Nel cuore del Molo, tra vico degli Indoratori e piazza Invrea, Vico dei Ragazzi racconta la Genova più autentica, dritta al punto e senza tante musse. Un’espressione che casca a pennello, visto che la storia di questo vicolo si muove da sempre in un doppio senso continuo tra lo studio dei giovani e le tentazioni della vita di strada.
Il nome nasce nel Seicento dal chiasso degli studenti diretti alle vicine Scuole Pie dei Padri Scolopi. Ma con il passare del tempo la zona ha cambiato più volte pelle: l’antico oratorio nei primi del Novecento si è trasformato persino in un’affollata sala da ballo popolare.
Lungo il caruggio la storia si legge oggi tutta d’un fiato, architettura dopo architettura. Si incrociano resti di fortificazioni dell’alto Medioevo e antiche logge, fino ad arrivare al magnifico portale del Duecento al civico 7, scolpito nel tipico blocco scuro di Promontorio con una Madonna col Bambino sorretta da angeli. Poco più in là, al civico 6, sorge Palazzo Sauli, edificato nel Cinquecento su fondamenta medievali, inserito tra i Rolli nel 1588 e in seguito rimaneggiato per collegarsi proprio ai locali degli Scolopi.
Ma a far sorridere la memoria dei vecchi genovesi è l’ironia che il destino ha riservato a questo nome. In questo vicolo sorgeva infatti “Il Ragazzi“, uno dei bordelli popolari più celebri del centro storico. A differenza delle case di tolleranza di lusso per ricchi signori — come quella nel vicino Palazzo Squarciafico —, “Il Ragazzi” era un bordello economico, famoso per essere guidato con piglio disinvolto dalla signora Angioina. Con qualche mancia ben data per far chiudere un occhio alle guardie, l’ingresso veniva concesso senza troppi controlli anche ai giovanotti del quartiere, facendo così combaciare il nome della via con la sua clientela.
Un contrasto tra il sacro delle Scuole Pie e il profano delle case chiuse rimasto vivo fino alla Legge Merlin del 1958; una convivenza spregiudicata che sembra quasi anticipare la lezione di De André in Bocca di Rosa, dimostrando come tra queste pietre l’amore sacro e l’amor profano abbiano sempre camminato insieme. Naturalmente… senza tante musse.
In Copertina: Vico dei Ragazzi. Foto di Anna Armenise
