La Congiura dei Fieschi… seconda parte…

Giannettino
“Ritratto di Giannettino Doria di F. Salviati, conservato nel Palazzo del Principe”.

La notte fra il 2 e il 3 gennaio dal palazzo di Via Lata, terminata la cena, Gian Luigi Fieschi si diresse con circa trecento uomini in arme verso la Porta dell’Arco affidandola in custodia al fratello Cornelio, comandò a Gerolamo e ad Ottobono di occupare Porta di S. Tommaso (il varco di accesso alla Darsena dove erano ancorate le galee dell’ammiraglio), superò Porta di S. Andrea proseguì lungo S. Donato e S. Bernardo fino a giungere in porto dove l’esercito si divise, una parte pronto a liberare i turchi, l’altra a occupare le galee. Allo sparo stabilito di un cannone i congiurati avrebbero dovuto impossessarsi delle porte sopra citate e complici gli schiavi musulmani liberati in Darsena, catturare le galee dei Doria.

A Tommaso Assereto era stato affidato il compito di conquistare Porta di S. Tommaso cosa che gli riuscì grazie al tradimento di un tal Borgognino guardia repubblicana ma anche vassallo dei Fieschi che facilitò  quindi l’ingresso dei ribelli. Questi al comando di un manipolo di archibugieri fatti arrivare su piccole imbarcazioni dal mare e con l’aiuto del Verrina salito su una galea pontificia ingaggiava battaglia con le guardie dell’Arsenale. Intanto da terra l’Assereto veniva raggiunto dal Fieschi e le navi dei Doria furono conquistate. Gian Luigi a bordo della sua galea chiudeva l’ingresso della Darsena ma, quando le cose avevano preso ormai la piega sperata, nello spostarsi dalla “Capitana” alla “Padrona” due dei legni del Principe, cadde in acqua imprigionato nella sua pesante armatura, morendo affogato senza che nessuno, nel trambusto, se ne accorgesse.

Nel frattempo Giannettino, insospettito dai clamori e dagli spari provenienti dal porto, temendo una rivolta degli schiavi musulmani in Darsena, si era diretto verso la Porta di S. Tommaso dove trovò la morte ferito prima da uno sparo di archibugio di un miliziano, trafitto poi dalla spada di Ottaviano Fieschi.

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“La congiura del Fiesco a Genova di Friedrich Schiller”.

Nonostante l’omicidio del Doria, la presa delle principali porte, la cattura delle galee e la messa in libertà dei turchi, la notizia della morte di Gian Luigi si sparse rapidamente e affievolì lo slancio dei ribelli, rendendo vani i tentativi di Gerolamo di spronare gli insorti.

Approfittando della confusione circa trecento musulmani si impossessarono della galea “Temperanza” e in fretta e furia presero il largo. I ribelli timorosi si rifugiarono nelle proprie case, lasciando i Fieschi isolati di fronte al loro misfatto. Gerolamo rientrato in Via Lata fu subito invitato dal Senato a lasciare, in cambio dell’indulto, la città e raggiunse il suo castello di Montoggio.

Verrina, Sacchi, Calcagno e Ottobono fecero vela sopra una nave pontificia verso Marsiglia, cercando protezione presso i francesi.

Andrea Doria intanto, insieme ai suoi familiari e ai suoi pretoriani, si era rifugiato presso il castello Spinola di Masone. Appreso del fallimentare esito della “rassa” (congiura in genovese) l’indomani, nel pomeriggio del 3 gennaio, rientrò e riprese il comando della città.

La congiura avvenuta a Genova ebbe grande risonanza presso tutte le corti europee, divenendo fonte di ispirazione nel corso dei secoli successivi per scrittori, poeti e musicisti.

hitler e i fieschi
“Hitler”.

Grande successo riscosse ad esempio nel ‘700 “La congiura del Fiesco a Genova” di Friedrich Schiller e perfino Hitler ne rimase influenzato come testimoniato da alcuni brani del suo “Mein Kampf”.

Addolorato per la perdita dell’erede designato, Andrea Doria mise in atto un’atroce ed implacabile vendetta….

continua…

In Copertina: stampa raffigurante la caduta in mare di Gianluigi Fieschi.

3 pensieri riguardo “La Congiura dei Fieschi… seconda parte…”

  1. La trama è sempre più complicata e sembra che i congiurati abbiano già avuto una punizione ,ma aspetteremo di sentire quello che ha architettato Andrea Doria.

  2. Vedendo come era radicata in Genova la famiglia Fieschi con parecchi castelli nell’entroterra , pensavo che forse se la congiura fosse andata a buon fine, Genova ne avrebbe avuto giovamento . La famiglia Doria avendo interessi in molti altri luoghi fuori Genova non si è interessata alla grandezza della repubblica.

  3. Paolo i Fieschi hanno sempre rappresentato la nobiltà feudale di origine viscontile. Infatti, per entrare a far parte a tutti gli effetti di Genova, hanno dovuto per far parte della Compagna, prestar giuramento ed accettare di risiedere in città. I Doria anch’essi hanno una storia antichissima ma leggermente posteriore. Si insediarono vicino alla Porta Aurea dove esercitavano il mestiere dei gabellieri. Per questo il loro quartier generale venne intitolato a San Matteo. Andrea Doria, 300 anni dopo le imprese dei suoi avi (Meloria e Curzola su tutte), rinverdi’ i fasti della casata. La sua scelta di legare le sorti della Repubblica alla Spagna segnò il periodo di maggior prosperità della Superba, a tal punto che il ‘500 venne definito “il secolo dei genovesi”. Che cosa sarebbe accaduto se, grazie ai Fieschi, Genova si fosse legata alla Francia, nessun può dirlo.

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