Madonna e bomba di Vico Cartai

Al civ. n.17 r. di si ammira la secentesca edicola di Madonna col Bambino. La statua esposta è una copia poiché l’originale è stata rubata, come del resto anche i due cherubini alati che erano posti ai lati, insieme alla testa d’angelo sul monogramma di Maria. Alla base del tempio è incisa l’epigrafe che recita:

“Elucidant Me Vitam Eternam Haberunt Sap.za”

Curiosa, a fianco dell’edicola, è la palla di cannone murata nell’edificio con un’efficace sbarra di ferro. Si tratta di una triste e concreta testimonianza del bombardamento avvenuto nell’aprile 1849 per volere del re sabaudo Vittorio Emanuele II e diligentemente eseguito dal generale La Marmora in occasione della nefasta aggressione passata alla storia come il “Sacco di Genova”.

 

Sant’Antonio in Vico delle Erbe angolo Vico Notari

In Vico delle Erbe, all’angolo con Vico Notari, è possibile ammirare la settecentesca edicola dedicata a Sant’Antonio realizzata in stucco con statue di marmo. L’imponente edicola presenta il Santo inginocchiato in adorazione, rivolto verso l’alto dove, alla sua destra, da una nuvola con teste di cherubini, come da copione, spunta il Bambinello. Il tabernacolo è sovrastato da una grande raggiera dorata con il trigramma di Cristo e un  cuore trafitto contornato, anch’esso, da teste di cherubini.

Bacan d’a corda…

“Bacan d’a corda marsa d’aegua e de sä
Che a ne liga e a ne porta ‘nte ‘na creuza de mä”.

“Padrone della corda marcia d’acqua e di sale
che ci lega e ci porta in una mulattiera di mare”.

Cit. da “Creuza de mä” 1984 di Fabrizio De Andrè.

“Bacan” non significa solo “padrone” in senso materiale ma anche, e soprattutto, “responsabile” in senso etico e morale.

Siamo tutti, noi genovesi, responsabili di questa gomena che ci lega, ci unisce in un caruggio di mare, per renderci partecipi dei nostri destini.

Responsabili di portare la nostra barca ad ormeggiare sicura in porto.

 

Il Bacinetto di carenaggio

Tra le nubi che lentamente si colorano di blu filtra la luce di un tramonto che prepara la sua danza d’amore intorno alla città vecchia e al suo porto. Gli alberi delle vele in primo piano e la Lanterna sullo sfondo sembrano sfidare il cielo. Protagonista assoluto, come in un quadro di Rubens (“rosso” appunto in latino), il rosso della chiusa del “Bacinetto” di carenaggio davanti alla (dàrsena: dall’arabo dārināa «casa dell’industria; fabbrica», attraverso il dial. genovese) di fronte a Porta dei Vacca.

Tale struttura tuttora adibita alla manutenzione dei rimorchiatori portuali  è il più antico bacino di carenaggio in pietra del Mediterraneo.

“Genova una delle città più belle”…

, una delle città più belle che abbia mai veduto. Alcuni suoi edifici erano in marmo bellissimo e avevano un che di assai nobile, molti poi avevano davanti delle fontane di foggia oltremodo bizzarra. Le chiese erano ricche e sontuose, con stravaganti decori sia all’interno che all’esterno. Ma ai miei occhi tutta quell’imponenza era rovinata dagli schiavi ai remi delle galee, le cui condizioni lì e in altre parti dell’ sono davvero pietose e miserabili”.

“Gustavus

cit. da “L’incredibile storia” di Olaudah Equiano, o Gustavus Vassa (1745 – 1797), mercante e scrittore nigeriano detto l’Africano, del 1789.

Edicola della Madonna Assunta

In Via Bensa al civ. n. 2 sul prospetto del Palazzo di Giacomo Lomellino si può ammirare a settecentesca Madonna dell’Assunta. La pregevole edicola è attribuita al celebre scultore Bernardo Schiaffino. Fino al 1820 a sua collocazione originaria, prima di essere qui trasferita, era in Via Lomellini. All’interno del tabernacolo, protetta da un vetro, è custodita la statua della Vergine. Di particolare rilievo sono i due angeli alati a colonna.

Alla base campeggia l’epigrafe “Mariae Patronae Coelesti MDCCCXX. La nome della via è legata al nome di un noto giurista genovese ottocentesco e non si conosce quale fosse il nome della strada in precedenza.

