Specchio, specchio delle mie brame…

"Quella che per tutti è la torre degli Embriaci in realtà è la torre De Castro".

qual è la torre più alta del reame?

all’inizio del 1100 si presentava come una roccaforte turrita munita di sessantasei poderosi torrioni.

Sul finire del secolo nel 1196 però, a causa delle continue lotte intestine, il console decretò che fossero tutte mozzate e avessero altezza massima di ottanta palmi (venti metri).

Quella dell’Embriaco, dominatore di Cesarea e conquistatore di Gerusalemme, alta ben centosessantacinque palmi (circa quarantuno metri) venne invece, probabilmente per rispetto al prestigio della famiglia, risparmiata.

Dal ‘500 risulta accorpata all’attiguo Palazzo ma in realtà, secondo molti storici sarebbe solo una delle diverse torri, e nemmeno quella più antica, presenti nel nucleo originario di Sarzano, di proprietà non dell’ bensì dei De Castro, un’altra nobile schiatta di quel tempo.

La torre, di pietra bugnata proveniente da materiale di recupero della precedente cinta muraria anteriore al nono secolo d.C., alla sua sommità è costituita da tre fregi di archetti dentellati in laterizio con peducci in pietra. La posticcia merlatura di tipo guelfa è stata aggiunta successivamente dall’architetto Grosso nel 1927 in occasione dei lavori di ristrutturazione. Nel 1996, causa un fulmine, è rimasta mutilata da un lato conferendole l’attuale fisionomia.

Sul basamento della torre è stato affisso, per volere degli allora proprietari della costruzione, i Brignole Sale, il decreto del Podestà che recita:

“Opera degli Embriaci, Coetanea al Patrio Comune/ dalle Leggi dell’Eccedente Sua Altezza Rispettata/ Benché Trapassata in Cattaneo, in Sale, in Brignole Sale/ Recando ai Posteri/ in un Colla Piazza Palagio e Via il Nome dei Fondatori/ Sta/ di Pietoso Eroismo e di Civile Grandezza/ Monumento e Testimonio/ Ludovica Brignole Sale in Melzi d’Eril/ v’Appose Quest’Epigrafe. Nel MDCCCLXIX. (1869).

“Il retro del genovino d’oro del 1250 che raffigura il castello rappresentato come un doppio porticato con tre torri”.
“L’archivolto di Santa Maria in Passione”.

Qui si trovava il primitivo “Castrum” cittadino la cui relativa porta di accesso era localizzata sulla collina di Castello. Nelle antiche descrizioni degli Annali e sul “genovino”, la moneta ufficiale del Comune, tale zona era infatti raffigurata come un doppio porticato puntellato da tre torri, i resti delle quali, nonostante diversi ritrovamenti, non sono mai stati identificati con certezza.

A tal proposito nel dopoguerra, durante i lavori di recupero della zona bombardata, sono stati rinvenuti i ruderi di due torri utilizzate come basamenti per le costruzioni sovrastanti. La prima lungo il lato orientale delle mura, la seconda all’interno di quello che, un tempo, era il Palazzo del Vescovo, poi convento della chiesa di San Silvestro.

E allora dove e quale sarebbe la vera torre Embriaci?

Secondo un’ipotesi ormai condivisa dalla maggior parte degli studiosi, il vanto di “Testa di maglio” sarebbe invece riconducibile al basamento che funge oggi da varco nell’attigua Piazza Santa Maria in Passione. Tale teoria, suffragata da recenti  ritrovamenti e scoperte, ha sostituito e soppiantato la precedente vulgata tramandata per secoli.

Entrando infatti nella sala delle conferenze della vicina Casa Paganini (ex chiesa del convento di S. Maria delle Grazie la Nuova) attraverso una botola si può accedere allo scavo che ha portato alla luce la sottostante originaria  base della primitiva torre.

“Il basamento della torre originale dell’Embriaco”.

 

 

 

5 pensieri riguardo “Specchio, specchio delle mie brame…”

    1. e soprattutto perché la città medievale era divisa in tante piccole piazze praticamente autonome dove dominava la famiglia nobile di stanza. Inoltre scontri violenti erano all’ordine del giorno per motivi di natura economica e politica. Addirittura abbattevano le finestre, le famose “mampae” e le usavano come dei piccoli ponti levatoi per invadere le proprietà altrui…. Figurarsi le torri… trecento anni più tardi ne sarebbero rimaste trentatré, la metà, oggi sono dodici.

  1. Non riesco ad immaginare come fosse Genova con sessantasei torri e tutte molto alte.Mi sembra di capire che il console Drudo Marcellino sia stato costretto a farle abbassare allo stesso livello perché ogni famiglia nobile la voleva più alta dell’altra.Ogni epoca ha uno specchio in cui confrontarsi.

  2. davvero interessante la storia di Genova, grazie per riportare tante informazioni utili a capire la grandezza della città nei secoli trascorsi.

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