Vico Albardieri

prende il nome dalla presenza in loco nel Medioevo di un acquartieramento di tale corpo militare.

Nel basso medioevo i labardê erano uomini d’arme al servizio della di Genova e il loro quartiere era infatti nel sestiere del Molo, in vico Alabardieri, tra vico Vegetti e via Mascherona.

Gli alabardieri erano dunque soldati così chiamati per via della particolare arma di cui erano dotati.

Costoro infatti si distinguevano per il singolare tipo di lancia a due punte, una dritta e una ricurva, con su un lato un’affilata scure.

A utilizzare l’alabarda per primi furono nel ‘400 i fanti mercenari svizzeri.

Nei secoli successivi l’esercito degli alabardieri divenne il caratteristico corpo delle guardie di palazzo.

Tuttora l’alabarda, oltre che essere impiegata come accessorio delle uniformi da parata o durante le sfilate storiche, è l’arma distintiva delle guardie svizzere del Papa.

Guarda caso fu un papa genovese Giulio II, al secolo Giuliano Della Rovere (Albisola 1443-Roma 1513) ideatore dei Musei Vaticani, ad introdurre per primo gli alabardieri svizzeri nel suo territorio.

Il 22 gennaio 1506 infatti, un gruppo di 150 mercenari elvetici al comando del capitano Kaspar von Silenen, del Canton d’Uri, attraversando porta del Popolo entrò nello Stato Pontificio per servire papa Giulio II.

A Genova ancora nel ‘700 un manipolo costituito da sei, otto alabardieri aveva il compito di scortare il Pretore, nello svolgimento delle sue mansioni durante gli spostamenti in città e di custodia nella sua abitazione.

In Copertina: Vico Alabardieri. Foto di Stefano Eloggi.

In Vico Vegetti

Vico Vegetti si snoda in salita con il suo sinuoso percorso.

Pietra e mattonata rossa sono le tipiche caratteristiche della creuza genovese.

All’altezza del civ. n. 8 si nota un’arrugginita insegna, testimonianza di antichi artigiani, della Mutua Assistenza Lavoranti in legno.

Poco più sopra s’intravvede quel che resta della secentesca Madonna della Misericordia, un’edicola – purtroppo – priva della statua marmorea della Vergine, con il tabernacolo a tempietto in pietra nera.

Bellezza…

Foto di Leti Gagge.

Edicola in Vico Vegetti 1

All’interno del cortile di Vico Vegetti 1, sbirciando, è possibile ammirare la settecentesca Madonna col Bambino.

L’edicola venne realizzata con una semplice cornice in stucco e senza tanti fronzoli.

Il modesto, a detta degli esperti, ma spontaneo dipinto su ardesia custodito all’interno ritrae la Vergine che tiene ritto in piedi il Bambinello mentre mostra un rosario.

Tra Vico Vegetti e Salita Mascherona

All’angolo fra e gli evidenti resti, inglobati nel palazzo, di una possente torre, un tempo postazione degli alabardieri, sulla quale campeggia la Madonna Immacolata. Si tratta di un’ottocentesca edicola piuttosto trascurata con un’anonima statuetta della Vergine ricoverata in un malconcio tabernacolo di stucco. Il ospitava il Convento di Santa Maria la Nuova con relativo ricovero per nobili fanciulle e nel ‘800 venne trasformato in caserma.

Il toponimo della trae origine da un’arcaica forma dialettale che indicava la zona sottostante il Castello degradante verso la chiavica, il rivo che scorreva a valle in corrispondenza dell’attuale Via dei Giustiniani.

deve invece il nome dell’omonima famiglia che diede i natali al Vescovo Andrea.

A pochi passi Piazza e Via San Bernardo fulcro della movida notturna genovese questo luogo costituisce uno degli snodi più caratteristici dei genovesi.

Bellezza…

 

 

 

 

 

 

 

Vico Vegetti

“Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi ha già troppi impegni per scaldar la gente d’altri paraggi”.

Cit. da “La Città Vecchia” di Faber
La Grande Bellezza…