C’è una medusa in mezzo al mare,
mentre nuotavo mi è venuta a salutare.
Io la guardo e trattengo il respiro,
lei galleggia senza fiatare,
bianca e trasparente, pare luna sulla risacca,
sospinta dalla corrente, ondeggia come una barca.
“Ti prego, non mi urticare”,
penso mentre la scanso,
“non voglio bruciature!”
“Tranquillo”, risponde lei,
“le tue son le mie stesse paure.
Non sono venuta a cercarti,
né volevo capitare qua:
son le correnti a trascinarmi
dove il mare mi porterà.
Tu nuoti controcorrente,
io mi lascio trasportare,
e così, senza volerlo, le nostre rotte si sono incrociate in mare.
Tu temi il mio veleno
io una bracciata incerta:
basta un gesto un po’ distratto
e la nostra pace è persa.
Meglio allora stare lontani,
senza paura né rancore:
tu continua a nuotare,
io proseguirò il mio girovagare.
Perché in fondo siamo uguali,
anche se sembriamo differenti:
tu scegli dove andare,
io mi affido alle correnti.
