Quando Genova era Superba

Uno scorcio di inizio ‘900 con due batosi e una bimba che posano incuriositi, come il signore che poggia la mano sul muretto della scalinata, per lo scatto.

Rapito invece dal superbo panorama di pietra e ardesia, oggi solo uno sbiadito ricordo in bianco e nero, è il papà che tiene per mano la figlioletta.

L’oratorio di Sant’Antonio Abate della Marina e le trecentesche mura della sono ancora lì al loro posto.

Risulta invece beffarda la secentesca epigrafe “Posuerunt me custodem” che, posta sulla parete della chiesa, è riferita alla Madonna Regina di Genova.

La Vergine, a cui tante volte in precedenza era stata attribuita la salvezza della Superba, questa volta non è riuscita a proteggerla dai suoi stessi spietati cittadini.

Le millenarie palazzate dei quartieri della Marina, della Madre di Dio, dei Lanaiuoli e dei Servi sono andate infatti distrutte dalla scelleratezza umana in nome del progresso.

Purtroppo a dominare il colle di Carignano oggi è rimasta sola la Basilica di Santa Maria dell’Assunta.

L’ignobile opera demolitrice si svolse incessantemente a partire dal 1972 fino al 1980.

Sia imperitura vergogna della istituita dal Sindaco Pertusio che l’ha decisa, del Cardinale Siri che l’ha approvata e benedetta e degli architetti Dasso, Bruzzone e Aulenti che l’hanno progettata e attuata.

A parziale soddisfazione di tale imperdonabile offesa ci ha pensato il tempo rendendo il moderno quartiere della Regione, che ha sostituito quello più antico, un vuoto e triste contenitore senz’anima e vita.

“Vedrai una città regale,

addossata ad una collina alpestre, superba per genti e per mura, il cui solo aspetto la indica signora del mare”… scriveva Petrarca nel 1358.

breve storia delle Mura di Genova…

Le prime tracce, anche se si ha notizia di una cinta all’epoca romana, circa la presenza delle Mura risalgono al X sec. quando furono erette per far fronte alle continue scorrerie musulmane.
La superficie protetta era di circa venti ettari e i principali varchi erano Porta Soprana, Porta di  S. Pietro (visibile ancora oggi sotto forma di archivolto in Piazza cinque Lampadi), quella di Serravalle, addossata a San Lorenzo, quella di San Torpete in zona San Giorgio e quella Castri (nell’odierno Sarzano).
Nel 1155, causa la minaccia del Barbarossa, le Mura sono ampliate fino a

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oggi in Via Banderali”

difendere cinquantacinque ettari.

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“Porta Siberia dell’Alessi”

Si aggiungono Porta dei Vacca o di S. Fede davanti alla Darsena , Porta di S. Egidio (Aurea) in Piccapietra e Porta Murtedi all’Acquasola.
A queste si sommano tre accessi turriti: S. Agnese, Portello e Pastorezza.
Sono mura imponenti la cui altezza media era di circa dieci metri.
Papa Alessandro III, invitato all’inaugurazione, proclama : “Siano le vostre Mura inespugnabili come lo sono i vostri cuori”. Tra il 1276 e il 1287, in piena guerra con Pisa e Venezia le Mura vengono rinnovate e modificate.
Nel XIV sec. la cinta viene ulteriormente allargata a centocinquantacinque ettari con i nuovi accessi di Porta degli Archi (a metà di Via XX, presso il Ponte Monumentale) oggi sita in Via Banderali, Porta dell’Olivella zona Pammatone e la Porta dell’Acquasola.

Tra il 1517 e il 1522 l’Olgiati e il Sangallo, ingegneri di rinomata fama, aggiunsero bastioni, ristrutturarono, potenziarono e inserirono, su progetto dell’Alessi, la Porta Siberia.
Nuove mura, tra il 1629 e il 1633, Galliani, scienziato amico di Galileo Galilei, diresse i lavori di ampliamento, progettati dal Maculani, dal Bianco e dal Fiorenzuola.
Due le Porte della secentesca grandiosa cerchia: Porta della Lanterna e Porta Pila (all’inizio di Via XX), oggi collocata in Via Montesano sopra la stazione di Brignole.
Su di esse le statue della Madonna Regina con sotto scritto il monito “Posuerunt me custodem”.

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“Porta Pila, oggi in Via Montesano”.

Nel ‘700 vennero edificati, a corona della Superba, i forti (ma questa è un’altra storia…) che, inseriti nell’800 dai Savoia nel nuovo sistema difensivo piemontese, costituirono l’ottava ed ultima cinta.

“Porta della Lanterna”.

“Chroniques”

"Chroniques di Jean d'Auton".
“Chroniques di Jean d’Auton”. Versione integrale

Già da tempo ormai aveva mutato la sua vocazione marittima dal periodo in cui era detta la Dominante, a quella finanziaria della ma la sua primaria caratteristica era rimasta ancora intatta:
“… l’abilità nautica di è tenuta in tale reputazione e stima in tutto il mondo che i sono detti signori del mare”.
Questo il commento nel 1502 nelle “Cronache del Regno di Luigi Xll” di Jean d’Auton, annalista, religioso e scrittore, al seguito del Re in a Genova.

Storia di leoni minacciosi e…

di leoni… domati…
La rivalità fra Genova e è a tutti nota ed ebbe il suo epilogo con la celebre battaglia della Meloria del 1284 che permise alla nostra Città di dominare il Tirreno.
Non da meno fu quella con Venezia che perdurò molto più a lungo sia sui mari che nelle sale del potere delle più importanti Corti europee, al fine di assicurarsi il monopolio dei commerci con la Terra santa e soprattutto con l’Oriente.

“Prima testa leonina affissa sul portale lato Sottoripa proveniente dal Palazzo del Pantocratore di Costantinopoli, presa ai veneziani nel 1262.”


A ricordarci questa acrimonia la è disseminata di minacciosi e fieri leoni di S. Marco, prezioso bottino di epiche battaglie navali:
Ben tre leoni dal 1262 sono posti sulla facciata, lato Sottoripa, provenienti dal Palazzo del Pantocratore, sede del Doge veneziano a Costantinopoli.

"Seconda testa leonina"
“Seconda testa leonina, posta all’angolo destro della facciata”.

“Terza testa leonina, posta all’angolo sinistro del prospetto”.

Un altro, datato 1380 proveniente da Pola, è incastonato all’esterno della Parrocchia di S. Marco al Molo, a pochi passi da Porta Siberia.

“Leone di S. Marco incastonato all’esterno della Parrocchia di S. Marco al Molo, bottino di guerra proveniente dalla battaglia di Pola 1380”. Foto di Leti Gagge.


L’ultimo, anch’esso del 1380, trofeo originario di Trieste, occupata durante la guerra di Chioggia, adorna il prospetto del Palazzo Giustiniani sito nell’omonima Piazza.
Infine, datati 1830, opera dello scultore Carlo Rubatto, una coppia di maestosi leoni protegge l’accesso alla Cattedrale. Hanno l’aspetto docile e remissivo, gli occhi tristi, probabilmente così voluti dall’artista per sottolineare la mai tollerata sottomissione ai Savoia.

palazzo giustiniani
“Leone di S Marco incastonato sul prospetto principale di Palazzo Giustiniani, bottino preso a Trieste durante la guerra di Chioggia del 1380.”

Non hanno nulla a che vedere con le vicende inerenti Venezia ma, a me piace immaginare, che siano stati sottomessi e domati dalla Superba….