E’ la Liguria terra leggiadra… la mia terra…

È la terra leggiadra.
Il sasso ardente, l’argilla pulita,
s’avvivano di pampini al sole.
È gigante l’ulivo. A primavera
appar dovunque la mimosa effimera.
Ombra e sole s’alternano
per quelle fondi valli
che si celano al mare,
per le vie lastricate
che vanno in su, fra campi di rose,
pozzi e terre spaccate,
costeggiando poderi e vigne chiuse.
In quell’arida terra il sole striscia
sulle pietre come un serpe.
Il mare in certi giorni
è un giardino fiorito.
Reca messaggi il vento.
Venere torna a nascere
ai soffi del maestrale.
O di Liguria, come navi
disposte a esser varate!
O aperti ai venti e all’onde
cimiteri!
Una rosea tristezza vi colora
quando di sera, simile ad un fiore
che marcisce, luce
si va sfacendo e muore.

“La stessa immagine pochi minuti prima. Il tramonto prepara il suo spettacolo”.
“O di Liguria, come navi disposte a esser varate!”. La chiesa di di Tellaro.

 In questa Vincenzo dipinge un quadro con le parole. Le singole scene sono pennellate dal poeta, ora con tenui sfumature crepuscolari, ora con tratti decisi ed assolati. Perché la è tutto ed il contrario di tutto, la terra dove gli opposti si fondono in un “unicum” irripetibile. Si percepisce come fosse cosa viva il calore dei sassi, il della mimosa, l’ombra dell’ulivo, il sibilo del vento, l’incessante moto delle onde… l’amore per questa terra incantata.

Foto di un tramonto a Priaruggia.