Il toponimo della fava greca trae origine da un tipo di pianta presente in un giardino in cima alla salita davanti all’archivolto che conduceva all’antico portello delle mura medievali.
Salita della Fava Greca ripresa da Ravecca. Foto di Stefano Eloggi.
Non si è certi del significato ma si ipotizza che con il termine fava greca si identificasse una diffusa tipologia di legume orientale simile alla cicerchia molto usato, a quel tempo, nelle zuppe.
All’angolo fra Vico Vegetti e Salita Mascherona gli evidenti resti, inglobati nel palazzo, di una possente torre, un tempo postazione degli alabardieri, sulla quale campeggia la Madonna Immacolata. Si tratta di un’ottocentesca edicola piuttosto trascurata con un’anonima statuetta della Vergine ricoverata in un malconcio tabernacolo di stucco. Il palazzo ospitava il Convento di Santa Maria la Nuova con relativo ricovero per nobili fanciulle e nel ‘800 venne trasformato in caserma.
Il toponimo della Mascherona trae origine da un’arcaica forma dialettale che indicava la zona sottostante il Castello degradante verso la chiavica, il rivo che scorreva a valle in corrispondenza dell’attuale Via dei Giustiniani.
Vico Vegetti deve invece il nome dell’omonima famiglia che diede i natali al Vescovo Andrea.
A pochi passi Piazza e Via San Bernardo fulcro della movida notturna genovese questo luogo costituisce uno degli snodi più caratteristici dei caruggi genovesi.
Piazza Stella prende il nome dall’omonima colta famiglia di parte ghibellina che diede alla Repubblica notai e storiografi. Tra questi Giorgio, il più celebre, fu illustre annalista continuatore dell’opera del Caffaro. I suoi resoconti coprirono il periodo dal 1290 al 1420 mentre il figlio Giovanni ne riscrisse una parte completandoli fino al 1435.
Nella piazzetta si notano subito le due grandi arcate ogivali in pietra del XIII sec. e il portale in pietra nera del XV – XVI sec del civ. n. 5. Si tratta della loggia e del portone del palazzo del casato. Scolpito quest’ultimo nel 1506 dal Maestro Giacomo da Campione fu concepito a lesene con medaglioni imperiali e conchiglie alle estremità.
Il fregio dell’architrave presenta al centro l’agnello di Dio e ai lati stemmi abrasi su sfondo floreale.
A fianco il medaglione marmoreo della Madonna della Misericordia con inginocchiato il Beato Botta. L’intelaiatura di contorno è completamente abrasa e rimane solo, sul timpano sicuro dell’edicola, una solitaria testa di angioletto alato.
“La mia città dagli amori in salita, Genova mia di mare tutta scale e, su dal porto, risucchi di vita viva fino a raggiungere il crinale di lamiera dei tetti”.
(Giorgio Caproni)
In questa creuza di Carignano che collega Via Fieschi con il complesso monumentale di S. Ignazio (sede oggi dell’archivio di Stato) nel ‘600 aveva dimora la bottega di Domenico Piola.
La casa dei Piola. “Hostis abi, Limina Time”. “Nemico Vattene, Temi questa casa” recita il motto sul trave. Foto di Anna Armenise.
Chissà quante volte il celebre maestro del Barocco genovese la avrà percorsa affannato e ispirato.
Nel ‘900 ospitò anche la principale sede cittadina del Partito Comunista Italiano.
Sopra l’archivolto di Via Balbi 126 a/r la statua marmorea con aureola in ferro di San Giovanni Battista del XVIII sec. veglia sulla suggestiva Piazza di Santa Brigida. Sbirciando s’intravvede la copertura degli omonimi Truogoli.
I Truogoli originali costruiti a metà seicento non ci sono più. Nella versione in cui li possiamo ammirare noi oggi si presentano in conformazione ridotta e sono stati ricostruiti nel 2006 utilizzando solo porzioni delle vasche originali in pietra. Riedificate anche le strutture di copertura e ripristinata la pavimentazione.
Percorrendo il Vico del Campanile delle Vigne, ci si imbatte in uno strepitoso sarcofago del II sec. d.C. raffigurante la morte di Fedra. Nel 1304 venne utilizzato per conservare le spoglie mortali di Anselmo d’Incisa, astronomo, alchimista e medico personale di Papa Bonifacio VIII e di Filippo il Bello, re di Francia.
Trattasi di una fedele copia poiché il prezioso originale è custodito presso il Museo Diocesano.
Bistrot parigini nel quartiere latino? no “La sosta degli artisti” in Piazza San Donato con il cinquecentesco portale del palazzo De Benedetti, testimone impassibile di glorie passate.
Tinte pastello e giallo ocra che si stemperano nel blu del cielo in Piazzetta San Carlo. Lampioni d’antan ed edicola secentesca sono testimoni di un tempo lontano. Anche l’orologio si è fermato.
La Grande Bellezza…
Atmosfere scozzesi magari nei paraggi del castello di Edimburgo?… no Salita delle Battistine che costeggia un tratto di mura del 1155. A metà salita al civ. 8 dimorò Nietzsche, il filosofo che, più di ogni altro, influenzò il pensiero occidentale.
La freccia indica le finestre dell’appartamento di Nietzsche. Foto di Anna Armenise.