Siamo nel cuore di Prè, tra Via Balbi e i Truogoli di Santa Brigida, dove i caruggi scivolano verso la Darsena.
In questo intrico di pietra si apre Vico Piuma.
Un passaggio stretto e quasi nascosto. Oggi i suoi muri appaiono feriti dal degrado e segnati dalle scritte dei graffiti, ma a Genova ogni pietra — anche la più trascurata — ha una storia da raccontare. Chi erano dunque Piuma?
Spulciando i vecchi archivi della Repubblica emerge il ritratto di una caparbia famiglia borghese, capace di scalare la società fino a conquistare il titolo di marchesi.
Molto prima delle sfarzose ville ottocentesche — come quelle di Coronata e Cesino —, i Piuma avevano le mani sporche di lavoro e di affari nel cuore pulsante della città: commercio marittimo e manifattura. Man mano che i guadagni crescevano, li reinvestivano nel “mattone” strategico: magazzini, botteghe e palazzi proprio qui a Prè, a ridosso delle banchine. Da mercanti si trasformarono così in grandi proprietari immobiliari e finanziatori della Superba.
Così, oltre la vernice spray dei nostri giorni, quel piccolo vicolo smette di essere un angolo degradato e torna a essere una traccia viva di memoria: ci ricorda che, prima dei grandi fasti nobiliari, c’era una famiglia la cui fortuna è nata proprio tra l’odore del mare e la pietra dei caruggi.
Foto di Lucia Gibaldo
