Quando le Mura erano sul mare…

Quando sulle mura di Genova frangevano le onde e la città vecchia con tutte le sue vissute rughe si specchiava nel suo mare.

Quando le case dei millenari quartieri della Madre di Dio erano saldamente aggrappate alla scogliera e lo scoglio “campana” era ancora lì al suo posto.
Quando le possenti Mura delle Grazie e della Marina rendevano la Superba inaccessibile dal mare.

Quando appunto c’era ancora il mare oggi interrato dal percorso della circonvallazione e dalle banchine occupate dalle maestranze della cantieristica da diporto.

Quando la visione dell’infinito azzurro orizzonte non era ancora limitata dalla Sopraelevata.

In Copertina: Genova dal mare nel 1880

Quando in Vico dei Librai c’era…

Quando, prima della sua demolizione avvenuta nel 1968, c’era ancora Vico dei Librai.

Il caruggio sito nel cuore di Portoria era assai breve e comprendeva tre porte di casa. Dallo stesso si accedeva anche all’attigua piazzetta che ne aveva altre sette.

In una di queste abitava la famosa vecchina dell’omonima leggenda secondo la quale l’anziana signora ancora ai giorni nostri gironzola nei pressi di Porta Soprana chiedendo informazioni sulla strada da percorrere per raggiungere la propria abitazione in Vico Librai.

A rendere ancora più affascinante la vicenda di questa nonnina è il ritrovamento, all’interno di un locale dove era entrata per chiedere informazioni, di un borsellino contenente monete del regno, immaginette sacre e un antico rosario.
Tutti oggetti risalenti all’800.

Tutta la millenaria zona per via del nuovo piano regolatore venne atterrata a cavallo degli anni 60/70 senza pietà in nome del piccone risanatore passando tristemente alla storia come lo scempio della Madre di Dio.

In Copertina: scorcio della piazzetta e del Vico Librai.


Quando c’era il Monastero di Santa Margherita della Rocchetta

Quando sotto al Ponte di Carignano esisteva ancora il vivace e popoloso quartiere della Madre di Dio.

In primo piano sulla destra si notano ancora i resti della chiesa di Santa Margherita da cui il nome dell’omonimo tratto cinquecentesco mura.

Quando l’antico monastero, noto anche per via della sua posizione rialzata sul colle di Carignano con il toponimo della Rocchetta, venne riadattato ad edificio ad uso uffici e poi irrimediabilmente danneggiato dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

… Quando a Molassana…

.. il ponte sifone sul torrente Rio Geirato, affluente del fiume Bisagno, sovrastava la campagna non ancora urbanizzata….

quando fino al 1926 la piccola casetta sorvegliata dai due palazzoni era la sede del Comune di Molassana…

quando il municipio lungo l’antica valle non era ancora stato inglobato nella “Grande Genova” disegnata dal Duce.

Quando in Piccapietra

Quando nei primi anni ’60 del secolo scorso iniziarono i lavori di riqualificazione della zona di Piccapietra nel sestiere di Portoria.

Quando al posto degli scalpellini che lavoravano da secoli pietre, marmi e ardesie, si sostituirono i picconi del progresso.

Furono cosi abbattuti l’Ospedale di Pammatone e quello degli Incurabili, l’Oratorio delle Casacce, la chiesa di San Colombano e tutti i caruggi circostanti.

Dalle mappe, fra gli altri, sparirino: via Piccapietra, salita Cannoni, via dei Tintori, vico Pevere e vico delle Fucine.

Quando anche la Vecchia Porta Aurea, da cui il nome Portoria del sestiere, era ormai accerchiata e prossima al vergognoso atterramento.

In Copertina: la demolizione in Piccapietra di Porta Aurea.

Quando c’erano Borgo Lanaiuoli, dei Servi, della Madre di Dio, della Marina…

Sotto lo sguardo vigile della Basilica di Carignano il Borgo dei Lanaiuoli, ormai ridotto rispetto alle sue originarie dimensioni dalla costruzione della moderna piazza Dante, si mostra in tutta la sua struggente bellezza.

