Via San Fermo

Da secoli la collina su cui sorge sovrastante il porto è stata abitata da marittimi e naviganti e da sempre è stata attraversata dal via vai di merci e viandanti.

Da Genova infatti percorrendo Salita degli Angeli nel quartiere di San Teodoro si oltrepassava il colle di San Benigno e si scendeva a mezza costa lungo il Belvedere fino a Certosa. Da lì si passava sulla sponda destra del Polcevera all’altezza di Fegino. A ponente poi si proseguiva fino al valico di Borzoli, a nord s’imboccava invece l’antica via consolare della Postumia, .

Via San Fermo si trova all’incirca a metà della salita all’inizio di questo secolare percorso.

Eppure il nome di via San Fermo è sconosciuto ai più. Su tratta di una creuza poco battuta che custodisce tuttavia una storia fatta di battaglie e di martiri.

Il toponimo rimanda a San Fermo, piccolo centro alle porte di Como, dove il 27 maggio 1859 i Cacciatori delle Alpi di Giuseppe Garibaldi sconfissero le truppe austriache del generale Urban, dopo una battaglia aspra e sanguinosa combattuta nei campi di Vergosa. Tra i caduti, il capitano De Cristoforis.

La vittoria aprì a Garibaldi la strada per Como e diede al paese il nome di San Fermo della Battaglia.
Ma San Fermo è anche un nome antico. È quello di un martire del 304, venerato a Verona, che secondo la tradizione subì arresto, torture e morte per decapitazione insieme al parente San Rustico.

Le loro reliquie, dopo un lungo e incerto viaggio attraverso il Mediterraneo, giunsero infine nella chiesa di San Fermo Maggiore. Un’eco di quel culto è giunta fino all’Appennino ligure, in Val Vobbia, dove una piccola cappella a Vallenzona continua a conservarne la memoria.

“Anche noi, come l’acqua che scorre, siamo viandanti in cerca di un mare”. Cit. Juan Baládan Gadea. (musicista e poeta nato in Uruguay nel 1842).

In Copertina: Via San Fermo. Foto di Antonio Corrado.

Salita degli Angeli

Salita degli Angeli con la sua caratteristica mattonata è l’antichissima creuza che collegava la collina di San Benigno con il percorso delle secentesche mura della porta degli Angeli che sorgeva in prossimità dell’omonimo convento con annesso ospitale.

Arrivati in cima alla ripida mulattiera si gode di un panorama mozzafiato che spazia dal Porto Antico a Capo Mele.

Non è certo un luogo turistico di passaggio eppure i colori rosso mattone, rosa pastello e giallo ocra delle case sono gli stessi dei borghi marittimi più celebrati e famosi della Superba e ci raccontano una storia “carica di sale, gonfia di odori”.

Questo proprio perché un tempo anche questi lidi, oggi relativamente distanti dal mare, erano lambiti dalle onde.

Fino all’Ottocento infatti quando cominciarono i riempimenti per l’ampliamento delle strutture portuali, la piazza da cui dipana la salita – come del resto l’intero borgo – aveva il mare a pochi metri di distanza.

Si respirava quindi odore di salmastro ma anche olezzo di cadaveri in attesa di sepoltura.

Tanto è vero che qui in quella che oggi è Piazza Di Negro, sul ciglio del fossato di S. Teodoro, fin dal ‘200 erano collocate le forche e vi si eguivano le impiccagioni.

Il nome della piazza rimanda invece all’omonima famiglia patrizia che qui fece edificare nel XVI secolo la dimora di villeggiatura ancora oggi esistente: villa Di Negro, poi Durazzo, poi Rosazza.

Fra i Di Negro si annoverano numerosi capitani, alcuni ammiragli, parecchi senatori della Repubblica, un doge e un cardinale. Non vanno tuttavia dimenticati l’erudito astrologo e poeta Andalò che fu nel ‘300 maestro di Boccaccio e il letterato marchese Gian Carlo che fece della sua dimora nel ‘700 un apprezzato luogo d’incontro delle migliori menti europee.

La villa era impreziosita da un ampio giardino, scomparso con l’ottocentesca costruzione delle strade che degradava fino alla riva e da uno scenografico parco, ancora esistente, adagiato sulla collina retrostante.

Proprio per la sua privilegiata posizione la villa era detta dello Scoglietto.

La Grande Bellezza…

In copertina: Salita degli Angeli. Foto di Leti Gagge.