Edicola via delle Vigne angolo vico Mallone.

All’angolo tra Via delle Vigne e Vico Mallone, nei pressi di Piazza della Posta Vecchia, si trova una piccola edicola votiva risalente al XVIII secolo.

In origine la nicchia custodiva una statua marmorea di San Domenico, oggi sostituita da una piccola scultura moderna che sembra rappresentare un membro incappucciato delle Casacce, le Confraternite religiose assai diffuse in città a partire dal XIII sec.
La struttura è caratterizzata da una nicchia decorata da una doppia conchiglia, affiancata da lesene e raccordata inferiormente da eleganti volute. La composizione è conclusa da una trabeazione curva sormontata da un classico fastigio. Il basamento, sporgente e scanalato, presenta al centro un grande cherubino alato che ne arricchisce l’apparato ornamentale.

In Copertina: edicola votiva tra via delle Vigne e vico Mallone. Foto di Alfonso Bonifacio.

In Salita Santa Caterina n. 4

Al civico n. 4 di Salita Santa Caterina si trova palazzo Gio. Batta Spinola.

Questa l’intitolazione più conosciuta ma l’edificio è noto anche con il nome di Agostino Airolo, Costa, Doria e infine Franzoni e Tedeschi.

Il Palazzo fu costruito attorno al 1580 dagli eredi dello Spinola ma a partire dal 1798 fu restaurato e rinnovato in periodi diversi. Furono sostituiti il portale, aggiunte le ringhiere alle finestre e ripristinate le originarie decorazioni a stucco attribuite al Cambiaso.

Il nimfeo con protagonista il Satiro. Foto dell’autore.

L’assai sobrio portone si presenta squadrato e ornato sull’architrave da riccioli e volute e da una ghirlanda di frutti e fiori con al centro il trigramna di Cristo.

Varcata la soglia si percorre l’atrio con scala loggiata con colonne doriche.

Primo piano del Ninfeo. Foto dell’autore.

Sullo sfondo, protetto da un cancello, il protagonista della scena: un ninfeo a grotta con un ghignante satiro.

In copertina: il portone di Salita Santa Caterina n. 4. Foto dell’autore.

Sbirciando dentro ad un portone.

Bisogna sempre sbirciare dentro ai portoni dei palazzi genovesi. Spesso custodiscono scrigni di sorprendente bellezza. È questo il caso ad esempio del portale di salita Santa Caterina n. 3 dove si trova il palazzo di Tommaso Spinola, noto anche, dal nome dei successivi proprietari, come Spinola Pallavicino e Pessagno.

Fu edificato nel XVI sec. dal celebre architetto Giovan Battista Castello detto il Bergamasco che avrebbe utilizzato come modello un disegno di Raffaello.

La dimora storica venne iscritta nel 1664 nel terzo bussolo (quello meno prestigioso) del sistema dei Rolli, come idonea ad ospitare nobili e personaggi di basso rango. Fa tuttavia parte dei 42 palazzi dichiarati patrimonio dell’umanità dell’UNESCO nel 2006.

Il portale, attribuito ai maestri Giacomo Ponzello e Pompeo Bianchi, si presenta con paraste rastremate con erme femminili vestite di rigide corazze.

Al centro dell’architrave domina una maschera femminile fra due triglifi a mensola. Il timpano curvo spezzato invece converge in due scenografiche spirali che ornano lo stemma nobiliare.

Poco visibili dal piano strada invece gli ultimi due piani in facciata e l’ammezzato sottotetto che sono arricchiti da decorazioni a stucco di Andrea da Corona. Gli interni sono impreziositi da affreschi di Andrea Semino nel salone nobile e di Luca Cambiaso in un salotto attiguo.

Andromeda ignuda. Opera attribuita ad Ottavio Semino. Foto dell’autore.

Il committente di tale sfarzo fu Luca Negrone, il secondo proprietario, che rinnovò lo stile del suo edificio sui modelli dei lussuosi palazzi Imperiale di Campetto e Lomellini di via Garibaldi 7 realizzati anch’essi dal Bergamasco.

Andromeda attende Perseo liberatore.

Ed ecco dunque scene favolose dove si susseguono personaggi fantastici, maschere mostruose, erme a armate e divinità varie, figure che uniscono zampe artigliate, code di pesce, ali di uccello e volti femminili, con evidenti riferimenti magici e alchemici ispirati dall’ermetismo rinascimentale.

Tuttavia sbirciando dal portone si nota l’atrio chiuso da vetrate dove sono visibili alcuni affreschi sulle volte e sulla rampa dello scalone.

L’atrio con l’accesso protetto da vetrate. Foto dell’autore.

Nell’atrio in particolare è visibile l’affresco con Andromeda ignuda legata alla rupe mentre nella volta sopra l’ingresso della scala, Andromeda che accoglie Perseo liberatore. Secondo altri esperti invece la donna legata alla rupe anziché Andromeda sarebbe Angelica raffigurata nella volta mentre attende Ruggiero liberatore.

In copertina: il portone di palazzo Tommaso Spinola in salita Santa Caterina n. 3. Foto dell’autore.

La Madonna della Mela

All’interno del Museo di S. Agostino, tra le tante prestigiose opere degne di menzione, ne segnalo una poco nota ma non meno affascinante.

Si tratta della Madonna col Bambino detta, per via del frutto che regge in mano, Madonna della mela.

