Ci vediamo a De Ferrari?

dove la città si ritrova e riparte.

Per quelli della mia generazione “Ci vediamo a Deffe” era una certezza, un luogo a tutti noto e inconfondibile. Eppure non è stato sempre così infatti la piazza per eccellenza dei genovesi come la vediamo noi oggi è frutto di una geniale visione a cavallo fra Otto e Novecento. Il punto di incontro tra il glorioso passato della Repubblica marinara con il suo labirintico centro storico e la città del futuro- per quei tempi moderna- che stava sorgendo con l’edificazione dell’elegante via XX Settembre.

Come era Piazza De Ferrari prima che iniziassero i lavori. La foto è datata tra il 1893 e il 1896 perchè si riconosce il ristorante Labò aperto nel 1892 e si intuisce la delimitazione sulla sinistra del monumento a Garibaldi del 1893. La didascalia originale della cartolina recita piazzza San Domenico ma è errata poichè la piazza mutò nome nel 1875.

Piazza De Ferrari è il cuore pulsante di Genova, uno spazio in cui storia, vita quotidiana e identità cittadina si intrecciano. Da sempre teatro di incontri, celebrazioni e momenti collettivi, dai festeggiamenti calcistici alle grandi manifestazioni, la piazza rappresenta il simbolo più riconoscibile della città.
In origine era un modesto slargo, piazza San Domenico, dominato dall’omonima chiesa centro del potere domenicano in città, poi demolita nell’Ottocento per lasciare spazio al Teatro Carlo Felice.


Teatro Carlo Felice con il suo elegante pronao sormontato dall’ottocentesca statua del Genio dell’Armonia di Giuseppe Gaggini. In primo piano la statua equestre di Garibaldi. Foto di Stefano Eloggi.

Con i grandi interventi urbanistici successivi al Congresso di Vienna (1814/15), che sancì il passaggio della Repubblica Ligure al Regno di Sardegna, la zona venne completamente ridisegnata, con lo sbancamento addirittura del colle di S. Andrea, trasformandosi in un moderno snodo urbano e culturale.
Tra Ottocento e Novecento la piazza si amplia, si definisce e assume la propria identità: nascono arterie fondamentali come Via XX Settembre e sorgono edifici monumentali come il Palazzo della Nuova Borsa che, progettata in stile eclettico da Dario Carbone, è stata attiva fino al 1996.

Palazzo della Nuova Borsa chen nel 1912 prese il posto di quella storica della Loggia di Banchi. Foto di Stefano Eloggi.

Nel 1936 viene aggiunta la grande fontana centrale, donata dal banchiere Piaggio e progettata dll’architetto Crosa Vergagni, destinata a diventare il suo emblema visivo e uno dei simboli della città.
La Seconda guerra mondiale segna una frattura profonda: il teatro progettato da Carlo Barabino viene quasi distrutto e la piazza è teatro degli scontri della Liberazione del 1945, episodio unico per la resa delle truppe tedesche ai partigiani, e di quelli del 1960 per impedire il congresso nazionale del Movimento Sociale in città.

Il Palazzo del Credito Italiano edificato nel 1914 dall’Ing Giuseppe Tallero. Foto di Stefano Eloggi.

Nel dopoguerra continua a essere luogo di partecipazione civile, fino ai fatti legati al G8 di Genova. I restauri tra anni ’90 e Duemila ne restituiscono eleganza e centralità, con ampie aree pedonali e una rinnovata valorizzazione degli spazi.

A rendere unica la piazza è anche la straordinaria cornice architettonica. Il Palazzo Ducale, antica sede del potere oligarchico cittadino, oggi ospita mostre ed eventi culturali, mentre edifici storici come il Palazzo Doria De Fornari e il Palazzo Agostino Spinola (noto anche come Doria De Ferrari) raccontano la stagione delle grandi famiglie aristocratiche.

Sulla piazza si affaccia il prospetto laterale del Palazzo Ducale. Foto di Anna Armenise.

Quest’ultimo prima di essere acquistato dal Duca Raffaele De Ferrari a cui è intitolata la piazza, fu quartier generale del comandante francese Massena durante il drammatico assedio del 1800 e dimora genovese di Napoleone.

Palazzo Agostino Spinola. Foto di Robero Crisci.
La lapide che ricorda il generale nizzardo Massena comandante della piazza di Genova durante l’assedio austro inglese del 1800. Foto di Roberto Crisci.

Accanto a queste testimonianze del passato convivono edifici legati alla modernità della città. Il Palazzo del Credito Italiano, con la sua architettura solida ed elegante, richiama il ruolo finanziario della piazza nei primi del Novecento, mentre il Palazzo della Regione Liguria rappresenta, un tempo sede della Società di Navigazione Italia, oggi il centro amministrativo della regione.
Il Teatro Carlo Felice, con il suo maestoso pronao neoclassico, è il fulcro culturale della piazza: distrutto durante la guerra e ricostruito nel tardo Novecento, continua a essere uno dei principali teatri italiani.

Palazzo della Regione.

Di fronte si staglia la statua equestre di Giuseppe Garibaldi, opera di Augusto Rivalta, che imprime alla piazza un forte valore simbolico legato al Risorgimento.
Sul lato opposto, il Palazzo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti custodisce la tradizione culturale della città, mentre al centro la scenografica Fontana di Piazza De Ferrari, con i suoi giochi d’acqua, dona movimento e armonia all’intero spazio.

Sulla sinistra dietro la fontana l’accademia Ligustica di Belle Arti. Foto di Stefano Eloggi.
Palazzo Giulio Pallavicini. Dal 1899 al 1989 fu sede delquotidiano il Secolo XIX.
Palazzo Doria De Fornari.

“È il centro della città. Il punto zero delle carte. Da qui si misura quanto gli altri siano distanti da noi, nello stesso luogo ove si realizzano gli incontri quotidiani. Arrivare dalle più lontane valli, scendere dai mezzi o dalle nobili strade della Circonvallazione, o salire dai fascinosi caruggi e incontrarsi qui, vestiti da domenica, è un rito che si rinnova da sempre, e poi partire abbracciati verso angoli amici. Vede più baci De Ferrari della Stazione Principe.

Parlare di piazza De Ferrari a Genova è come cercare il centro di un cerchio giocando ai p. greco come nelle formule matematiche. Nelle distanze chilometriche con le grandi città è lo zero. Si comincia a contare da questo punto per accorgersi, che attorno, come onde del mare, si allarga il mondo.
Mentre per i genovesi è il centro indiscusso della mezza grande città che è Genova”.

Cit. Vito Elio Petrucci  (1923 –2002), poeta, giornalista e commediografo genovese.

In copertina: Piazza De Ferrari. Foto di Stefano Eloggi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.