Madonna col Bambino in Scurreria 1

Sul classico portale ad arco del civ. n. 1 campeggia un elegante medaglione marmoreo tondo del XVI sec.

L’elegante edicola rappresenta la Vergine che tieni in piedi il Bambinello benedicente.

Particolarmente riuscito il dettaglio delle mani che si toccano immortalate in un gesto di quotidiana intimità.

Le dita di Gesù cercano appiglio stringendo il pollice della madre mentre le alte dita si sfiorano delicatamente.

La Madonna del Soccorso

In Via dei Giustiniani all’altezza del civ. n. 22 si ammira l’edicola della Madonna del Soccorso del sec. XVIII – XIX.

Sopra al semplice profilo del portone decorato con riccioli e motivi floreali è presente la nicchia con la Madonna e il Bambinello in braccio.

Alla base del tabernacolo due angioletti in volo che portano la corona con il trigramma .

La statua esposta è una copia dell’originale in stucco policromo conservata al Museo di S. Agostino.

Sull’architrave, ormai abraso, s’intuisce ancora l’epigrafe:

“Nostra Signora del Soccorso”.

S. Antonio da Padova e Santa Caterina Fieschi

Al n. 8 di Piazza Pollaiuoli si trova una delle edicole più note, quella che ritrae Sant’Antonio da Padova e Santa Caterina Fieschi.

L’ovale in stucco contiene i due santi rivolti in adorazione al bambino. Sant’Antonio in ginocchio su una nube, bacia la mano del bambinello. Santa Caterina poggia su un inginocchiatoio coperto da un bel drappeggio.

In mano porta, in atteggiamento estatico, il cuore. Gesù poggia su una nuvoletta dal quale spuntano quattro teste di cherubini alati.

La grande cornice sagomata che racchiude la scena è sorretta da due angeli alati mentre angioletti e cherubini alati spuntano dalle nubi.

Completano l’immagine una grande raggiera in legno coperta da un tettuccio in lamiera lavorato.

Via San Lorenzo come Abu Simbel… prima parte…

La nuova strada che avrebbe dovuto risolvere i problemi viari determinati dai traffici portuali si rivelò presto insufficiente a soddisfarne le moderne esigenze. Negli anni ’30 del secolo scorso venne così presentato un progetto di raddoppio della strada che doveva collegare Piazza Dante con Via Turati demolendo le case di Canneto il Lungo e di Via dei Giustiniani. Per fortuna il delirante proposito si arenò nei meandri della burocrazia e non ebbe attuazione.

Oggi rappresenta il salotto buono del centro, ma non è stato sempre così. Da bambino infatti me la ricordo come una delle vie più trafficate della città, l’aria irrespirabile, i palazzi anneriti dalla fuliggine, i bus che arrancavano esausti in coda e le auto parcheggiate, irriverenti, davanti alla Cattedrale.

In origine la via non esisteva, non era che un dedalo di vicoli e piazzette. Nel 1835 fu al centro di una rivoluzione viaria, volta a dare sfogo alle merci che transitavano in Piazza Caricamento, che stravolse tutta l’area.

Fin qui nulla di strano ma forse non tutti sanno che per realizzare l’ambizioso progetto non solo vennero abbattuti molti edifici fatiscenti ma che alcuni vennero letteralmente segati. Le facciate smontate e arretrate di parecchi metri. Insomma un’opera di ingegneria civile non da poco.

La nuova strada che avrebbe dovuto risolvere i problemi viari determinati dai traffici portuali si rivelò presto insufficiente a soddisfarne le moderne esigenze.  Negli anni ’30 del secolo scorso venne così presentato un progetto di raddoppio della strada che doveva collegare Piazza Dante con Via Turati demolendo le case di Canneto il Lungo e di Via dei Giustiniani. Per fortuna il delirante proposito si arenò nei meandri della burocrazia e non ebbe attuazione.

Dopo i restauri dei palazzi e la pedonalizzazione per il G8 del 2001 è diventata la strada, grazie anche ai numerosi locali che affollano la zona, del passeggio dei genovesi e dei turisti.

“Portone e lunetta in ghisa del civ. n. 2”. Foto di Leti Gagge.

Sul lato di  Via San Lorenzo il  palazzo ad angolo con accesso dal civico n. 2 di Via Turati non ha portone. Il fronte è in bugnato al piano strada mentre i due piani nobili presenta stucchi di fine ‘800 con fascia marca davanzale.

