Vico Carmagnola

Da Via XV Aprile si stacca il piccolo caruggio di vico Carmagnola che conduce a vico e piazza dei Garibaldi.

Il vicolo trae origine dall’omonima famiglia proveniente da Carmagnola in Piemonte attorno al 1450.

Con la riforma degli Alberghi del 1528 i Carmagnola confluirono nei Di Negro e annoverarono fra le loro file diversi funzionari e Senatori.

In primo piano la scaletta che porta in via XXV Aprile. Sullo sfondo si intravede il superbo portale in pietra nera del palazzo Giovanni Garibaldi.

In Copertina: Vico Carmagnola. Foto di Ombretta Napoleone.

Edicola in Scurreria la Vecchia di fronte civ. n. 5

Di fronte al civ. n. 5 di Scurreria la Vecchia in corrispondenza del muro di contenimento del Chiostro dei Canonici di San Lorenzo è collocata una preziosa edicola secentesca.

Si tratta infatti di una votiva di Madonna col Bambino realizzata nel 1622.

All’interno del medaglione ovale in stucco dorato era conservato un dipinto su tavola purtroppo oggi scomparso.

Rimane sotto la tettoia in pietra uno scenografico decoro a drappeggio in uno splendido azzurro con teste di cherubini alati, riccioli e motivi floreali. Sotto la mensa spicca un cherubino ad ali spiegate.

In Copertina: La Madonna di fronte al civ. n. 5 di Scurreria la Vecchia. Foto di Giovanni Caciagli.

Vico Saturno

Nella zona della Maddalena Vico Saturno collega vico Griffoni con via al Ponte Calvi e Piazza del Fossatello.

L’origine del toponimo è ignota. Di certo nulla ha a che fare nè con il nome del dio romano dell’agricoltura Saturno, a suo volta omologo del greco Kronos, né con quello del pianeta che da questi deriva.

Probabilmente in questo caso Saturno, vista la tetra conformazione del vicolo, rimanda invece al significato in lingua genovese di cupo, malinconico, tenebroso.

In Copertina: Vico Saturno. Foto di Giovanni Cogorno.

Vico degli Indoratori

Anticamente all’incirca dal 1200 vico Indoratori, conosciuto come Vico dei Camilla (dal nome dell’omonima nobile famiglia oggi estinta), era il principale collegamento fra la zona del Palazzo Ducale e il mare.

Al civ. n.2 noto come Palazzo Fieschi o Camilla, caratterizzato da un superbo portale quattrocentesco della bottega dei Gaggini, ebbe i natali Santa Caterina (Fieschi) da Genova.

A partire dal ‘500 vi si insediarono le botteghe dei doratori ovvero quegli artigiani che rivestivano le armi e decorazioni in legno con sottili e pregiate lamine d’oro.

Con le vicine Scurreria la zona degli scutai e Campetto il campo dei fabbri, la contrada era molto frequentata e di certo il lavoro non mancava.

In primo piano sulla all’angolo con Scurreria la Vecchia si trova la settecentesca edicola della Madonna col Bambino e i Santi Giovanni Battista e Lorenzo.

In Copertina: Vico degli Indoratori. Foto di Anna Armenise.

Il marmo igienico

In Piazza Fontane Marose in un lato del Palazzo Interiano Pallavicino si trova una sporgenza di marmo dalla curiosa forma.

Tale manufatto aveva la duplice funzione di evitare che quell’angolo diventasse un orinatorio pubblico o un nascondiglio per malintenzionati.

Il riempire gli angoli con pietre, marmi e materiale vario, serviva a salvaguardare ambienti poco areati come quelli dei caruggi, dalla puzza e dal proliferare delle malattie.

Purtroppo infatti orinare sui muri e fare i propri bisogni all’aperto era un tempo usanza diffusa.

Di questa pratica deterrente esistono anche altre testimonianze. Ad esempio un’altra sporgenza con scanalature molto simili, in Via San Siro e altre due, invece lisce, in via Balbi all’ingresso della Facoltà di Giurisprudenza (ex convento dei Gesuiti).

In Copertina: Il marmo igienico di Palazzo Interiano Pallavicino. Foto di Stefano Eloggi.


Vico delle Camelie

Singolare la disposizione delle targhe che segnano il confine tra via delle Grazie e via delle Camelie.

Un tempo quest’ultimo era noto come Vico Largo. Intitolazione che venne poi mutata nell’attuale nel 1868 per non confonderlo con il vico Largo del sestiere di Prè.

Il caruggio scendeva verso il molo vecchio e costituiva l’inizio del tragitto della ripa tangente alle case e ai magazzini che si affacciavano direttamente sui moli del porto medievale.

Si trattava di una sorta di primitiva circonvallazione a mare che comprendeva Vico Largo, Via delle Grazie, vico di Canneto il Curto, via San Luca e via del Campo fino a Porta dei Vacca.

L’anello collegava i tre sestieri entro la cinta muraria con relativi scali dal Molo Vecchio alla Darsena.

In Copertina: Via delle Camelie incontra via delle Grazie. Foto di Stefano Eloggi.

Salita Inferiore di S. Anna

Salita Inferiore di S. Anna si trova nei pressi di Via Caffaro e conduce alla Circonvallazione a Monte e a Corso Magenta.

Qui, attraversata la strada, si salgono le scalette che portano al Poggio Bachernia che ospita la chiesa di S. Anna.

Usciti dal convento di S. Anna si incontra un cancelletto poco visibile al cui interno si nasconde il piccolo chiostro di un ex convento di monache la cui struttura è inglobata negli edifici confinanti.

All’altezza del civ. n. 26 si possono ammirare gli stucchi settecenteschi di un’edicola votiva che conteneva un dipinto di cui non sono riuscito a trovare informazioni.

