Storia di coraggio e orgoglio…

"Monumento del Comandante Bisagno presso Fasce".
Tratto dal libro “La Repubblica di Torriglia” di G.B Canepa, nome di battaglia Marzo, riporto questo passo da brividi.
È la cronaca del primo incontro in , fra un rappresentante dell’Alto Comando tedesco e quello di un Commissario Partigiano, Amino Pizzorno, Attilio sul fronte:
“L’incontro ebbe luogo nei pressi delle gole del Pertusio, a un tiro di schioppo dal posto di blocco di Cantalupo; e fu lì che all’ora fissata si presentò un maggiore delle SS accompagnato da un ufficiale dell’esercito italiano che fungeva da interprete.
” Il Signor maggiore”, cominciò a tradurre l’ufficiale, “vi fa sapere che proponendo questo incontro ha inteso riconoscere in voi dei veri soldati, coraggiosi e leali ma lealtà e coraggio non bastano per sostenere una lotta che è assai dura e col prossimo inverno diverrà ancora più dura… Vi rendete conto?
Scarseggeranno i viveri… mancheranno i medicinali… non potranno rifornirvi di munizioni: troppo impari è la vostra lotta…”
Il maggiore aveva parlato intercalando lunghe pause, con un tono di voce che voleva sembrare paterno, come se fosse preoccupato della nostra situazione; e ora, per riprendere il discorso, attendeva che Attilio dicesse qualcosa ma Attilio non levava lo sguardo severo dall’interprete; si stabilì così un lungo silenzio, finché il maggiore finì per impazientirsi e con un tono più deciso, senza interrompersi riprese:
“L’Alto Comando mi ha incaricato di dirvi che se consegnerete le armi garantirà la vita per voi tutti, ufficiali e soldati: una garanzia scritta, con la firma dell’Alto Comando tedesco, in questo modo potrete rivedere le vostre famiglie, ritornarvene a casa.
Nessuno oserebbe più molestarvi con tale garanzia…”
Ma Attilio, scandendo ogni parola, l’interruppe e rivolgendosi all’ufficiale disse:
“Riferisca che le armi noi le abbiamo tolte a voi altri, fascisti e tedeschi e le abbiamo tolte per servircene: se le rivolete abbiate il coraggio di venirvele a prendere.”
Il maggiore allora rosso in volto, con rabbia si rivolse al traduttore, e quegli subito si accinse a tradurre:
“L’Alto Comando farà arrivare in Trebbia dei Mongoli, un’intera divisione di mongoli proveniente dell’Ossola.
In quelle valli non hanno risparmiato nessuno, neppure le donne, neppure i bambini, sono delle bestie, lo sapevate questo?
E dunque anche qui non risparmieranno nessuno, e la responsabilità di questi orrori….”
Ma Attilio già gli aveva voltato le spalle, e mentre quei due, interdetti, lo guardavano allontanarsi, senza affrettarsi, raggiunse il posto di blocco.
Mi disse poi che a interrompere così bruscamente il colloquio l’aveva spinto soprattutto il fatto che un italiano, senza vergognarsi, si prestasse a tradurre le ignobili minacce del tedesco.
Questo racconto, a mio parere, è di una potenza disarmante, come pochi altri, esprime l’orgoglio di quei ragazzi.
Inoltre, in questo frangente, per la prima volta l’Alto Comando riconosce ai Partigiani lo “status” di esercito regolare.


Circa un anno dopo sarà l’Alto Comando tedesco, nella persona del Generale Meinhold, a firmare, presso quella stessa resa che avrebbe voluto imporre ai genovesi in quella circostanza.
I Mongoli scateneranno si l’inferno e si macchieranno dei crimini promessi ma verranno sconfitti.
Infine quel “… abbiate il coraggio di venirvele a prendere”, volente o nolente rievoca in tutta la sua fierezza il ” Molon labe’” (venite a prenderle), di Leonida ai Persiani presso le Termopili.

 

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