Al civ. n. 2 il fronte è invece in bugnato liscio e il portone in pannelli di ghisa lavorati a riccioli con teste leonine. La lunetta sopraluce è a verghe gigliate mentre su quella del negozio a fianco vi sono due angioletti alati che porgono delle cornucopie. L’atrio è a voluta sferica con al centro una lanterna in ferro battuto.

In Via San Lorenzo n. 3 c’è uno dei pochi palazzi che venne invece avanzato di circa 5 metri nell’area della scomparsa Piazza delle Olive. L’antica facciata risulta incorporata all’interno del palazzo, mentre la nuova si presenta con il piano terra occupato da un negozio con le vetrine in ghisa  e lamiera. Il fornice del portale è in  marmo con una curiosa testina di lupo in stucco al centro.

Timpano e cornice sono interamente di stucco. Il trave è lavorato a fasci di verghe con ai lati due testine sporgenti dette acroterii.

In cima fa capolino una testa di Minerva fra riccioli e girali sopra una cornice greca.

“Portale di Via San Lorenzo civ. n. 3”. Foto di Leti Gagge.
“Primo piano del portale del civ. n. 3”. Foto di Leti Gagge,
“Dettaglio del fastigio con testa di Minerva”.Foto di Leti Gagge.

Al civ. n. 5 il Palazzo Gio Batta Centurione (appartenente alla schiatta dei banchieri più ricchi d’Europa) meglio noto con il nome di Boggiano Gavotti. In facciata la Madonna col Bambino del sec. XVIII , un tondo in marmo con rilievo molto sporgente, attribuito allo scultore Bernardo Schiaffino. L’edificio era in origine orientato verso Canneto e venne modificato nel 1843 con la nuova facciata neoclassica lato Via San Lorenzo e con l’accorpamento del palazzo adiacente al Vico della Noce. Nel loggiato spicca il rilievo commissionato da Lorenzo Costa e realizzato da Santo Varni nel 1860. La scultura ricorda il celebre episodio del 1747, quando la rivolta popolare contro l’occupazione austriaca, iniziata nel dicembre del ’46, si stava evolvendo in senso rivoluzionario. I rivoltosi puntarono un cannone dritto contro Palazzo Ducale intenzionati a bombardarlo per dispetto contro quella borghesia che si era schierata con gli austriaci. Il senatore Giacomo si pose a braccia aperte davanti all’arma e placò l’insurrezione.

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“Madonna col Bambino sul portale del civ. n. 5”. Foto di Leti Gagge.
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“Primo piano della Madonna col Bambino ”. Foto di Leti Gagge.

Da qui il proverbio “O Lomelin o l’ha averto u portego”, che sta ad indicare un gesto plateale non propriamente eroico. Al primo piano un ponticello con balaustre marmoree collega il palazzo con un giardino pensile sovrastante l’angolo fra Canneto il Curto e Vico Caprettari. Il terrazzo versa nel più totale abbandono mentre il ninfeo con la statua di Venere risulta ancora ben conservato.

“Loggiato del civ. n. 5”. Foto di Leti Gagge.

Sul portale del civ. 8 è scolpita una lapide il cui testo recita: “Patriae Ornamento / Franciscus Ronco C. F. / MDCCCXXXX”. La lunetta sopraluce in ghisa presenta una Testa di Minerva sul fornice. Osservando le finestre del secondo piano nobile si nota una cornice in stucco con fregi di ghirlande e putti e cinque bucature ad occhio di cui due con fregi a stucco.

“Portale del civ. n. 8”. Foto di Leti Gagge.
“Testa di Minerva sul portale del civ. n. 8”.Foto di Leti Gagge.

Il palazzo del civ. n. 10 a che presenta un basamento in bugnato rustico aveva l’ingresso principale in Vico San Genesio e venne arretrato di ben 10 metri per permettere la costruzione della via.

L’edificio al civ. n. 12 è il Palazzo Bandinelli Sauli in San Genesio ristrutturato nel 1852 su progetto di Ignazio Gardella. Il portale mostra colonne doriche scanalate con metope scolpite con allegorie. A sinistra quella del fiume Po con un toro, simbolo della città di Torino. A destra un Nettuno con un Giano bifronte e un castello, simbolo di . Al centro lo stemma con le due città unite opera di Santo Varni. Questa era la sede della Banca Nazionale, fusione della banca di Torino con quella di che costituirà l’origine ed il nucleo fondante della Banca d’.