Al civ. n 6 il dipinto sec. XVII-XVIII all’interno del medaglione barocco è andato invece perduto.

Nel cortile del civ. n. 22r si trova un’altra votiva che raffigura la Madonna della Misericordia che, contrariamente alla rappresentazione classica con il Beato Botta, stringe fra le braccia un bambino.

In Copertina: Salita Inferiore di S. Anna. Foto di Anna Armenise.

Vico dietro il Coro delle Vigne

In Vico dietro il Coro delle Vigne può capitare al civ. n. 15r di cenare in un ristorante con al centro, su un grande basamento testimonianza di uno scomparso porticato, una marmorea colonna dorica.

Al civ. n. 13r invece si incontra la Bottega degli Incisori del maestro Luca Daum docente presso l’Accademia Ligustica delle Belle Arti.

Disegnatore, orafo e maestro incisore esperto nelle più antiche tecniche di lavorazione: sbalzo e cesello su lastre di metallo e argento. Ideatore di cornici, acquasantiere, reliquiari e arredi sacri.

Stampe alla puntasecca e all’acquaforte, acquatinta, alla cera molle che hanno come protagonisti immagini sacre e scorci dei caruggi.

Salendo da piazzetta Cambiaso verso via della Maddalena si nota, posto sopra una finestrella rossa in ferro battuto, un rilievo rettangolare in pietra che raffigura tre stemmi abrasi.

In Copertina: Vico dietro il Coro delle Vigne. Foto di Giovanni Cogorno.

Vico dei Fregoso

Alle spalle di via del Campo, in quello che un tempo è stato il cuore del secentesco ghetto ebraico, si trovano vico e piazzetta dei Fregoso.

La zona, abbastanza abbandonata e degradata, è ricca di testimonianze del passato: edicole votive portalini in pietra, archetti e vecchi portoni, sono visibili un pò dappertutto.

Purtroppo anche questo caruggio non sfugge alla pratica di presunti artisti da strada, meglio qualificabili come ignoranti incivili, di imbrattare i muri con le loro abominevoli scritte.

Il toponimo del sito trae origine dal nome dell’omonima nobile famiglia polceverasca.

Costoro, chiamati anche Campofregoso, provenienti da Piacenza agli albori del 200 infatti si stabilirono nella valle lungo il torrente Polcevera (“il fiume che porta le trote”) da loro indicata come “Fregosia”.

Fu un casato molto potente che si suddivise in diversi rami e che diede origine ad un plurisecolare strategico dualismo, legato alle alleanze con Francia e Spagna, con gli Adorno.

I Fregoso raggiunsero il loro apogeo infatti con Domenico Campofregoso che nel 1378 si auto proclamò Doge dopo aver destituito dalla carica il rivale Gabriele Adorno

Non pago il pugnace Tommaso tolse ai Fieschi il feudo di Roccatagliata e assicurò l’isola di Malta ai Genovesi.

Il fratello Piero non fu da meno poiché anch’egli, nominato poi Doge nel 1393, riprese Cipro agli infedeli restituendola, in cambio della signoria su Famagosta, al legittimo re.

Anche Giacomo, Tommaso, Spinetta, Giano, Ludovico, Pietro, Battista nei decenni successivi ottennero il dogato.

Paolo a metà ‘400 e Federico un secolo dopo furono cardinali e influenti arcivescovi di Genova.

L’esponente più famoso fu senza dubbio Ottaviano che fu Doge dal 1513 al 1515 e poi, per conto della Francia di Francesco I, governatore fino al 1522 quando la città passò, con il famoso Sacco, in mano spagnola. Morì in carcere ad Ischia, probabilmente avvelenato.

A lui si devono i lavori di ampliamento portuali, la costruzione del campanile di San Lorenzo e l’abbattimento della Fortezza della Briglia presso la Lanterna

Fu una figura di grande rilievo nel suo tempo al punto che Baldassarre Castiglione nl suo “Il Cortigiano” lo celebrò come modello illuminato per i governanti dell’epoca e persino il Guiccciardini nella sua “Storia d’Italia” ne tessè le lodi:

“Principe certamente di eccellentissima virtù, e per la giustizia sua e per altre parti notabili, amato tanto in quella Città, quanto può essere amato un Principe nelle terre piene di fazioni, e nella quale non era del tutto spenta nella mente degli uomini, la memoria dell’antica libertà”

Caduti in disgrazia ai Fregoso fu impedito di formare un loro proprio albergo autonomo e nel 1528 furono ascritti in quello dei De Fornaro.

Continuarono a far fruttare il loro valore in armi in qualità di capitani e ammiragli prestando servizio per i veneziani, Papa Giulio II e Francia.

Per questo un ramo dei Fregoso fu fregiato della contea di Verona, un ramo si trasferì a Parigi mentre a Genova si estinsero già nel XIX secolo.

In Copertina: Vico dei Fregoso. Foto di Anna Armenise.

Portale in Vico dei Ragazzi 7r.

Poco prima dell’archivolto che immette in piazzetta Invrea sul fianco del palazzo a cui si accede dal civ. n. 3, si incontrano vestigia di un lontano passato.

Si tratta dei residui al 7r di un portale in pietra di Promontorio risalente addirittura al XIII secolo.

Ormai distrutto resta solo il trave in pietra nera che ritrae in rilievo una Madonna col Bambino racchiusa in una corona di fiori sorretta da due angeli.

Dalle descrizioni precedenti si evince che ai lati erano scolpiti candelabri, uccelli, mostri e figure alati.

In alto sul lato destro dello stipite si nota un medaglione imperiale.

In Copertina: Portale di Vico dei Ragazzi 7r. Foto di Giovanni Cogorno.