La Chiesa di Santa Fede, sita nell’omonina piazzetta, si affaccia su via delle Fontane.
È uno di quei luoghi in cui Genova sembra aver depositato, strato dopo strato, la propria memoria.
Le sue origini infatti affondano nel lontano XI secolo, forse sopra un’antica area paleocristiana.
La prima notizia storica scritta risale al 1142, in un documento in cui la Repubblica di Genova autorizzava un certo Ansaldo di Vacca a costruire delle abitazioni vicino alla chiesa.

Nel Medioevo la chiesa con annesso ospitale per pellegrini era un punto nevralgico del quartiere di Prè, tanto importante da dare il nome addirittura ad una porta cittadina, la porta -appunto- di Santa Fede, nota anche, per via della famiglia di cui sopra, come dei Vacca. Passò prima ai Cavalieri Templari e poi ai Cavalieri Ospitalieri gerosolimitani, gli stessi (futuri cavalieri di Malta) che già operavano nella vicina e più nota Commenda di Prè diventando per secoli un luogo carico di significato religioso e strategico.

Nel 1673 cambiò ancora volto: venne ricostruita in stile barocco, più ampia e decorata, arricchita da opere d’arte realizzate da alcuni dei principali artisti a quel tempo in città (Galeotti, Benso, Guidobono e Gregorio De Ferrari e molti altri) e da una forte devozione popolare. Ma con l’età napoleonica iniziò un lento e inesorabile declino: soppressioni, trasformazioni urbane e perdita di centralità segnarono il suo destino.
Il colpo decisivo arrivò nel 1926, quando fu sconsacrata e ridotta a deposito di vini scivolando nell’abbandono.
Quel che restava dei suoi arredi venne trasferito nella nuova chiesa di Santa Fede in Corso Sardegna nel quartiere di San Fruttuoso. La giurisdizione sul suo territorio venne assegnata alla vicina S. Sisto.1


Sembrava destinata a sparire, ma negli anni ’90 arrivò la svolta: i restauri riportarono alla luce le sue strutture più antiche, restituendole dignità e spazio nella città. Un muro e due absidi del primitivo edificio romanico.
Oggi, visitandola, il passato è letteralmente sotto i piedi: i reperti archeologici visibili sotto lastre di vetro mostrano le fondazioni e le tracce delle fasi più antiche, come un libro aperto sulla storia del luogo. Allo stesso tempo, i capitelli delle colonne raccontano un’altra storia ancora: scolpiti con motivi semplici ma espressivi, conservano il linguaggio severo del romanico, creando un affascinante contrasto con le trasformazioni successive.

Oltre ai resti della chiesa medievale, è stato riportato alla luce anche il piccolo chiostro e restaurato il campanile ottocentesco.
Non è più una chiesa, ma vive una seconda vita come sede pubblica (ufficio anagrafe): un luogo che ha cambiato funzione, ma non anima. Un perfetto esempio di come Genova riesca a trasformare il proprio passato senza mai cancellarlo.
In copertina: quel che resta dell’abside barocca della chiesa di Santa Fede.
