Il Milanese Infiltrato..

Il milanese infiltrato è un agente speciale assai temibile ed altamente qualificato.
Ogni estate infatti costui riesce a superare i controlli alla frontiera. Non arriva con le scarpette acquatiche fluorescenti, non pronuncia “Déiva” con la “e” spalancata e non chiede dove sia il parcheggio più vicino alla battigia perché si è munito di un lasciapassare diplomatico fornito direttamente dal Principato di Monaco che gli permette – dice lui – di sostare ovunque, senza balzelli.
Si mimetizza nei campeggi e nelle seconde case.
È il temibilissimo Milanese Infiltrato, un operatore meticolosamente formato, appartenente a uno dei corpi d’élite più preparati d’Italia, una milizia temuta e rispettata anche dal Kgb e dal Mossad.
Per mesi frequenta i corsi di nuoto all’Idroscalo, dove viene addestrato da prezzolati bagnini liguri in pensione ad affrontare onde alte fino a diciotto centimetri e a mantenere un’espressione rilassata anche quando l’acqua supera la temperatura del cappuccino.
Per ottenere un’abbronzatura credibile, anche fuori stagione, si sottopone a sofisticati trattamenti tecnologici: lampade UV, simulatori di riflesso marino e persino un algoritmo che riproduce l’effetto della tintarella “presa facendo finta di non volerla prendere”.
Segue poi durissimi corsi di camminata su pietra lavica, perché il vero ligure attraversa gli scogli come uno stambecco, mentre il turista foresto impiega venti minuti e pronuncia tre imprecazioni.
La preparazione linguistica è ancora più severa. Deve imparare le quarantasette sfumature del termine belin: sorpresa, gioia, rabbia, ammirazione, dolore, ironia e perfino punteggiatura. Dopo migliaia di ore di esercitazione riesce finalmente a pronunciarlo senza sembrare un lombardo in gita scolastica.
Sul fronte gastronomico conosce tutto: recita a memoria la ricetta del pesto tessendo le lodi dell’aglio per digerire il quale ha sempre con sé appositi medicinali salvavita.
Sa che nella lingua ligure la cima non è solo una corda di uso marinaresco ma anche uno storico piatto secentesco e riesce persino a discutere con naturalezza della prescinseua.
Ha perfino seguito un corso intensivo per mascherare la famigerata “e” aperta.
Insomma, perfetto.
O quasi.
Perché il ligure lo smaschera sempre.
Come?
Gli dici: “Il mare oggi è un po’ mosso…” e lui risponde: “Ma nel Naviglio era peggio.”
Quando vede una spiaggia di sabbia esclama: “Che bella, così non mi taglio i piedi.”
Al primo bagno fuori stagione esce e chiede: “Dove posso fare una doccia calda?”
Se gli offri la focaccia e vermentino alle undici del mattino risponde che preferisce un costoso aperitivo serale innaffiato da uno Spritz.

Se mentre è distratto gli porgi un bricòcalo risponderà ringraziandoti che adora le mugnaghe.

E soprattutto, quando sente dire: “Ci vediamo in spiaggia alle otto”, arriva… alle dieci e mezza con il trolley e un’attrezzatura per raggiungere la boa da far invidia a Jacques Cousteau. I più coraggiosi si tuffano in mare senza prima fare lunghe abluzioni in stile santone sul Gange e riesceono persino a strozzare l’atavica domanda che li rode incessantemente sulla presenza delle meduse.
Il nostro Brambilla riesce persino a dire “belin” in modo impeccabile, ma si tradisce quando conclude la frase con un entusiastico “Taaac!”
Gli metti davanti un piatto di trofie al pesto e gli dici con aria distratta: “Sai… qualcuno ci mette la panna.”
Se non sobbalza, non è ligure.
Se sorride e dice: “In effetti ci sta…”, la missione è fallita.

Viene immediatamente accompagnato al confine regionale con una fornitura di scarpette acquatiche e un abbonamento all’Idroscalo.

È allora che il vecchio ligure, senza nemmeno alzare gli occhi dalle sue letture, sorride appena e sussurra:
“Belin… questo è addestrato bene. Ma milanese resta.”

In copertina: Decima Mas longobarda alle prese con il primo bagno estivo sulla spiaggia di Deiva.

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