Mi è capitato circa due mesi fa di subire un piccolo intervento chirurgico per il quale mi è stata prescritta l’ormai introvabile Amuchina Med. Disinfettante che si può per fortuna riprodurre a casa con 20 parti di soluzione fisiologica per ogni parte di amuchina pura.
La necessità di preparare artigianalmente il medicamento me ne ha riportato alla memoria – che te lo dico a fare come direbbe Al Pacino in Donnie Brasco – la genovesità.
Amuchina infatti che accompagna la vita degli italiani da quasi un secolo, attraversando epidemie, emergenze sanitarie e cambiamenti sociali senza mai perdere il proprio ruolo di alleato quotidiano dell’igiene e della sicurezza, si diffonde industriamente da Genova.
Se durante la pandemia di Covid-19 il suo nome è diventato familiare a tutti, la sua storia affonda in realtà le radici molto più lontano, negli anni Trenta, quando nasce come risposta alla lotta contro la tubercolosi.
L’idea prende forma grazie all’ingegno del pugliese Oronzio De Nora, che nel 1923 brevetta una soluzione a base di ipoclorito di sodio capace di eliminare virus, batteri, funghi e spore senza danneggiare superfici e tessuti.
Il nome fu suggerito dal padre di De Nora, che lo derivò dal greco antico amukos (che significa “senza ferita” o “che protegge dalle ferite.
Ma è soprattutto a Genova che il marchio lega una parte fondamentale della propria identità: proprio nel capoluogo ligure inizia infatti in quegli anni la produzione industriale di Amuchina.
Genova diventa così il cuore operativo di un prodotto destinato a entrare nella storia della sanità italiana. Qui, nel 1939, il gruppo Eridania acquisisce il marchio e ne sviluppa ulteriormente ricerca, sperimentazione e processi produttivi, contribuendo a trasformare Amuchina da innovazione chimica a presidio sanitario di riferimento. È una Genova industriale, dinamica e proiettata verso il futuro quella che accompagna la crescita del logo, rendendolo simbolo di affidabilità e progresso scientifico.
Negli anni successivi Amuchina consolida il proprio ruolo negli ospedali, nella cura delle ferite e nella disinfezione delle apparecchiature mediche, fino a diventare protagonista anche nelle case degli italiani. Durante l’epidemia di colera degli anni ’80, il prodotto conosce una diffusione senza precedenti, soprattutto per la disinfezione di frutta e verdura, entrando definitivamente nell’immaginario collettivo.
Da laboratorio nato per affrontare la tubercolosi a simbolo nazionale della prevenzione, la storia di Amuchina è anche una storia italiana fatta di ricerca, industria e resilienza. E in questo percorso, Genova non è solo una città di produzione: è il luogo dove un’intuizione scientifica si è trasformata in un marchio destinato a diventare parte della memoria collettiva quotidiana del Paese.
In Copertina: pubblicità di amuchina nel porto di Genova. Immagine tratta dal sito di amuchina.