Quando nel millenario borgo c’era ancora la casa che aveva visto nascere il 27 ottobre del 1782 Niccolò Paganini.

Il percorso si snodava sul tracciato del sottostante Rivotorbido e partiva a monte da Piazza Ponticello in direzione mare prendendo il nome di Lanaiuoli dall’antica presenza delle botteghe dei Tessitori.

La contrada dei Lanaiuoli, insieme a quelle dei Servi, della Madre di Dio e della Marina, costituiva quello che genericamente veniva indicato come il quartiere della Madre di Dio.

Il territorio dei Servi doveva il suo toponimo all’omonima trecentesca chiesa, oggi distrutta e ricostruita alla Foce, di Santa Maria dei Servi.

L’antica chiesa sul retro della quale vicino al campanile s’inerpicava Via Fieschi, è riconoscibile sulla parte sinistra della cartolina.

Proseguendo fuori campo via dei Servi nel tratto finale mutava, dal nome della secentesca chiesa con annesso convento, intestazione in Madre di Dio.

La chiesa, attuale biblioteca Franzoniana, esiste ancora oggi dimenticata sotto il Ponte di Carignano.

Il tracciato si concludeva in piazza Redoano alla Marina fra le omonime mura e il retro dell’Albergo Popolare.

L’anno è il 1935, 37 anni dopo sarebbe iniziata l’inopinata demolizione perpetrata dagli architetti Dasso, Bruzzone e Gae Aulenti.

Quando in Corso Europa

Due carabinieri salutano il corteo di auto delle autorità aperto da sei vigili motociclisti.

Quando nel 1959 venne inaugurato il primo dei quattro tratti della strada pedemontana che partiva da San Martino e terminava in via Isonzo.

Gli altri tre lotti di Corso Europa furono infatti costruiti successivamente: il secondo lotto terminava a Quarto all’altezza di via Pianelletti nel 1961; il terzo all’altezza della stazione ferroviaria di via Filzi a Quinto, nel 1963; il quarto fino a via Santorre di Santarosa con relativo svincolo per via Oberdan a Nervi, nel 1964.

In tutto 6,5 km si super strada per collegare il centro con il levante cittadino.

Quando in via Fiodor

Quando la strada che collegava la circonvallazione a mare con il colle di Carignano ancora non era stata intitolata a Fiodor.

Un’elegante signora passeggia con la carrozzina mentre una coppia di giovani rampolli è alla guida di un calesse.

Di lì a poco persino nel signorile e borghese quartiere di Carignano si sarebbe infatti reso omaggio, intitolandogli la via, al partigiano eroe della Resistenza.

Poletaev Fiodor era un soldato russo che, aggregato alla brigata Pinàn Cichero, trovò la morte il 2 febbraio del 1945 presso Cantalupo.

Costui, al comando di 40 partigiani, affrontò circa un centinaio di tedeschi che stavano tentando di raggiungere Carrega dove si era insediato il comando della Pinàn Cichero. I nazisti decimati dalla strenua difesa della formazione partigiana, si arroccarono all’interno di un casolare.

Fu allora che Fiodor, ormai a corto di munizioni, si lanciò impavido contro il nemico intimandogli la resa.

Colpito a morte stramazzò sulla neve ma, prima di spirare, ebbe ancora la forza di spronare i suoi: “Coraggio, compagni, non pensate a me, fatevi avanti che dovranno arrendersi!”.

Così fu: i tedeschi si arresero e la battaglia fu vinta. Il gigante russo caduto per la libertà fu il primo partigiano straniero ad essere decorato con la medaglia d’oro al valore militare italiano.

Fiodor Poletaev riposa nel cimitero monumentale di Staglieno.

In copertina: cartolina del 1910.