quali venne inserito solo nel Seicento con l'erezione delle Mura Nuove.

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Salita Oregina. Foto di Maurizio Romeo

L'accesso alla collina era garantito dalla ripida crêuza, ancora oggi percorribile, di Salita Oregina, che partendo dalla porta di San Tommaso (piazza ) seguiva esternamente il recinto delle cinquecentesche giungendo al bastione del forte di San Giorgio, che dal 1818 ospita l'osservatorio meteorologico e astronomico .

Qui sul finire del XVI sec. sarebbe sorta la chiesetta intitolata alla Madonna di Loreto della quale i romiti fondatori erano devoti.

Intorno alla metà del secolo successivo il piccolo tempio venne inglobato in una grande chiesa con relativo convento francescano annesso.

Santuario di Nostra Signora di Loreto. Foto di Leti Gagge.
Scalinata di accesso al sagrato della chiesa. Foto di Leti Gagge.

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L'altare Maggiore con la statua della Madonna di Loreto.
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Primo piano della Madonna di Loreto

Il santuario assunse particolare importanza quando nel 1746 la Repubblica di Genova decise di celebrarvi la cacciata, iniziata dal Balilla, degli austriaci.

Si stabilì quindi come simbolica ricorrenza il 10 dicembre giorno della vittoria sulle aquile bicipiti asburgiche.

Nel 1847 in occasione del centounesimo anniversario della rivolta si radunarono alcune migliaia (30000 secondo le cronache) di patrioti. L'imponente corteo partito dall'Acquasola che, attraversò il centro e imboccato Via Balbi, raggiunse il santuario.

Qui, sul sagrato della chiesa, venne eseguito per la prima volta dalla Filarmonica Sestrese, al cospetto dei suoi autori Mameli e Novaro, il Canto degli Italiani, quello che sarebbe poi diventato nel 1946 l' Inno Nazionale italiano.

Targa della Scalinata Canto degli Italiani.

Nell'ottica dell'ampliamento urbanistico della città di Genova dovuto al forte sviluppo portuale, il quartiere di Oregina fu interessato dalla messa in opera di Via Napoli, la principale arteria del quartiere lato monte. La strada fu tracciata alla fine del XIX secolo e ultimata, nei tratti delle odierne Via Bari e Via Bologna, all'inizio del secolo seguente.

In copertina: Salita Oregina. Foto di Leti Gagge.

Le Filippine in Via Polleri

A pochi passi dalla chiesa dell'Annunziata a fianco di piazza Bandiera si snoda via Polleri la strada che inizia l'ascesa verso la circonvallazione a monte.

Per la sua costruzione vennero abbattuti attorno al 1870 alcuni caruggi del quartiere e l'originaria chiesa di il cui titolo nel 1797 era già stato trasferito alla vicina chiesa del Carmine.

Del vecchio edificio religioso resta traccia in un muro maestro all'interno del civ. n. 4.

Più o meno all'altezza dell'omonimo vicolo che ricorda l'antico monastero di S. Agnese si nota una chiesa curiosamente inglobata all'interno di un palazzo.

Si tratta della sede della Congregazione delle Figlie di Nostra Signora della Misericordia, meglio note come Filippine, istituita come opera Pia nel 1705.

L'edicola, protetta da una grata, della posta sull'ingresso dell'asilo nido. Foto dell'autore.

Il nome delle suore si deve alla devozione del loro fondatore Padre Antonio M. Salata nei confronti di San Filippo Neri, le cui pertinenze (chiesa e oratorio) si trovano nella vicina Via Lomellini.

Costui si occupò, nel nome della Madonna della Misericordia, di assistere, istruire, educare e dare un tetto alle molte fanciulle abbandonate del .

del Cardinale di Genova Angelo Bagnasco in occasione della celebrazione della Madonna della Misericordia del 20 Marzo. Foto di Andrea Gaggioli.

Attualmente l'impegno sociale della Congregazione si concretizza con le adozioni a distanza e con l'attività delle scuole primarie e materne di Genova.

In copertina: la chiesa della Congregazione delle Filippine. Foto dell'autore.