Quando in Via XX Settembre la Wehrmacht…

Quando il 26 aprile 1945 le truppe della Wehrmacht sfilarono disarmate, scortate fra due ali di … quando la forza e il coraggio di un popolo avevano piegato le aquile del Terzo Reich.

Un’immagine storica di quelle che per la nostra città ha segnato un’epoca. Certamente il momento più alto della storia del secolo scorso.

Osservando questa foto i brividi corrono lungo la schiena. Il bianco e il nero dell’immagine non devono sbiadire ma rimanere bene impressi nella mente come, nei ricordi dei nostri nonni, le gesta di quegli eroi.

In fondo a Via XX Settembre, lato Brignole, lo stato maggiore tedesco  marcia in ritirata. Al centro, a capo delle truppe, si riconosce il comandante della piazza di , il Generale Gunther Meinhold firmatario della resa avvenuta a Villa Migone la sera prima.

“L’esercito nemico passa sotto il Ponte Monumentale in direzione Brignole”.

Genova era libera e i genovesi dovevano andarne ben fieri, perché dopo una dura lotta costata 300 morti e più di 3000 feriti “per la prima volta nella storia di questa guerra – come proclamò alla radio Paolo Emilio Taviani la mattina del 26 aprile – un corpo d’esercito agguerrito e ancora ben armato si è arreso dinanzi a un popolo”.

6 pensieri riguardo “Quando in Via XX Settembre la Wehrmacht…”

  1. Che orgoglio. Genova che si è liberata da sola. Queste, sono le cose che mi rendono fiera di essere genovese.

    1. sono pienamente d’accordo, e vorrei che molte persone che forse per qualche ragione non hanno questa consapevolezza ne venissero a conoscenza, non è questione di campanilismo è importante invece che lo spirito di questo evento risvegli la determinazione che ci si può opporre ad ogni oppressore.

    2. Queste sono le eresie che lei pensa e scrive, Genova non fu liberata dalle flascide eretiche redicole forze del nulla ma con l’intelligenza di un signor generale che comprese l’assurdità di continuare una guerra persa fin dal 1941 ,eretico sarebbe stato considerarsi un esercito d’occupazione con la consapevolezza di essere solo una sacca mutare isolata con due fronti aperti est ovest da dove provenivano solo gli angeli americani e con una Germania rasa al suolo .
      Berlino senza più ministeri e governo persino le mostrine delle divise non contavano più quindi il generale non esegui l’ordine di distruggere Genova come rappresaglia , e firmo la resa ai primi criminali assassini stupratori ladri che furono i ribelli.

  2. Io ero bambina ma ho ricordi molto vivi di quel periodo. Dopo avere lasciato Genova perché la nostra casa era stata molto danneggiata dal bombardamento del 9 febbraio in cui io ero rimasta gravemente ferita ci eravamo trasferiti a Ruta nella casa di mio nonno. Da lì io ho visto tutti i bombadamenti su Recco che ho sempre negli occhi.Nell’estate del ’44 in seguito a continui rastrellamenti siamo sfollati in un paesino delle Langhe.Infelicissima idea dei miei genitori perché la situazione era peggiore di quanto lo fosse a Ruta.Io studiavo privatamente con un’insegnante del posto e mi sembrava che la guerra non sarebbe mai finita .Poi un giorno ascoltando la radio ho sentito l’annunciatore che diceva “Qui parla la radio di Genova liberata”.Non ricordo la data ma era senz’altro primavera perché la neve di quel lunghissimo inverno si era sciolta .Mi ricordo che ho avuto un tuffo al cuore e ho pensato che e edovevamo restare a Ruta. Poco tempo dopo siamo tornati a casa , la guerra era finita ma io per molti anni ho avuto incubi e non potrò mai dimenticare quegli anni.

  3. Ricordiamo che il generale tedesco aveva un debito di riconoscenza verso gli Italiani : durante la ritirata di Russia mentre era infermo e accerchiato dai russi a Pavlograd,venne liberato da un reparto della divisione Celere,che subì consistenti perdite. Inoltre un noto medico genovese,tramite la moglie di origine tedesca,mantenne sempre col generale cordiali rapporti che indubbiamente influenzarono la sua decisione di non obbedire a Hitler,non distruggere il porto già minato e di sfidare la pena di morte.In base alla legge militare tedesca qualunque suo subordinato avrebbe potuto ucciderlo.Un rischio non certo irrisorio in quei momenti di tensione e di fanatismo !

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