Vico del Serriglio

L’origine del toponimo Serriglio si presta a diverse interpretazioni: secondo alcuni deriverebbe dalla traduzione del cognome della famiglia Lerici che in dialetto arcaico si diceva Serriggi; per altri il caruggio originario deriverebbe invece dalla sede di un piccolo recinto di animali da cortile (serriculum) o da uno sbarramento che serrava l’accesso.

Di certo la zona è stata completamente stravolta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Resta traccia di una costruzione in pietra del XII sec. con porta ogivale e una fascia di archetti frammentata dalle successive aperture di finestre il tutto sormontato da un arco con pilastri in laterizio.

Percorrendo il caruggio sul lato del ristorante si notano quattro pilastri in marmo e, sopra il civ. n. 19r, quel che rimane di una piccola edicola barocca in stucco, priva della statuetta e decorata con fastigio a motivi floreali e una conchiglia a sostegno della mensa.

In questo vicolo che fu dimora dell’ Paolo Gerolamo Franzoni ebbe sede nel 1757 una delle tre biblioteche pubbliche cittadine, quella – appunto – franzoniana.

Foto di Danilo De Lorenzis.

Edicola in San Luca angolo Vico del Serriglio

In Via San Luca sull’archivolto ad angolo con si trova una settecentesca edicola di Madonna col Bambino.

Il dipinto che, all’interno del medaglione marmoreo ovale, ritraeva la scena è scomparso, probabilmente come tanti altri, rubato.

Il profilo della cornice a riccioli e volute è arricchito da alcuni cherubini alati.

Alla base è incisa l’epigrafe: “Sine Labe”.