… Quando il barchile…

Quando il barchile progettato nel 1643 da Pietro Antonio e Ottavio Corradi venne scolpito dalla maestria di G. B. Orsolino, su incarico dei Protettori del Porto che lo avrebbero collocato sul molo del Ponte Reale

quando la monumentale fontana di Piazza Colombo, dove era stata trasferita nel 1861, fungeva da abbeveratoio per gli animali dei tombarelli, ristorando muli, asini e cavalli.

Declassata, riconvertita – diremmo oggi- da nobile fontana di rappresentanza a popolare sorgente per le bestie.

… Quando in Via Dante…

Quando la Via e la Piazza intitolata al Sommo Dante si stavano preparando ad accogliere la torre di Piacentini, quello che sarebbe stato il più alto grattacielo d’Italia e d’Europa per quasi un ventennio…

quando per far posto alla moderna Via Ceccardi si stava per abbattere il popoloso quartiere di Morcento, un rione ricco di vita, storie e attività commerciali.

… Quando c’era la statua del Duca…

Quando la statua scolpita da Giulio Monteverde si trovava ancora in Piazza Principe. Il monumento inaugurato il 12 aprile 1896 lì rimase fino al 1932 quando venne trasferito presso gli adiacenti giardini di Via Fanti d’Italia…

quando, causa lavori inerenti alla metropolitana, non era ancora stato spodestato per poi essere colpevolmente dimenticato, muto e mutilo, in un deposito comunale di San Quirico.

Il complesso originario è costituito da un basamento di granito sul quale campeggia un medaglione bronzeo con il ritratto del Duca e lo stemma di Genova. Sopra svetta il gruppo allegorico delle tre statue che rappresentano tre attività a cui certamente De Ferrari aveva dato grande impulso e per le quali si era guadagnato grande lustro: il Commercio, la Navigazione e la Beneficenza.

“Parti del monumento mal riposte su un bancale quando si trovava a San Quirico”.

Finalmente restaurato e dopo le consuete polemiche sull’idonea o meno ubicazione riservatagli troverà nuova sistemazione in Carignano dove sarà posto a regolare il traffico in fondo a Via Corsica.

Forse il Duca benefattore, declassato a diligente “Cantunè”, avrebbe meritato maggior visibilità ma per lo meno non patirà la solitudine. A poche centinaia di metri più in là infatti, nei giardini dell’ospedale, incontrerà lo sguardo severo e consolatorio della statua della moglie. La scultura che, frutto anch’essa della maestria del Monteverde, immortala la Duchessa Maria Brignole Sale regalmente assisa sul suo scranno.

“La statua della Duchessa di Galliera inaugurata il 18 giugno 1898 nei giardini davanti all’ingresso dell’omonimo ospedale”.

… Quando davanti alla Commenda…

… a marciare non erano più i valorosi crociati dell’Embriaco che avevano dato inizio e lustro all’epopea della gloriosa Repubblica marinara, bensì le squadre di Camicie Nere che omaggiavano il Duce… quando sul millenario selciato rimbombavano non lo sferragliare delle armature ma il bellicoso rumore dei passi dell’ignara meglio Gioventù…

quando i locali dell’Ospitale che un tempo fungevano da ricovero per i pellegrini in partenza o di ritorno dalla Terrasanta erano stati trasformati in abitazioni ed esercizi commerciali abusivi…

… Quando in Via dei Mille…

Quando a Sturla la cinquecentesca parrocchia della SS. Annunziata osservava distratta il traffico dei tombarelli che sfidavano le rotaie dei tram… due eleganti figure femminili passeggiavano incuranti che le polveri della strada potessero sporcare le loro candide vesti… Quando via dei Mille era poco più che una creuza, spazzata dai venti di mare, che tagliava il verde a ridosso del litorale.

Genova Sturla 1904

… Quando Villa Canali Gaslini…

Quando Corso Italia da qualche anno era già la promenade dei genovesi.. quando il traffico sul nuovo lungomare cittadino era scandito dal passaggio delle vetture che ricordano le comiche di Stanlio ed Ollio…quando Villa Canali Gaslini, la creatura di Gino Coppedè, era stata appena costruita… quando la prestigiosa dimora avrebbe ospitato la sede diplomatica del Giappone e Edoardo Canali, dal 1909 suo Console… quando in tempo di guerra venne occupata dai comandi tedeschi prima e da quelli alleati poi… quando l’illuminato imprenditore oleario Gerolamo Gaslini, fondatore dell’omonimo ospedale pedriatico intitolato alla figlia, non l’aveva ancora eletta a propria residenza.

Quando lo Scoglio Campana…

si trovava ai piedi delle Mura della Marina (che fino al 1890 precipitavano a picco sul mare) dove sfociava il Rivo Torbido… quando, incastonato al centro del seno di Giano, si specchiava vanitoso davanti ai due grandi archi ancora oggi visibili…

quando la sua curiosa forma era fonte di ispirazione per innamorati e poeti come, ad esempio, Domenico Monleone che nel 1928 compose la celebre lirica “A- o Scheuggio Campann-a”.

Cianzi, cäo scheuggio Campann-a, l’angonia te l’han sûnnä. E t’ae sfiddòu l’ira pisann-a t’ae sfiddòu l’ira do mâ!

Unn-a votta ti formavi a delissia di pescoei e l’äia e o çe t’imbalsamavi comme o letto di sposoei.

E li gh’ëa o Lippa e o Croxe co-e sò braghe redoggiae comme i vëi pescoei da Foxe tutto o giorno li assettae.

E co-o pämito e co-o çimello e o boggieu da l’ätra man a cantâ qualche strûnello e a sentî sûnna Caignan!

Quando lo scoglio, protetto dalle mura e seguito dai rintocchi della Basilica, intonava i suoi gioiosi versi.

Prima che, per far spazio alla moderna Circonvallazione a mare, il seno di Giano venisse, a partire dal 1880, interrato e lo scoglio Campana sepolto per sempre dal cemento.

Certe sere, di particolare calma, lo si può ancora ascoltare, accompagnato dal mare, mentre intesse il suo lamentoso canto.

Quando Via Cesare Battisti e Piazza Merani…

quando la via intitolata al celebre patriota trentino era ancora poco più che una creuza in una distesa di prati e sterrati… quando non c’era ancora la scuola Diaz, teatro delle arcinote nefandezze legate al G8… quando in fondo alla piazza il civico sede oggi di un supermercato nel dopoguerra avrebbe accolto un deposito per pullman (Delle Alpi)… quando nemmeno esisteva il capolinea della linea 36 del bus… ma solo gli anelli a cui legare i quadrupedi.