L’Iliade della Riviera

Di solito pubblico argomenti seri inerenti Genova. Questa volta permettetemi questa scherzosa divagazione sull’ invasione lombarda delle nostre coste. Dedicato ai miei amici milanesi che ogni anno, non mollano, e frequentano la mia spiaggia di Deiva Marina. Spero possa strapparvi un sorriso.

Cantami, o Musa, dell’eterna guerra che da tempi immemorabili infiamma le coste della Liguria, quando il popolo dei Monti e degli Ulivi, appena un milione e mezzo di anime temprate dal sale e dalla parsimonia, ogni estate si leva in armi contro le sterminate legioni della Lombardia.
Dieci milioni sono gli invasori.
Dieci milioni.
Un numero tanto immenso che neppure gli antichi Persiani avrebbero osato immaginare.
Essi scendono dalla grande pianura in interminabili colonne d’acciaio, preceduti dal rombo dei SUV e seguiti dall’eco dei navigatori satellitari che ripetono in eterno:
“Rallentamenti fino alla vostra destinazione.”
Ma i Liguri li attendono.
Silenziosi.
Impassibili.
Con lo sguardo di chi ha già visto quarantasette estati e conosce il nemico.
E così il Consiglio degli Anziani decreta:
“Chiudete le gallerie.”
E le gallerie si chiudono.
“Riducete le corsie.”
E quattro diventano due.
“Disattivate qualche casello.”
E il caos regna sovrano.
“Aumentate i pedaggi.”
E gli dèi delle autostrade sorridono.
“Alzate il prezzo della focaccia.”
“E già che ci siete… anche dei parcheggi.”
Ogni arma è lecita quando la Riviera è in pericolo.
Ma nulla arresta l’avanzata lombarda.
Essi sopportano code di ore senza arretrare di un metro.
Affrontano cantieri che sembrano eterni quanto le fatiche di Ercole.
Consumano un pieno di carburante per percorrere cento chilometri.
E quando finalmente vedono il mare…
…è mezzogiorno passato.
Allora il loro comandante osserva la spiaggia gremita e pronuncia la frase tramandata dai padri ai figli attraverso le generazioni:
“Ma come… è già tutto pieno?”
I Liguri abbassano lentamente gli occhiali da sole.
Non parlano.
Non serve.
Sanno che il momento più terribile deve ancora arrivare.
Le legioni longobarde estraggono infatti le Sacre Scarpette Acquatiche.
Verdi.
Arancioni.
Giallo evidenziatore.
Blu elettrico.
Calzature tanto sgargianti che persino Poseidone distoglie lo sguardo.
Poi inizia il Grande Rito.
L’infissione dell’ombrellone.
Gli antichi poeti raccontano che un Lombardo non pianti mai un ombrellone.
Lo trivella.
Lo avvita.
Lo misura.
Lo riallinea.
Lo batte con energia crescente finché l’intera battigia non assume l’aspetto di un campo di ricerca petrolifera.
“Qui dev’esserci il greggio!”
“No, prova più vicino alla riva!”
“Ancora mezzo giro!”
Il suolo trema.
I gabbiani si levano in volo.
I bambini interrompono i castelli di sabbia.
Perfino Nettuno teme che qualcuno possa perforare il fondale.
I Liguri comprendono allora che è giunto il tempo delle armi proibite.
Vengono assoldate meduse mercenarie.
Gli squali firmano contratti stagionali.
Le alghe tossiche invisibili ricevono il lasciapassare.
Le onde vengono addestrate a ribaltare i materassini.
I ricci di mare assumono posizioni strategiche.
I gabbiani, veterani di mille campagne, vengono nutriti soltanto quanto basta per renderli abbastanza affamati da colpire con precisione assoluta la focaccia appena acquistata.
È la guerra.
La vera guerra.
Eppure…
Nemmeno questo basta.
Perché il Lombardo è una creatura invincibile.
Sfida il traffico.
Sfida il caldo.
Sfida i pedaggi.
Sfida le meduse.
Sfida gli squali.
Sfida perfino il cartello “Parcheggio completo”.
E dopo aver conquistato due metri quadrati di spiaggia tra uno scoglio e un pattino, esclama soddisfatto:
“Ne è valsa la pena.”
Così ogni estate termina la battaglia.
I Liguri, esausti ma fieri, rientrano nei loro borghi.
I Lombardi, ustionati ma felici, affrontano altre cinque ore di coda verso la pianura.
Entrambi si salutano con rispetto.
Perché sanno che nessuno può davvero vincere questa guerra.
Essa non avrà mai fine.
Finché esisteranno la Liguria…
…e il primo weekend estivo.

In Copertina: il mare di Deiva Marina (Sp). Foto dell’autore.

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