Gli antichi Greci avevano Ulisse. Noi abbiamo Ambrogio Fumagalli di Cinisello, eroe lombardo del controesodo.
Per quindici giorni Ambrogio ha già affrontato l’inferno della vacanza ligure: sassi al posto della sabbia, parcheggi introvabili, mare pieno di meduse, focaccia pericolosamente unta, ombrelloni che volano al primo colpo di vento e la quotidiana ricerca di un posto dove lasciare la macchina senza vendere un rene.
Ma finalmente, sia per lui che per noi liguri, arriva il giorno del ritorno.
Ambrogio parte presto, prestissimo, convinto di precedere il traffico.
Alle 6:47 imbocca l’autostrada, ma
alle 6:53 è già fermo.
Comincia l’Odissea del rientro, un vero e proprio tormento escogitato dagli dei del Turchino.
Polifemo è la coda: un mostro lungo chilometri che sembra avere un solo occhio, quello rosso del navigatore, che continua ad aggiornare il tempo di arrivo.
Poi arrivano Scilla e Cariddi: le corsie uniche dei cantieri. Da una parte i birilli, dall’altra il guardrail e, dietro, l’automobilista che lampeggia convinto che Ambrogio possa attraversare il cantiere passando attraverso il cemento.
Poi Circe, la maga delle deviazioni: «Uscita consigliata». Ambrogio esce, segue il percorso alternativo, attraversa paesi, rotonde e strade improbabili e, dopo quaranta minuti, scopre che l’uscita consigliata lo ha riportato esattamente dove non voleva essere.
Infine le Sirene: i caselli.
«Uscita aperta fino alle 22».
Ambrogio arriva alle 22:08.
Chiuso.
Il navigatore propone un’altra uscita a 18 chilometri.
A quel punto Ambrogio comincia a parlare da solo.
Dopo ore di viaggio, finalmente appare Milano.
Come Ulisse, Ambrogio è tornato a Itaca.
Ma qui finisce il paragone.
Ulisse ritrovò Penelope, che lo aveva aspettato per vent’anni.
Ambrogio invece, Carla, se l’è portata dietro per tutta l’Odissea.
E infatti non fa nemmeno in tempo a posare le valigie che lei gli dice:
«Cosa fai lì impalato c’e da rasare l’erba in giardino! »
Ambrogio resta in silenzio.
Ha affrontato Polifemo, Circe, le Sirene, Scilla e Cariddi.
Ma la vera Odissea, quella matrimoniale, con Penelope che ordina e disfa, non finisce mai.
In copertina: il casello di Milano Ovest.
