Il tesoro nascosto in Via Canneto il Lungo n.17

A Genova può bastare un portone qualunque per ritrovarsi davanti a qualcosa che non ti aspetti. È quello che accade in via Canneto il Lungo, dove Palazzo Cicala, poi Donghi, al civico 17, custodisce una storia davvero singolare.
Sull’architrave è incisa una frase che certifica una dichiarazione d’intenti: “Mora non Requies”, “nessun indugio, nessun riposo”.

Un motto che ben si addice a una famiglia di mercanti, abituati a viaggiare, trattare e soprattutto a non lasciarsi sfuggire le occasioni: negli affari, chi aspetta troppo rischia di arrivare tardi. Sul portale campeggia lo stemma nobiliare del casato.
All’interno, l’atmosfera cambia:
colonne doriche e soffitti a volta fanno da cornice a un primo cancello in ferro battuto. Accanto allo scalone, una seconda inferriata, più imponente, protegge il vero protagonista: un ninfeo.
Qui la pietra sembra prendere vita; conchiglie, rocce, stalattiti e stalagmiti rivestono la grotta artificiale, mentre alla base spicca una grande vasca marmorea.
Sull’arco, infine, un mosaico riunisce due animali araldici, uno stemma coronato e un enigmatico mascherone.
A Genova le meraviglie non hanno bisogno di mettersi in mostra: basta sapere dove cercarle. E questo ninfeo, nascosto dietro un anonimo portone dei caruggi, è uno di quei tesori che la città riserva a chi ha la curiosità di scoprirli.

Vico de Gradi

Vico de Gradi si interseca con vico del Filo e si trova nel dedalo di caruggi compreso tra San Lorenzo e Canneto il Curto.

Il piccolo vico in parte occupato dai tavolini di elegante locale ( Nouvelle Vague ristorante, enoteca, bar, musica dal vivo e libreria) deve il suo nome all’omonima famiglia di origini lombarde che aveva qui, a partire dal 1450, le sue dimore in città.

Nel 1528 con la riforma degli Alberghi confluiscono nella casata dei Cicala.

Da tempo risultano estinti.

In Copertina: Vico de Gradi. Foto di Antonio Corrado.