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“Portone di Palazzo Bandinello Sauli al civ. n. 12”. Foto di Leti Gagge.

Sul tetto terrazzato una balaustra marmorea con anfore e sotto un cornicione istoriato. Nel grande atrio di rappresentanza con colonne doriche si apre il cavedio tondo balaustrato. L’edificio è accorpato con l’ottocentesco palazzo Solari col quale divide l’accesso. Iniziato nel 1851 su progetto dell’architetto Carpineti il palazzo si presenta oggi con il fronte principale rivolto alla Cattedrale.

fine prima parte… continua…

Le Fatiche di Ercole

Per i genovesi è noto come le Fatiche di Ercole ed è lo spettacolare portone di Palazzo Gio Batta Spinola al civ. n. 7 di Via Orefici.

Il cinquecentesco portale è attribuito al maestro Giacomo Della Porta: sugli stipiti due telamoni poggiano su teste mostruose (una leonina ed una umana ringhiante).

A sinistra un barbuto Ercole, avvolto nella pelle del leone Nemeo, regge in mano la sua famosa clava (ottenuta da un ulivo selvatico del monte Elicona).

Il personaggio di destra invece rappresenta un contadino glabro dal volto rilassato anch’esso con in mano una clava.

Alle basi di questi telamoni sono scolpiti due Ercoli in rilievo. quello di destra è seduto con la clava in mano, quello di sinistra è rappresentato in piena lotta con il re dei felini.

Le metope presentano elmi con testine urlanti, clipei e bucrani alternati a triglifi a mensola.

Al centro l’enigmatica testa di medusa alata. Infine, sulla trabeazione, si stagliano due eleganti figure femminili con drappeggi, anfore ai lati e in mezzo un mascherone baffuto. Quest’ultimo posto in sostituzione dell’originale stemma di famiglia asportato durante il nefasto periodo napoleonico.

Sovrapporta in Vico Gibello

Vico Gibello si trova accanto a Vico dell’Oliva con il quale ha in comune l’origine del toponimo. Un tempo infatti questo era noto come Vico dell’Olio.

Il caruggio mutò il suo nome a metà del’800 quando si volle omaggiare la leggendaria impresa di Ansaldo e Ugo Embriaci che nel 1109, al comando di 70 galee, conquistarono la città di Gibello nella contea di Tripoli.

Al civ. n. 8r si trova un elegante sovrapporta in marmo con cornice finemente lavorata in marmo. Purtroppo, causa presenza di una finestra postuma, il quattrocentesco manufatto è stato barbaramente spaccato.

Al centro il trigramma di Cristo con quel che resta di una corona. Ai lati due scudi abrasi incastonati fra fogliami in rilievo.

San Giorgio in Vico dell’Oliva

Il toponimo di Vico dell’Oliva fa riferimento alla presenza in loco nel medioevo del mercato dell’olio.

Probabilmente da qui ebbe origine l’omonimo casato degli Oliva che si accorpò, a seconda delle schiatte, a quello degli Usodimare, dei Negrone, Cattaneo e dei Grimaldi.

I membri di quest’ultimo, come testimoniato dalla loro presenza in S. Maria di Castello, costituirono il ramo più noto quello appunto dei Grimaldi Oliva.

Al civ. n. 3 del caruggio all’interno di una loggia tamponata del XIII sec. si trova lo stupendo sovrapporta con San Giorgio che uccide il drago.

Curioso il fatto che, rispetto alla scena classica, manchi la principessa.

La cornice del cinquecentesco portale di autore ignoto è sorretta sugli stipiti da due telamoni. Sullo sfondo fregi, decori e fogliami, in alcune parti purtroppo danneggiati, sono magistralmente lavorati.

Ai lati gli stemmi delle due famiglie retti da quattro putti ciascuno.

Edicola in Vico del Fieno

Vico del Fieno per tutto il XIII sec. era il luogo dove si pesava e smistava il fieno per le numerose e vicine scuderie. In epoca più recente veniva invece popolarmente identificato come “o caroggio di camalli”.

Qui all’angolo con Piazza Soziglia si trova la secentesca edicola della Madonna della Misericordia.

Il piccolo tempio presenta un classico tabernacolo con timpano curvo spezzato dal trigramma di Cristo. Alla base la mensola è sorretta da tre imponenti angeli.