All’interno del Museo di S. Agostino, tra le tante prestigiose opere degne di menzione, ne segnalo una poco nota ma non meno affascinante.
Si tratta della Madonna col Bambino detta, per via del frutto che regge in mano, Madonna della mela.
Tra intimi sorrisi e sguardi inespressivi l’immagine è caratterizzata dalla rotonda morbidezza dei volti.
In anticipo di quasi 700 anni, mi si permetta l’ardito collegamento, sulle celeberrime rubiconde figure di Botero.
I volti arrotondati e imperturbabili, i corpi con volumi dilatati venivano infatti cosi dipinti dal pittore colombiano per conferire ai soggetti un aspetto sereno, compiuto e monumentale.
La scultura, realizzata in marmo bianco apuano, è opera dello scalpellino Campionese detto Maestro di Giano attivo a Genova all’inizio del XIV° sec.
Sarzano costituisce il nucleo più antico dell’abitato del centro storico genovese.
Qui testimonianze di remote vestigia medievali sono visibili un po’ ovunque.
Fa strano quindi incontrare in vico Sotto le Murette una Madonnina di recente fattura.
Percorrendo infatti le Murette, le mura risalenti all’epoca del Barbarossa, sulla sinistra al centro di una finestrella chiusa da una grata, compare una testa della Vergine, a dire il vero un po’ inquietante, realizzata negli anni 90′ del secolo scorso.
Edicola votiva di ottocentesca fattura intitolata alla Madonna della Guardi. Si trova presso Archivolto di N.S. della Guardia (ora aperto) che unisce Via San Siro con Vico della Fasciuole nel quartiere della Maddalena .
In Vico dell’Arancio 9r. si trova quel che resta di una settecentesca edicola di Madonna col Bambino.
Il tabernacolo marmoreo a tempietto è in stile classico.
Purtroppo la statua della Vergine, così come il rilievo raffigurante Dio Padre Benedicente che si trovava nel timpano è stato trafugato. Si è salvato invece, sotto la mensa, il rilievo di un cherubino alato.
Il nome del caruggio rimanda alla lavorazione in loco delle “cavigge”, grossi chiodi di legno o ferro utilizzate per fissare le corbe nelle stive delle navi.
L’edicola votiva in Vico delle Cavigliere alla confluenza con Vico della Croce Bianca e di Untoria. Foto di Grazia Musso.
Il pezzo forte del caruggio però è un sovrapporta in pietra nera del XV secolo al civ. n.21 che ritrae il Dio Padre che mostra il Bambino avvolto in una raggiera all’Imperatore Ottaviano Augusto raffigurato in ginocchio ed in adorazione. Alle sue spalle la Sibilla che consiglia al Sovrano di rivolgersi il preghiera direttamente a Gesù. Fanno da sfondo i sette colli di Roma.
Il sovrapporta al civ. n. 21.
La rappresentazione trae origine dal racconto secondo cui la Sibilla Tiburtina nel tempio di Giunone Moneta avrebbe predetto all’Imperatore l’avvento del Cristo, l’unico vero re degno di adorazione. Secondo la tradizione nel cielo apparve una raggiera di fuoco con al centro la Vergine e il suo Bambino.
“Haec est ara primogeniti” proclamò una voce divina. Fu così che Ottaviano rifiutò di farsi chiamare Signore e abbracciò la vera fede. Nel luogo dove in Campidoglio avvennero i fatti i francescani eressero la basilica di Santa Maria in Aracoeli.
Al civ. 19 della Salita ecco Palazzo Doria Danovaro con la copia dello splendido sovrapporta di S. Giorgio che uccide il Drago L’originale di fine XV secolo è stato rubato ad inizio del Novecento.
Era privilegio esclusivo dei capitani che avevano difeso il vessillo di San Giorgio adornare l’ingresso della propria dimora con le effigie del patrono militare della Repubblica.
Dunque quando si notano in giro nei caruggi tali portali si è pur certi che lì in quella casa ha abitato un valoroso comandante della Signora del Mare.
In Copertina: San Giorgio che uccide il drago in Salita San Matteo. Foto di Giovanni Caciagli.
In via San Luca al civ. n. 12 si trova il Palazzo Salvago poi Serra.
Il portale dell’edificio è caratterizzato da due statue di “serveghi”, ovvero uomini selvaggi, armate di bastoni che stanno a rappresentare il carattere “rustego”della famiglia Salvago.
Varcato il portone nell’atrio un tripudio di colonne doriche con al al centro un ninfeo con statua di Cerere e conchiglia sostituita all’originale che rappresentava invece un Cesare.
In Copertina: Atrio di Palazzo Salvago in via San Luca n. 12. Foto di Stefano Eloggi.