Tra intimi sorrisi e sguardi inespressivi l’immagine è caratterizzata dalla rotonda morbidezza dei volti.

In anticipo di quasi 700 anni, mi si permetta l’ardito collegamento, sulle celeberrime rubiconde figure di Botero.

I volti arrotondati e imperturbabili, i corpi con volumi dilatati venivano infatti cosi dipinti dal pittore colombiano per conferire ai soggetti un aspetto sereno, compiuto e monumentale.


La scultura, realizzata in marmo bianco apuano, è opera dello scalpellino Campionese detto Maestro di Giano attivo a Genova all’inizio del XIV° sec.

Scipione l’Africano in via del Campo

In via del Campo n. 10 si trova palazzo Bartolomeo Invrea, noto anche come palazzo Cybo dal nome dei precedenti proprietari.

Pur essendo un edificio di pregio non presenta un portale monumentale ma una semplice sottile cornice marmorea con una minuscola maschera demoniaca alla sommità dell’arco.

Il portone di Palazzo Bartolomeo Invrea. Foto dell’autore.

Il prospetto è arricchito da elementi decorativi dipinti a fresco con eleganti motivi architettonici.

A restituire importanza al Palazzo ci pensa l’atrio dotato di uno scalone colonnato che conduce al cortiletto sopraelevato.

Ai due lati due busti marmorei in nicchie e due medaglioni con lo stemma del casato.

Ma il vero protagonista è, posta al centro della scena, la statua di Scipione l’Africano.

Recita il cartilio:

Pvblius / Scipio / Africanus / Reipublicae Propvgnator.

Sul primo ballatoio si notano i resti di un ninfeo

Sotto allo scenografico scalone una lunga galleria porta invece all’altro corpo del Palazzo che si affaccia su via Gramsci. Curiosamente qui l’edificio cambia nome ed è censito come palazzo Cellario dove, durante lavori di restauro, nei primi anni duemila sono stati rinvenuti preziose decorazioni a fresco secentesche, opera di Paolo Brozzi, detto il Bolognese: un trionfo di armi, trofei, erme, cornucopie, conchiglie, elementi floreali e marini.

In copertina: statua di Scipione l’Africano. Foto dell’autore.

La lapide di Barrili

All’angolo con via ai Quattro Canti di San Francesco, proprio all’imbocco di via Garibaldi, è affissa una lapide marmorea con tanto di sporgente busto dedicato ad Anton Giulio Barrili.

Costui oltre che essere un garibaldino e politico fu uno scrittore e giornalista fondatore del Caffaro, un quotidiano assai in voga a quel tempo.

Difficile leggere il testo celebratorio a corredo della tavella.

Per ammirare tale scultura bisogna infatti alzare parecchio lo sguardo e solo così si potranno notare una lira e una spada appoggiati sopra un fascio littorio.

La scultura venne realizzata nel 1910 da Vittorio Lavezzari, allievo dello Scanzi e futuro professore dell’Accademia ligustica di Belle Arti, uno dei principali innovatori dello stile liberty.

In Copertina: la lapide di Anton Giulio Barrili.

Volto di Vergine Sotto le Murette

Sarzano costituisce il nucleo più antico dell’abitato del centro storico genovese.

Qui testimonianze di remote vestigia medievali sono visibili un po’ ovunque.

Fa strano quindi incontrare in vico Sotto le Murette una Madonnina di recente fattura.

Percorrendo infatti le Murette, le mura risalenti all’epoca del Barbarossa, sulla sinistra al centro di una finestrella chiusa da una grata, compare una testa della Vergine, a dire il vero un po’ inquietante, realizzata negli anni 90′ del secolo scorso.

In Coperina: la Madonna in Vico Sotto le Murette.

Il bassorilievo di Vico degli Adorno

In vico degli Adorno, angolo via Lomellini, si trova un pregevole bassorilievo in pietra nera.

Tale manufatto, risalente al XV secolo, rappresenta la Madonna col Bambino sotto alla quale al centro campeggia il trigramma di Cristo al centrcircoscritto in una ghirlanda retta da due putti.

AI lati due stemmi nobiliari abrasi raffigurati con gusto bucolico fra gli alberi.

Sulla cornice della base è incisa l’epigrafe:

PAX HVIC DOMVI. SEC XV.

In Copertina: il bassorilievo di Vico degli Adorno. Foto dell’autore.

Portale in Vico della Casana n. 7

Il portale marmoreo del civ. n. 7 di vico della Casana si fa notare per le sue colonne con lesene scanalate.

Alla base delle stesse due rilievi raccontano le gesta di Ercole nella lotta con Anteo e con il leone Nemeo su uno sfondo di alberi e rocce.

La trabeazione impreziosita da marmi policromi presenta al centro il cartiglio:

Perge Ivsta/ Cogitans/ M. C.

Sul fastigio con riccioli due angeli reggono uno stemma abraso.

In Copertina: il portale di Vico della Casana n. 7.

Edicola in Vico dell’Arancio 9r.

In Vico dell’Arancio 9r. si trova quel che resta di una settecentesca edicola di Madonna col Bambino.

Il tabernacolo marmoreo a tempietto è in stile classico.

Purtroppo la statua della Vergine, così come il rilievo raffigurante Dio Padre Benedicente che si trovava nel timpano è stato trafugato. Si è salvato invece, sotto la mensa, il rilievo di un cherubino alato.