Madonna Immacolata in Campetto

All’angolo con Campetto s’incontra un’immagine della Madonna dell’Immacolata Concezione del XVII sec., una delle edicole più note e meglio conservate del centro storico: la Vergine è rappresentata in posa estatica fra ondulati drappeggi  con trionfo di angeli in cornice. Sul cartilio alla base il celebre  motto: “Imperet et Impetret” (che la Vergine imperi e interceda).

La Gru del Mandraccio

Dove oggi sorge l’area recuperata del Porto Antico un tempo pulsava il cuore laborioso della città:

“Del mare avevo un’idea approssimativa, non però della vita in un porto. Vagoni ferroviari, minacciose gru a vapore, carichi di merce e uomini lungo argini di solida muratura, funi da scavalcare. Sfuggire ai barcaioli: «Giro del porto, panorama della città!», «Le navi da guerra americane!», «I fari!», «Il mare!». Sedersi sui grossi cavi di ferro. Clima insolito. Piroscafi da Liverpool, Marsiglia, Brema, la Spagna, la Grecia, l’America. Rispetto per la grandezza del globo terrestre. Centinaia di vapori accanto a innumerevoli vaporetti, velieri, rimorchiatori. E gli uomini, poi? le figure più strane, col fez. Qui, sugli argini, emigranti, italiani del Sud, accoccolati al sole (come lumache), gesticolare da scimmie, madri con lattanti al petto, i bambini più grandicelli che giocano e si bisticciano. Un vivandiere si fa largo con un recipiente fumante di «frutti di mare». Colpisce l’odore d’olio e di fumo. Donde proviene? Poi gli scaricatori di carbone, belle figure robuste, il torso nudo, agili e veloci, col carico in groppa (in testa un fazzoletto, a riparo dei capelli), sulla lunga passerella su al magazzino, per la pesatura. Poi, liberi, per un’altra passerella giù al piroscafo, dov’è pronta un’altra cesta piena. Così in incessante giro, uomini abbronzati dal sole, neri di carbone, rudi, sprezzanti. Lì un pescatore. L’acqua schifosa non può contenere nulla di buono. Non pesca nulla, e neppure gli altri. Gli arnesi: una corda, con un sasso attaccato, una zampa di gallina, un mollusco.
Sugli argini case e magazzini. Un mondo a sé. Noi semplici oziosi. Eppure fatichiamo, almeno con le gambe”. Cit. Paul .

“Lapide presso Calata Cattaneo sul muro dell’edificio del Millo che omaggia i lavoratori portuali genovesi”

La gru di Calata Mandraccio trasformata a monumento di quel tempo eroico funge da sentinella della memoria quando la Compagnia dei Caravana faticava sulle banchine dei vecchi moli.

“Ammirerai il molo opposto al mare e il porto, opera dell’uomo, di inestimabile valore e di molto lavoro, che invano colpiscono le quotidiane tempeste“. Francesco .

… Quando Cassius Clay…

Quando nell’ottobre del 1971 “The Greatest” partecipò ad un’esibizione al Palasport sponsorizzata da . In quell’occasione il clou della serata era il combattimento davanti a 15000 spettatori per la difesa del titolo mondiale dei welter junior di anche se tutta l’attenzione fu rivolta alla scenografica presenza di Alì.

“Posa scherzosa fra Bruno Arcari e Mohammed Alì”.

Luciano Belloni, titolare dello storico locale, aveva conosciuto il grande pugile grazie all’amicizia con Frank Sinatra e lo aveva ospitato per alcuni giorni accompagnandolo in giro per la Superba. Durante una di queste serate Mohammed Alì fu protagonista di un singolare aneddoto secondo il quale sarebbe stato provocato e sfidato da un inglese brillo. Al suddito di Sua Maestà sarebbe stato consigliato, per non fare una brutta fine, di allontanarsi. Consiglio, per fortuna accettato, visto che i sorrisi di circostanza del Campione si stavano pericolosamente tramutando in smorfie di disappunto.

Narrano le cronache del tempo che Mohammed apprezzò sì il pesto di Zeffirino ma si fece una scorpacciata di 300 grammi di spaghetti conditi con quasi mezzo chilo di ragù arricchito da sei polpette formato “peso massimo”.