Per tre lunghi mesi estivi la Liguria era rimasta occupata. Le truppe franco-piemontesi a ponente e austro-lombarde a levante si erano impadronite delle Due Riviere e dell’entroterra, fino a quando arrivò finalmente settembre inoltrato.
Con la riapertura delle scuole e il richiamo degli uffici, le forze d’occupazione cominciarono a smobilitare verso le città d’origine. I Liguri, fiutata la debolezza del nemico in ritirata, sferrarono cosi il colpo di grazia.
Per ordine del CLL (comitato ligure di liberazione) diramato dalla capitale Genova scattò l’Insurrezione generale: il segnale luminoso partito dalla Lanterna raggiunse ogni angolo della regione.
Lungo la costa i ribelli applicarono la tattica del monolite: sguardi impassibili, saracinesche abbassate e l’arma letale del «Finita» pronunciato a bruciapelo, senza speranza di prosecuzione di un qualunque ulteriore dialogo.
A Ponente i coltivatori bloccarono i tornanti coi trattori, a Levante i pescatori usarono i gozzi e i leudi per scortare gli occupanti al largo, mentre nell’entroterra la brigata di boscaioli e fungaioli presidiò i valichi.
L’avanzata fu favorita dalle forze della natura: forti piogge, torrenti ingrossati e nebbiolina artificiale creata ad arte per suscitare nel turista la nostalgia di casa.
Le ultime guarnigioni austro-lombarde sulle spiagge vennero travolte dalle prime trombe marine settembrine. Tra i vortici d’acqua all’orizzonte e la scoperta che il parcheggio costava comunque 3,50 € all’ora, gli occupanti fuggirono in rotta scomposta e disordinata.
I franco-piemontesi tentarono tuttavia la ritirata sulle alture. Un vecchio ligure indicò alla colonna in fuga una traccia tra i rovi: «Andate dritti, di là si taglia per l’autostrada». Non era vero: era un sentiero cieco negli ulivi. Dopo sei ore di marcia al buio sotto i fulmini, gli invasori si arresero pur di farsi riaccompagnare al casello.
Arrivò così il giorno della Liberazione che si celebra, secondo la tradizione, la seconda domenica di settembre con canti, balli e bicchierate.
La Croce di San Giorgio tornò a sventolare su ogni borgo. Le spiagge vennero riconquistate, i boschi. allo spuntare dei primi porcini, tornarono ai legittimi proprietari e i carruggi furono nuovamente sgombri.
Il ligure si affacciò alla scogliera, guardò la riva vuota, osservò le trombe marine sfaldarsi e mormorò: «Belin… se ne sono andati tutti. Di nuovo tutto nostro».
Poi incrociò le braccia e concluse: «Certo che ora che non c’è più nessuno ci si annoia. E con ‘ste trombe marine fa pure fresco».
La Liguria era finalmente libera. E i Liguri avevano riconquistato il loro bene più prezioso: il sacro monopolio del mugugno.
In copertina: spiaggia di Deiva Marina. Foto originale di Pasquale Alfano rielaborata con copilot.