‘Na stöia da doî citti

Il 4 giugno 1805 la Repubblica Ligure, nata appena otto anni prima dopo la caduta della Repubblica di Genova, viene annessa a tutti gli effetti alla Francia.

La Superba diviene città francese fino all’aprile 1814 quando verrà occupata dagli inglesi e da questi l’anno successivo venduta ai Savoia.
Genova perde così la propria autonomia e il territorio viene riorganizzato secondo il modello amministrativo francese, suddiviso in tre dipartimenti: Genova, Appennini e Montenotte.
Con il nuovo assetto politico cambia anche la moneta. Alla tradizionale lira genovese subentra il franco francese, articolato secondo il sistema decimale: ogni franco è diviso in cento centesimi.

Proprio da qui nasce una curiosa eredità linguistica. In francese “centesimo” si dice “centime”; nel parlato genovese, attraverso una trasformazione fonetica popolare, il suono “cent” si accorcia e si trasforma in “cit”, poi “citt”, fino a diventare “citto”.

Ancora oggi, a più di due secoli di distanza, oltre al vocabolo ”palanche” per indicare il denaro, soprattutto tra i più anziani sopravvivono le parole “franchi” per la moneta e “citti” per i centesimi: un piccolo segno quotidiano lasciato dalla storia napoleonica.

Fronte e retro della moneta in argento del franco francese in vigore a Genova durante il periodo napoleonico.
Retro della moneta in rame del centesimo in vigore a Genova durante il periodo napoleonico.

Da qui alcuni detti popolari come “No avei un citto” (essere completamente senza soldi), “Mettine un citto d’importo” (per dare ironicamente importanza a qualcosa di piccolo e insignificante), “cerca de sarvâ o citto” (cerca di risparmiare anche il centesimo).

In Copertina: il fronte della moneta da centesimo in rame raffigurante Napoleone.

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