All’interno del Museo di S. Agostino, tra le tante prestigiose opere degne di menzione, ne segnalo una poco nota ma non meno affascinante.
Si tratta della Madonna col Bambino detta, per via del frutto che regge in mano, Madonna della mela.
Tra intimi sorrisi e sguardi inespressivi l’immagine è caratterizzata dalla rotonda morbidezza dei volti.
In anticipo di quasi 700 anni, mi si permetta l’ardito collegamento, sulle celeberrime rubiconde figure di Botero.
I volti arrotondati e imperturbabili, i corpi con volumi dilatati venivano infatti cosi dipinti dal pittore colombiano per conferire ai soggetti un aspetto sereno, compiuto e monumentale.
La scultura, realizzata in marmo bianco apuano, è opera dello scalpellino Campionese detto Maestro di Giano attivo a Genova all’inizio del XIV° sec.
In via del Campo n. 10 si trova palazzo Bartolomeo Invrea, noto anche come palazzo Cybo dal nome dei precedenti proprietari.
Pur essendo un edificio di pregio non presenta un portale monumentale ma una semplice sottile cornice marmorea con una minuscola maschera demoniaca alla sommità dell’arco.
Il portone di Palazzo Bartolomeo Invrea. Foto dell’autore.
Il prospetto è arricchito da elementi decorativi dipinti a fresco con eleganti motivi architettonici.
A restituire importanza al Palazzo ci pensa l’atrio dotato di uno scalone colonnato che conduce al cortiletto sopraelevato.
Ai due lati due busti marmorei in nicchie e due medaglioni con lo stemma del casato.
Ma il vero protagonista è, posta al centro della scena, la statua di Scipione l’Africano.
Recita il cartilio:
Pvblius / Scipio / Africanus / Reipublicae Propvgnator.
Sul primo ballatoio si notano i resti di un ninfeo
Sotto allo scenografico scalone una lunga galleria porta invece all’altro corpo del Palazzo che si affaccia su via Gramsci. Curiosamente qui l’edificio cambia nome ed è censito come palazzo Cellario dove, durante lavori di restauro, nei primi anni duemila sono stati rinvenuti preziose decorazioni a fresco secentesche, opera di Paolo Brozzi, detto il Bolognese: un trionfo di armi, trofei, erme, cornucopie, conchiglie, elementi floreali e marini.
In copertina: statua di Scipione l’Africano. Foto dell’autore.
All’angolo con via ai Quattro Canti di San Francesco, proprio all’imbocco di via Garibaldi, è affissa una lapide marmorea con tanto di sporgente busto dedicato ad Anton Giulio Barrili.
Costui oltre che essere un garibaldino e politico fu uno scrittore e giornalista fondatore del Caffaro, un quotidiano assai in voga a quel tempo.
Difficile leggere il testo celebratorio a corredo della tavella.
Per ammirare tale scultura bisogna infatti alzare parecchio lo sguardo e solo così si potranno notare una lira e una spada appoggiati sopra un fascio littorio.
La scultura venne realizzata nel 1910 da Vittorio Lavezzari, allievo dello Scanzi e futuro professore dell’Accademia ligustica di Belle Arti, uno dei principali innovatori dello stile liberty.
Sarzano costituisce il nucleo più antico dell’abitato del centro storico genovese.
Qui testimonianze di remote vestigia medievali sono visibili un po’ ovunque.
Fa strano quindi incontrare in vico Sotto le Murette una Madonnina di recente fattura.
Percorrendo infatti le Murette, le mura risalenti all’epoca del Barbarossa, sulla sinistra al centro di una finestrella chiusa da una grata, compare una testa della Vergine, a dire il vero un po’ inquietante, realizzata negli anni 90′ del secolo scorso.
In vico degli Adorno, angolo via Lomellini, si trova un pregevole bassorilievo in pietra nera.
Tale manufatto, risalente al XV secolo, rappresenta la Madonna col Bambino sotto alla quale al centro campeggia il trigramma di Cristo al centrcircoscritto in una ghirlanda retta da due putti.
AI lati due stemmi nobiliari abrasi raffigurati con gusto bucolico fra gli alberi.
Sulla cornice della base è incisa l’epigrafe:
PAX HVIC DOMVI. SEC XV.
In Copertina: il bassorilievo di Vico degli Adorno. Foto dell’autore.
In Vico dell’Arancio 9r. si trova quel che resta di una settecentesca edicola di Madonna col Bambino.
Il tabernacolo marmoreo a tempietto è in stile classico.
Purtroppo la statua della Vergine, così come il rilievo raffigurante Dio Padre Benedicente che si trovava nel timpano è stato trafugato. Si è salvato invece, sotto la mensa, il rilievo di un cherubino alato.
Al civ. 19 della Salita ecco Palazzo Doria Danovaro con la copia dello splendido sovrapporta di S. Giorgio che uccide il Drago L’originale di fine XV secolo è stato rubato ad inizio del Novecento.
Era privilegio esclusivo dei capitani che avevano difeso il vessillo di San Giorgio adornare l’ingresso della propria dimora con le effigie del patrono militare della Repubblica.
Dunque quando si notano in giro nei caruggi tali portali si è pur certi che lì in quella casa ha abitato un valoroso comandante della Signora del Mare.
In Copertina: San Giorgio che uccide il drago in Salita San Matteo. Foto di Giovanni Caciagli.
In via San Luca al civ. n. 12 si trova il Palazzo Salvago poi Serra.
Il portale dell’edificio è caratterizzato da due statue di “serveghi”, ovvero uomini selvaggi, armate di bastoni che stanno a rappresentare il carattere “rustego”della famiglia Salvago.
Varcato il portone nell’atrio un tripudio di colonne doriche con al al centro un ninfeo con statua di Cerere e conchiglia sostituita all’originale che rappresentava invece un Cesare.
In Copertina: Atrio di Palazzo Salvago in via San Luca n. 12. Foto di Stefano Eloggi.
Quest’immagine è per me assai gratificante perché credo, in tanti anni che mi aggiro fra i caruggi, di non aver mai vista la piazza così vuota e soprattutto sgombra dalla spazzatura.
In passato infatti proprio sotto il tabernacolo vuoto dell’edicola erano posti cassonetti straboccanti di rumenta.
Nel 1810 l’edificio religioso venne tramutato in biblioteca delle Missioni Urbane i cui volumi superstiti, dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, sono ora custoditi presso la biblioteca Franzoniana.