In via XII Ottobre, lungo la salita verso i Giardini Giovanni Paolo II, si nasconde un piccolo angolo di Cuba nel cuore di Genova. Qui un piccolo busto in altorilievo rende omaggio a José Martí (1853-1895), poeta, intellettuale e padre dell’indipendenza cubana, che seppe infiammare un popolo con la forza delle sue idee e delle sue parole.
Accanto al monumento, una lapide dimenticata coperta dalle frasche riporta i versi della sua celebre “Cultivo una rosa blanca” liberamente tradotti da Edoardo Sanguineti, in un suggestivo incontro tra la cultura cubana e quella genovese.
A titolo di cronaca nel 1963 i versi del patriota cubano vennero tradotti e musicati anche da Sergio Endrigo nel brano “La rosa bianca”.
La targa sottostante indica la direzione e la distanza che separa questo busto dal monumento dedicato a José Martí, situato nella Piazza della Rivoluzione dell’Avana, a Cuba.
Cultivo una rosa blanca
en julio como en enero
para el amigo sincero
que me da su mano franca.
Y para el cruel que me arranca
el corazón con que vivo,
cardo ni ortiga cultivo;
cultivo la rosa blanca.
Imitazione da José Martí
Coltivo una rosa bianca,
in luglio come in gennaio,
per il mio amico fraterno
che tende la mano fedele:
e per chi mi strappa, crudele,
il cuore con cui rimango,
non coltivo ortica né fango: coltivo la rosa bianca.
Edoardo Sanguineti.
La rosa bianca simboleggia l’amore più puro, pace e fratellanza; il poeta rifiuta odio e vendetta, scegliendo il perdono come risposta al male.
Pochi e potenti versi per il più alto degli insegnamenti!
