Genova e Milano non si sono mai amate alla follia. Ma c’è stato un tempo in cui la Superba diede una mano alla città della Madonnina.
E non è un modo di dire.
Nel 1245, durante il conflitto contro Federico II di Svevia e suo figlio Enzo, Genova mandò in aiuto dei milanesi i suoi temutissimi balestrieri.
La guerra, però, presentò loro un conto terribile: almeno quattrocento tornarono a Genova mutilati della mano sinistra e dell’occhio destro. La Repubblica non li abbandonò e assegnò loro una pensione vitalizia.
Milano aveva dunque chiesto una mano a Genova.
E qualcuno, quella mano, la perse davvero.
Ma i rapporti tra le due città erano destinati a diventare decisamente più complicati.
Milano era la grande potenza dell’entroterra e aveva un problema piuttosto evidente:
non aveva il mare.
Genova, invece, aveva un porto strategico, navi, equipaggi, ammiragli e mercanti e una rete commerciale che si estendeva in tutto il Mediterraneo.
Per la città della Madonnina, dunque, Genova era una preziosa porta sul mare.
Per la Superba, invece, Milano rappresentava uno dei principali mercati e fiere dell’Italia settentrionale.
Insomma, si servivano l’una dell’altra.
Finché Milano non cominciò a pensare che quella porta sul mare sarebbe stato meglio controllarla.
Nel Trecento i Visconti entrarono infatti nelle lotte politiche genovesi, appoggiando alcune delle grandi famiglie cittadine e arrivando anche all’intervento militare. Nel 1353 Giovanni Visconti assunse il controllo di Genova, inaugurando una fase di dominio milanese che, tra alterne vicende, sarebbe tornata più volte nel corso del secolo successivo.
E i genovesi, evidentemente, non erano proprio entusiasti della situazione.
Lo racconta bene un curioso episodio del 1476.
Francesco Marchese, ambasciatore genovese alla corte di Gian Galeazzo Maria Sforza, dovendo protestare contro il progetto di ingrandire la fortezza del Castelletto, si vide rimandare l’incontro con il duca.
Per tutta risposta gli fece recapitare un vaso di basilico.
Quando il duca, stupito, ne chiese il motivo, l’ambasciatore avrebbe risposto con una frase diventata celebre:
«La natura dei genovesi, signor duca, è simile al basilico: maneggiato dolcemente profuma, maneggiato aspramente puzza e genera scorpioni».
Insomma, ai milanesi Genova poteva anche servire.
Ma era meglio non stuzzicarla troppo.
Perché un conto è commerciare con Milano.
Un altro è avere Milano che vuole decidere cosa succede a casa tua.
Da allora Genova e Milano continuarono a incrociare i propri destini tra alleanze, commerci, guerre e ambizioni.
Milano aveva bisogno del mare.
Genova aveva bisogno dei mercati milanesi.
Ma quando Milano provò a mettere le mani su Genova, la faccenda cambiò.
Perché la Superba poteva anche dare una mano.
Ma guai a stringerla troppo.
Del resto, lo aveva già spiegato bene quell’ambasciatore genovese con un vaso di basilico.
E forse, dopo sette secoli, Genova e Milano continuano semplicemente a non aver ancora deciso chi debba dare una mano all’altra.
In copertina: Balestrieri genovesi all’assedio di Gerusalemme, affresco del 1624 di Lazzaro Tavarone, Palazzo Cattaneo-Adorno, Genova.
