Quando c’era il Monastero di Santa Margherita della Rocchetta

Quando sotto al Ponte di Carignano esisteva ancora il vivace e popoloso quartiere della Madre di Dio.

In primo piano sulla destra si notano ancora i resti della chiesa di Santa Margherita da cui il nome dell'omonimo tratto cinquecentesco .

Quando l'antico monastero, noto anche per via della sua posizione rialzata sul colle di con il toponimo della Rocchetta, venne riadattato ad edificio ad uso uffici e poi irrimediabilmente danneggiato dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Quando in Piccapietra

Quando nei primi anni '60 del secolo scorso iniziarono i lavori di riqualificazione della zona di Piccapietra nel sestiere di Portoria.

Quando al posto degli scalpellini che lavoravano da secoli pietre, marmi e ardesie, si sostituirono i picconi del progresso.

Furono cosi abbattuti l'Ospedale di Pammatone e quello degli Incurabili, l'Oratorio delle Casacce, la chiesa di San Colombano e tutti i caruggi circostanti.

Dalle mappe, fra gli altri, sparirino: via , salita Cannoni, via dei Tintori, vico Pevere e vico delle Fucine.

Quando anche la Vecchia Porta Aurea, da cui il nome del sestiere, era ormai accerchiata e prossima al vergognoso atterramento.

In Copertina: la demolizione in Piccapietra di .

Quando c’erano Borgo Lanaiuoli, dei Servi, della Madre di Dio, della Marina…

Sotto lo sguardo vigile della Basilica di Carignano il , ormai ridotto rispetto alle sue originarie dimensioni dalla costruzione della moderna piazza Dante, si mostra in tutta la sua struggente bellezza.

Quando nel millenario borgo c'era ancora la casa che aveva visto nascere il 27 ottobre del 1782 Niccolò Paganini.

Il percorso si snodava sul tracciato del sottostante Rivotorbido e partiva a monte da Piazza Ponticello in direzione mare prendendo il nome di Lanaiuoli dall'antica presenza delle botteghe dei Tessitori.

La contrada , insieme a quelle dei Servi, della Madre di Dio e , costituiva quello che genericamente veniva indicato come il quartiere della Madre di Dio.

Il territorio dei Servi doveva il suo toponimo all'omonima trecentesca chiesa, oggi distrutta e ricostruita alla Foce, di Santa Maria dei Servi.

L'antica chiesa sul retro della quale vicino al campanile s'inerpicava Via Fieschi, è riconoscibile sulla parte sinistra della cartolina.

Proseguendo fuori campo via dei Servi nel tratto finale mutava, dal nome della secentesca chiesa con annesso convento, intestazione in Madre di Dio.

La chiesa, attuale biblioteca Franzoniana, esiste ancora oggi dimenticata sotto il Ponte di Carignano.

Il tracciato si concludeva in piazza Redoano alla fra le omonime mura e il retro dell'Albergo Popolare.

L'anno è il 1935, 37 anni dopo sarebbe iniziata l'inopinata demolizione perpetrata dagli architetti Dasso, Bruzzone e Gae Aulenti.

Quando in Corso Europa

Due carabinieri salutano il corteo di auto delle autorità aperto da sei vigili motociclisti.

Quando nel 1959 venne inaugurato il primo dei quattro tratti della strada pedemontana che partiva da e terminava in via Isonzo.

Gli altri tre lotti di furono infatti costruiti successivamente: il secondo lotto terminava a all'altezza di via Pianelletti nel 1961; il terzo all'altezza della stazione ferroviaria di via Filzi a Quinto, nel 1963; il quarto fino a via Santorre di Santarosa con relativo svincolo per via Oberdan a , nel 1964.

In tutto 6,5 km si super strada per collegare il centro con il levante cittadino.

Quando in via Fiodor

Quando la strada che collegava la circonvallazione a mare con il colle di Carignano ancora non era stata intitolata a .

Un'elegante signora passeggia con la carrozzina mentre una coppia di giovani rampolli è alla guida di un calesse.

Di lì a poco persino nel signorile e borghese quartiere di Carignano si sarebbe infatti reso omaggio, intitolandogli la via, al partigiano eroe della Resistenza.

Poletaev Fiodor era un soldato russo che, aggregato alla brigata Pinàn Cichero, trovò la morte il 2 febbraio del 1945 presso Cantalupo.

Costui, al comando di 40 , affrontò circa un centinaio di che stavano tentando di raggiungere Carrega dove si era insediato il comando della Pinàn . I nazisti decimati dalla strenua difesa della formazione partigiana, si arroccarono all'interno di un casolare.

Fu allora che Fiodor, ormai a corto di munizioni, si lanciò impavido contro il nemico intimandogli la resa.

Colpito a morte stramazzò sulla neve ma, prima di spirare, ebbe ancora la forza di spronare i suoi: “Coraggio, compagni, non pensate a me, fatevi avanti che dovranno arrendersi!”.

Così fu: i tedeschi si arresero e la fu vinta. Il gigante russo caduto per la libertà fu il primo partigiano straniero ad essere decorato con la medaglia d'oro al valore militare italiano.

Fiodor Poletaev riposa nel .

In copertina: cartolina del 1910.