Da piazza delle Erbe all’inizio di Salita del Prione si trova un edificio religioso completamente abbandonato e trascurato. Gustando il gelato di Viganotti ve lo siete trovato davanti e non ci avete mai fatto caso?
SI tratta dell’Oratorio di Nostra Signora del Suffragio che venne istituito nel 1618 per volere di papa Paolo V.

Purtroppo si hanno poche informazioni su questo edificio sacro. Lo storico Alizeri cita un anonimo viaggiatore che accenna appena agli affreschi anche se li definisce “superbi” .
“Delle tavole locate agli altari dell’Oratorio una sola vuol’essere nominata, cioè quella a sinistra colla Trinità e i SS. Pio V e Vincenzo Ferreri d’un Francesco Sasso, noto per questa sola opera, che non passa oltre la mediocrità. L’opera è oggi visibile presso un altare laterale dell’Oratorio di San Giacomo della Marina in Via Mura delle Grazie”.
In realtà presso lo stesso oratorio di San Giacomo è esposta di medesima provenienza un’altra pregevole tela “Cristo agonizzante sulla croce” di Giuseppe Palmieri.

L’oratorio sorse grazie al finanziamento di Agapito Centurione «per lui sorse in piè la chiesuola, per lui fu dotata di pingui rendite: e bene sta che i Consorti riconoscenti gli dedicassero nella lor sacristia una lapide onoraria e un marmoreo ritratto, scolpito non saprei dire se dal Traverso o dal Ravaschio».
Carlo Baratta vi affrescò i Profeti «così robusti, così vivaci alle tinte, e che n’abbiano invidia le storie di N.D. sui fianchi del santuario che già smarriscono per umidore».
Agapito era membro di quella ricca schiatta di banchieri che nel secolo precedente aveva fatto fortuna finanziando la corte spagnola e imparentandosi con Andrea Doria. Centurione oltre alla chiesa e agli arredi assicurò alla Confraternita una cospicua rendita per la sua sussistenza e per la dote ogni anno di cinque fanciulle da marito.

Nel 1810, come molti alti luoghi di culto, fu chiuso causa disposizioni delle leggi napoleoniche, salvo riacquistare la propria funzione nel 1814.
Con le norme governative del 1860 relative all’esproprio dei beni ecclesiastici venne utilizzato come magazzino e alloggio per militari.
L’oratorio venne restaurato riaperto al pubblico nel 1918. Il 14 febbraio del 1934 ricevette solenne benedizione dal Monsignor Francesco Canessa.

Le rovine che oggi osserviamo sono frutto del bombardamento aereo del 13 novembre del 1942 che rase al suolo l’intero quartiere.
Da tempo sono in corso restauri conservativi volti a preservare quel che resta degli interni.
In Copertina: Foto di Giovanni Caciagli.
