Una Lavagna affacciata sul mare

Certo, per quelli della mia generazione, fa strano che la lavagna su cui erano scritte le lezioni scolastiche oggi sia un oggetto obsoleto e dimenticato. Soppiantata dalle più moderne tecnologie la lavagna sembra provenire da un lontanissimo passato dove lo stridio del gesso e i polverosi cancellini infeltriti sono solo uno sbiadito ricordo.

Eppure Lavagna paese e lavagna ardesia su cui scrivere rappresentano una perfetta metonimia.

Una simbiosi che ha il significato netto delle cose antiche, di quelle parole che il mare ripete per secoli fino a consumarle appena, senza cancellarle davvero.
Qui nella località affacciata sul golfo del Tigullio tutto infatti conduce all’ardesia.
L’ardesia è nelle colline della Fontanabuona che guardano il mare da cui è estratta, nelle cave aperte come ferite scure dentro la montagna, nei tetti lucidi dopo la pioggia, nelle strade che trattengono l’ombra anche d’estate. È una pietra elegante e severa, capace di spezzarsi in lastre sottili come fogli. Una pietra che sembra nata per custodire segni e, perché no, sogni.
Da questi luoghi sospesi nel tempo questa pietra non poteva non prendere il nome del suo naturale sbocco in mare, il borgo di Lavagna.
Prima di essere un oggetto scolastico, la lavagna era infatti ardesia: superficie nera pronta ad accogliere parole, conti, mappe, errori e pensieri. Il gesso correva sulla pietra lasciando linee bianche rapide, luminose come scie di sale sul porto. E ogni volta tutto poteva essere cancellato, ricominciato. Come l’onda del mare sulle spiagge che scrive una nuova storia e subito dopo la cancella.
C’è qualcosa di straordinario in questo legame: una città che offre il proprio nome alla materia stessa della scrittura.
Non alla scrittura eterna scolpita nel marmo, ma a quella viva, quotidiana, mutevole. La scrittura che insegna, prova, sbaglia, ricomincia. L’ardesia di Lavagna non serviva soltanto a coprire tetti o costruire tavoli: serviva a trattenere il pensiero umano, anche solo per un istante.
E allora il paese sembra diventare qualcosa di più di un luogo sul mare ligure. Diventa una gigantesca lavagna affacciata sull’acqua, dove il tempo ha continuato a scrivere per secoli.
La pioggia lascia riflessi argentei sulle pietre nere. Il vento passa tra i vicoli come una mano che cancella lentamente il gesso. Le cave brillano al tramonto di una luce metallica, quasi blu. Perfino il mare, certe sere, assume il colore scuro dell’ardesia e sembra volerti inghiottire.
Tutto sembra ricordare la stessa idea: che alcune pietre non servono solo a costruire case. Servono a conservare memoria.
E forse è proprio questo il segreto nascosto nel nome Lavagna: la convinzione antica che ogni parola lasciata sulla pietra, anche la più fragile, continui a vivere molto più a lungo di chi l’ha scritta.

In copertina: lavagna sul mare. Immagine elaborata con la IA.

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