Vico dei Cannoni

Da a vico si dipana, nel più completo degrado, il vico dei Cannoni.

L'origine del toponimo nulla ha a che vedere con i pezzi d'artiglieria ma rimanda invece ad un'antica pratica genovese.

Con il termine “cannoni” infatti si identificavano in epoca medievale i tubi, diffusi un po' dappertutto nella città vecchia, che versavano l'acqua nelle fontane o nelle vasche pubbliche.

Tra quelle rimaste la più famosa è quella che si può ammirare in chiamata – appunto- la fontana dei Cannoni.

A differenza dei (rubinetti) i cannoni non avevano né la chiave per la chiusura, né la valvola per regolarne il flusso, ed erano quindi sempre aperti.

Una volta cessato il loro utilizzo vennero turati con tappi di piombo.

In Copertina: Vico dei Cannoni. Foto di Giovanni Cogorno.

La Fontana dei Cannoni

La Fontana detta dei “Cannoni del Molo”, sovrastata dall'edicola di San Giovanni Battista, era una delle stazioni terminali dell'acquedotto storico.

A tale cisterna risalente al 1634 erano collegati i tubi, un tempo chiamati “cannoni” che distribuivano l'acqua alle fontane pubbliche.

I cannoni, a differenza dei più evoluti dotati di valvola, erano forniti solo di tappi costruiti in marmo o ceramica, o ferro.

Proprio accanto al piccolo tempio si notano due listelle di marmo incastinate nelle pietre con numerazione araba e romana. Sotto s'intuisce la bocca marmorea, oggi occlusa, di uno di questi cannoni.

In copertina: la . Foto di Leti Gagge.