… Quando c’era il Ponte Morandi…

Il tanto atteso ponte di “Brooklyn” genovese nevralgico collegamento progettato dall’ingegner Morandi venne inaugurato il 4 settembre 1967 alla presenza del Presidente della  Giuseppe Saragat che lo definì «un’opera ardita e immensa».

L’innovativo viadotto che risolveva in maniera rapida ed efficace i problemi del traffico e della viabilità commerciale venne costruito in soli quattro anni (tra il 1963 e il 1967) presentava una campata lunga 210 metri, compresa fra le pile 10 e 11, che era a quel tempo la più estesa d’Europa e la seconda nel mondo.

Fu il progettista stesso però a sottolineare il carattere provvisorio della sua costruzione, realizzata in tempi rapidi e con moderne tecnologie, ma destinata ad una travagliata esistenza segnata da continue e costose manutenzioni.

Il resto – purtroppo – è drammatica e nefasta storia recente…

“Ancora una volta”…

Scritta di getto due giorni dopo la tragedia del 14/8/2018 del crollo del . Un umile ma sincero pensiero volto a trasmettere un po’ di orgoglio e senso di appartenenza per la nostra Comunità.

ANCORA UNA VOLTA!

Non ti ha scoraggiato la guerra 
ma ancora una volta,
Ti frana sotto i piedi la terra.
Roma oggi contrita ti porge il Tricolore
ma ancora una volta,
domani sarai sola con il tuo dolore.
Costretta a piangere in silenzio i tuoi figli
ancora una volta,
vite spezzate come petali di fiori vermigli.
In silenzio e con ritegno,
quando ancora una volta,
è grande lo sdegno.
Persino il tempo ha disatteso il suo mandato stavolta,
si è fermato,
ad ascoltare un momento
ancora una volta,
delle sirene del il disperato lamento.
ferita,
ancora una volta,
Genova tradita.
Genova di nuovo in ginocchio,
si ancora una volta,
ma con lo sguardo fiero
Rialzati!
Ancora una volta,
Rialzati per davvero.

Campanile di e Torre De Castro spuntano fra le gomene del Neptune.
Foro di Leti Gagge.

Più che mai:
“Padroni di una corda marcia d’acqua e di che ci lega e ci porta in un caruggio di mare”.
Cit. “Creuza de ma” 1984 .

Versione in lingua genovese:

ANCON INA VÒTTA!

A no t’à descoragiòu a goæra

ma ancon ina vòtta,

a tæra a te derua de sotta a-i pê.

Romma ancheu pentîa a te porze o tricolore

ma ancon ina vòtta,

doman ti saiæ sola co-o teu dô.

Costreita a cianze in scilensio i teu figgi

ancon ina vòtta,

vitte stocæ comme feugge de sciôe cô          incarnatto.

In scilensio e con ritegno,

quande ancon ina vòtta,

o l’è grande o sdegno.

Finn-a o tempo o l’à tradio o seu mandato

stavòtta,

o s’è afermòu,

a stâ a sentî ’n momento

ancon ina vòtta,

o lamento despiòu di corni do pòrto.

Zena feria,

ancon ina vòtta,

Zena tradia.

Zena torna in scê zenogge,

scì ancon ina vòtta,

ma con sgoardo fêo

îsite torna!

Ancon ina vòtta

îsite pe dindavéi.

Traduzione di Pietro Costantini.