Vico Carmagnola

Da Via XV Aprile si stacca il piccolo caruggio di vico Carmagnola che conduce a vico e piazza dei Garibaldi.

Il vicolo trae origine dall’omonima famiglia proveniente da Carmagnola in Piemonte attorno al 1450.

Con la riforma degli Alberghi del 1528 i Carmagnola confluirono nei Di Negro e annoverarono fra le loro file diversi funzionari e Senatori.

In primo piano la scaletta che porta in via XXV Aprile. Sullo sfondo si intravede il superbo portale in pietra nera del palazzo Giovanni Garibaldi.

In Copertina: Vico Carmagnola. Foto di Ombretta Napoleone.

Strade Nuova, Grande e Nuovissima…

La morfologia del centro storico genovese si era sempre dipanata in epoca medioevale intorno al concetto di “piazza castello” attorno al quale la famiglia egemone costituiva la propria consorteria con fondaci, magazzini, attività mercantili e artigianali, chiesa e dimora gentilizia (vedi ad esempio i Doria in Piazza S. Matteo, gli Embriaco nell’omonima piazza, i Cattaneo Della Volta in San Giorgio).

Gli spazi consolidati nei millenni non bastavano più a contenere gli slanci di grandezza dei nobili genovesi che, a metà del ‘500 in pieno Rinascimento, cominciarono a concepire la loro rivoluzione viaria e immobiliare, un percorso che si sarebbe snodato per oltre due secoli.

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“Alcune delle tavole della pubblicazione di Rubens”.

Fra il 1551 e il 1558 si procedette allo sbancamento della collina sottostante il Castelletto e alla demolizione del vicino postribolo in S. Francesco per permettere l’edificazione dei primi palazzi in Strada Maggiore o Nuova (poi Via Aurea, oggi Via Garibaldi), una via monumentale voluta, su progetto di Bernardino Cantone, per offrire residenze di prestigio alle principali famiglie patrizie.

La strada aveva come unico accesso il varco da Piazza Fontane Marose poiché l’odierna Piazza della Meridiana era occupata dai terreni di Palazzo Durazzo. Come ancor oggi possiamo intuire tutti i palazzi lato monte ed alcuni verso valle, erano impreziositi da meravigliosi giardini pensili, una piccola Babilonia, che si arrampicavano fino sotto al Castelletto.

I terreni per l’edificazione delle dimore furono una vera e propria operazione di speculazione edilizia promossa dal Comune che, bisognoso di palanche, aveva diviso in lotti la proprietà per venderli all’asta.

Nel 1622 il pittore fiammingo Rubens rimase particolarmente affascinato dalle sfarzose dimore di Strada Nuova a tal punto da pubblicare un volume “I Palazzi di Genova” a loro dedicato in cui le indicava  ai compatrioti come modello architettonico da imitare.

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“Strada Nuovissima, oggi Via Cairoli”.

Nel frattempo l’espansione residenziale era continuata a ponente con l’apertura di Strada Grande del Guastato su disegno di Bartolomeo Bianco (Via Balbi) iniziata fra il 1602 e il 1613, completata nel 1655, i cui appalti vennero affidati appunto alla ricca famiglia dei Balbi che vi fece costruire , fra gli altri, il futuro Palazzo Reale. Proseguita con la realizzazione  di Strada Nuovissima  (Via Cairoli) nel 1786 il progetto si concluse con i  prolungati lavori terminati sul finire del ‘700 a causa degli imponenti sbancamenti resisi necessari per consentire il livellamento e quindi il collegamento fra le due arterie costruite in tempi diversi.

 

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“Via Balbi, dove si trovano Palazzo Reale, gli atenei umanistici, la chiesa di S. Carlo e S. Vittore, quella oggi sconsacrata, sede della biblioteca universitaria, di S.S. Gerolamo e Francesco Saverio”. Foto di Leti Gagge

Genova era ora attraversata da una nuova direttrice che collegava il ponente cittadino al centro fino a Piazza Fontane Marose e poi, attraverso Salita S. Caterina, si dirigeva verso la valle del Bisagno e la collina di Albaro.

Il cerchio si chiuderà solo nel 1832 quando l’architetto Carlo Barabino traccerà strada Carlo Felice (Via XXV aprile) che unirà il percorso a Piazza De Ferrari collegandolo al nuovo centro cittadino e alle Vie Giulia e Consolazione (Via XX settembre).

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“Via Carlo Felice, oggi Via XXV aprile”.

Genova muta il suo baricentro ma non il suo fascino.