Le Virtù genovesi del Giambologna.

Nel 1579 il nobile Luca Grimaldi decide di commissionare i lavori per l’edificazione dell’omonima cappella di famiglia del Crocifisso nella chiesa di San Francesco di Castelletto.

Il prescelto a lavorare accanto alla tomba di Simone Boccanegra e al monumento di Margherita di Brabante è un noto artista fiammingo attivo già a Roma ed attualmente occupato nella Firenze medicea.

La Forza.
La Fede.
La Speranza.

Il suo nome è Jean Boulogne (1529-1608), italianizzato Giambologna e presta servizio presso il granducato di Toscana.

Così Luca, illustre membro del Maggior e Minor Consiglio e futuro doge di Genova nel 1605, scrive una lettera al granduca Francesco I in cui, come già aveva fatto la città di Lucca, ne chiede il prestito.

La Temperanza.

Serenissimo Signor,

si bisogneria in questa città dell’industria et della presenza di Gio. Bologna scultore et architetto di Vostra Altezza per qualche pochi giorni, et perché sappiamo per esperienza quanto la sia inclinata a favoritici, non habbiamo voluto manchare di significarglielo, et però la preghiamo a farci gratia di far licenza al detto Gio. che possi venire qua per quindici giorni, non dovendoli essere molto di scomodo poscia che come s’intende ha da venire a Luca (Lucca), et noi sentendone molto obbligo l’aggiorneremo a l’altri, et le bacciamo le mani.

Di Genova xx di Aprile 1579. A’ servigi di VA (Vostra Altezza).

Circa un mese dopo giunse la cortese risposta del duca:

Eccellentissimo,

Giouan Bologna, mio scultore et architetto, ha tra mano alcune cose mie, le quali però doverà aver finito tra pochi giorni, et allora per compiacerne l’Eccellenze Vostre, con il mio solito desiderio di gratificarle, et far loro servitio dovunque io possa, gli concederò il venir da loro, et il servire per quindici giorni, che poi è necessario che torni stando l’opera sua del continuo impiegata in miei lavori et occorrenze:con questo m’offero et raccomando ben di cuore all’EccellenzeVostre e desidero loro ogni prosperità.

Da Firenze allì 26 di Maggio 1579. Per servir VV Eccellenze. El Gran Duca di Toscana”.

La Giustizia.

Come si legge in una seconda lettera Giamnologna arrivò finalmente nella Superba il giugno successivo accompagnato da una richiesta di raccomandazione di tipo legale del duca stesso per un amico dell’artista. Insieme a lui, fra i collaboratori, è presente anche un altro grande scultore che opererà più tardi nel 1584 sempre per conto del Grimaldi, il francese Pierre de Francqueville (1548-1615), italianizzato Pietro Francavilla, realizzando le statue di Giove e Giano a Palazzo Bianco.

Illustrissimi et Eccellentissimi Signori,

Maestro Gio. Bologna se ne viene per servire l’eccellenze Vostre conforme al loro desiderio per quei quindici giorni, et oltre a quello che farebbe per se stesso, tiene anche comandamento da me di servire con ogni attentione, et diligentia maggiore, et mi prometto che le habbino a restar satisfatte, dell’operato e della vita sua. Egli ha seco un Baldassarre Mornile Fiammingo suo compatriota che desidererebbe, in una sua causa costà, giustizia sommaria , et espedita, però lo raccomando strettamente all’Eccellenze Vostre, et voglio saper loro grado molto accetto d’ogni favore, et giusto aiuto, che gli farannom porgere per la sua speditione, et raccomandandomi nella benevolentia loro con molto affetto, le desidero ogni felicità.

Da Fiorenza el di x di giugno 1579. Per servir VV Eccellenze. El Gran Duca di Toscana“.

Il soggiorno genovese del Giambologna evidentemente durò ben oltre i quindici giorni pattuiti visto che lo scultore, preoccupato, chiese al Grimaldi di inviare al granduca una lettera al fine di giustificarne il ritardo:

Serenissimo Signor,

Gio. Bologna scultore di cui li giorni passati V.A ci fece gratia venne et ha sodisfatto benissimo a quello che si desiderava, ma sopravenendo il bisogno dell’industria et giudicio suo sopra certe cappelle che si fabbricano, si è trattenuto un poco più di quello che si credeva; ancora che l’opera ricercarla per qualche tempo di più la sua presenza per certi adornamenti o figure di bronzo che qui bisognano, hora egli se ne ritorna; et però ringratiando V. Altezza del favore, la preghiamo ad havere per scusato il suddetto Gio. del tempo trascorso, et insieme concedergli che possi comandare o dare ordine a quelle figure o adornamenti di bronzo che si hanno a fare per compimento delle cappelle, e con questo fine si raccomandiamo all’Al. V. et le preghiamo felicità.

Di Genova a 27 di luglio 1579

La Carità.

Il motivo del ritardo è dunque lo studio di sei statue (realizzate poi a Firenze) ritenute oggi, a buon diritto, fra i capolavori assoluti della scultura manieristica del tardo ‘500: la Fede, la Speranza, la Carità, la Giustizia, la Forza e la Prudenza che, demolita la chiesa di Castelletto, sono oggi visibili nell’aula magna del palazzo dell’Università di Genova in via Balbi n. 5.

Oltre alle sei sculture delle Virtù cardinali e teologali il Giambologna ha lasciato anche sette bassorilievi in cui sono incise altrettante scene della Passione di Cristo. Anch’essi, visto il poco tempo in cui rimase a Genova, furono eseguiti successivamente a Firenze su committenza stavolta della famiglia Balbi.

Il tanto desiderato Giambologna a Genova non ha deluso le attese.

Foto tratte dal sito Progetto Storia dell’Arte.

In Copertina: Aula Magna del Palazzo dell’Università di Genova, Via Balbi n. 5.

Testi delle epistole tratte da “Giovanni Bologna a Genova”. Neri. A. Genova 1886.

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