“Ho sceso dandoti il braccio…”

"La forma ellittica di Scalinata Poli". Foto di Leti Gagge.

Nel quartiere di Carignano alla confluenza fra Corso Podestà e Via Mura di S. Chiara scende la sinuosa ed elegante scalinata Camillo Poli. Uno spazio un tempo occupato dalle imponenti mura cinquecentesche del Prato, delle Cappuccine e di Santa Chiara, con i possenti bastioni che dominano la parte di Levante del centro affacciati sull’odierna Piazza della Vittoria.

“L’ultimo tratto della scalinata visto dal basso”. Foto di Leti Gagge.

Lo scalone è intitolato al medico piemontese di nascita, ma genovese d’adozione, fondatore dell’associazione genovese contro la tubercolosi (1905 – 1973) malattia della quale si occupò tutta la vita. L’opera venne costruita nell’ambito dei lavori di risistemazione di Piazza della Vittoria negli anni ’30 presentati da Marcello Piacentini, il progettista esponente di spicco dell’architettura razionalista. Questi la concepì in stile neo liberty con lo scopo di fornire un coreografico e aulico collegamento alla zona delle Fronti Basse della zona attigua al Bisagno, con la soprastante collina di Carignano.

La scelta della forma ellittica accentua il carattere neo barocco della composizione di chiara ispirazione romana. Tale geometria nel linguaggio propagandistico romano era destinato agli anfiteatri e, in genere, agli spazi celebrativi della magnificenza dell’impero;  ellittici sono i viali di circonvallazione attorno al monumento ai caduti; è pseudo ellittico il segno imposto su piazza Verdi per rendere più morbide le linee di uno spazio irregolare, geometrizzato dal rigore dei palazzi porticati, naturale prosecuzione di quelli di via San Vincenzo.

“L’inizio della discesa. s’intravede sopra la ringhiera”. Foto di Leti Gagge.

A me che ho frequentato il quartiere per 25 anni, scendendo i gradini di , sovvengono gli struggenti versi della lirica di “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale” (1967). Struggente come è il ricordo degli occhi cerulei di mia madre l’ultima volta che l’ho accompagnata per una visita al vicino Ospedale Galliera.

“Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.

Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

erano le tue”.

7 pensieri riguardo ““Ho sceso dandoti il braccio…””

  1. Sono salita e scesa da quellascala tantissime volte ma non ne conoscevo la storia moto i interessante grazie per queste spiegazioni

  2. Quante volte ho sceso e risalito per lavoro quelle scale ,da perderci il conto ..e spesso di corsa, tanto da non notarne più quasi i particolari..
    La tua poesia mi ha riportata indietro di decine di anni..bella
    Grazie.

  3. Ognuno ha le sue scale, io non conosco queste bellissime scale, ma ho sceso e salito infinite volte quelle dell’Albergo dei Poveri,ugualmente belle ed anche comode, con gli scalini non troppo alti.

  4. Da Bambina l’avrò salite e scese centinaia di volte.Si andava ai Giardini e poi alla CHIESA di N.S. del CARMINE e S.AGNESE con le SUORE FILIPPINE di diceva il ROSARIO e poi il VESPRO.Andavo anche a SCUOLA dalle SUORE FILIPPINE, si stava sino alle ore 16, ma eravamo come se fossimo una Famiglia. A quei tempi parlo del 1944 – 45 – periodi in cui NON ci siamo andati per la GUERRA. A Me ha insegnato a scrivere e leggere, in poche parole come se avessi fatto la 1° Elementare, perchè abbiamo potuto riprendere Scuola dopo il 1946-47 per cui a 10 anni Io ho fatto la 2° Elementare – Ma con la pazienza di una Maestra Suora bravissima ho potuto finire bene.Poi la Computista Commerciale – mi hanno insegnato moltissimo potevamo fare le Segreterie e Contabili in Uffici senza nessuna difficoltà, ci vorrebbero ora persone preparate come hanno insegnato a NOI. Ci si accontentava di poco ma eravamo senza grilli per la testa, si giocava all’aria aperta. Molta amicizia tra NOI e si AIUTAVA I DEBOLI, sia ragazzi che persone anziane e i Nostri Genitori che ci hanno insegnato tutto questo. Grazie di tutto.

    1. Signora Natalina, anche io ho fatto le commerciali , sono del ’44 , le mando un grosso bacio.

  5. Quanta emozione a leggere, dopo tanto tempo quella struggente poesia. Quelle scale io non le ho mai viste, ma è come se le avessi scese un milione di volte. Ah Montale.

  6. Sapevo che Poli ea un medici piemontese, il resto mi era totalmente sconosciuto. Bellissima la Poesia !

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