L’invincibile Gonfalone di San Giorgio…

Il glorioso della Repubblica simbolo millenario della città veniva, dopo solenne cerimonia e processione, consegnato dal Doge (Podestà, Consoli o Capitano del Popolo a seconda della forma di governo in vigore al momento) al comandante della galea madre prima di ogni impresa militare.

Il corteo partiva da Palazzo Ducale, attraversava San Lorenzo, proseguiva a e terminava in dove il Capitano (se al comando di cinque navi) o l’Ammiraglio (se le navi erano almeno dieci) ricevevano al grido di “Pe Zena e pe San Zorzo”, con l’impegno che fosse difeso e onorato ad ogni costo, il sacro .

Nonostante le sconfitte a volte subite, lo stendardo è sempre tornato a casa sano e salvo e veniva custodito e riposto nell’omonima chiesa.

Ironia della sorte furono proprio i a fine ‘700, invasati dalle nuove idee rivoluzionarie giacobine, a distruggerlo insieme ad altri preziosi simboli della Repubblica marinara e dell’oligarchia militare e mercantile della città. Di lì a poco Napoleone avrebbe mostrato il suo vero tirannico volto e i avrebbero a lungo rimpianto il loro santo guerriero protettore.

"Il Gonfalone in processione".
“Il Gonfalone in processione”.

 

Oggi se ne può ammirare fedele copia come sfondo delle riunioni comunali o come prezioso testimone ad importanti celebrazioni cittadine.

Storia di un Palazzo…

di una Prigione e della più antica del mondo…

Edificato nel 1257 da Frate Olivero, per volere del Capitano del Popolo Guglielmo Boccanegra, veniva chiamato “Palazzo del Mare” perché costruito su uno scoglio bagnato sui tre lati.

In seguito venne utilizzato come Dogana per le navi che proprio lì di fronte attraccavano.

Nelle sue segrete venne rinchiuso il veneziano Marco Polo che dettò al pisano Rustichello la stesura del celebre Milione”

"Parte medievale del palazzo".
“Parte medievale del palazzo”.

Nel 1407 divenne, per volere del Maresciallo di Francia Boucicault, sede del Banco delle Compere di , la più antica banca del mondo, che riuniva sotto di sé tutti i monopoli e le compere della Repubblica.

Divenne così potente da essere autonomo dal governo e da far dire a Machiavelli: “Uno Stato nello Stato”.
A metà del ‘500 venne costruita la parte rinascimentale lato mare, mentre quella medioevale era lato Sottoripa.
All’esterno sono presenti delle teste leonine, bottino di guerra, proveniente dal Palazzo dei Veneziani di Costantinopoli.
Sulla facciata della parte rinascimentale oltre all’affresco di S. Giorgio che uccide il Drago (mirabile opera di Lazzaro Tavarone del 1606), sono rappresentati i sei Padri della Patria:

Caffaro (l’autore degli “Annali” che raccontano l’epopea della Repubblica dal 1099 al 1163), Simone Boccanegra (eletto primo Doge nel 1339), G. Embriaco (il conquistatore di Gerusalemme nel 1099), il Principe A. Doria (Ammiraglio supremo di tutte le forze cristiane), C. Colombo (Ammiraglio ed esploratore per conto della Spagna) e B. Assereto (Ammiraglio e Condottiero della Repubblica, eroe della battaglia di Ponza del 1435).

 

"La sala del Capitano".
“La sala del Capitano”.

All’ interno sono degni di nota nell’atrio la Statua della Madonna Regina e il casellario delle gabelle.

Ai piani superiori le segrete dove erano custoditi gli immensi tesori, il Salone delle Compere con le statue dei più importanti azionisti del Banco e infine la Sala del Capitano, piastrellata in meravigliosi azulejos (piastrelle in rilievo policrome di fattura araba).

Essendo stata anche dimora dei Conservatori del Mare, oggi è sede del Consorzio Autonomo del Porto.

"La sala delle Compere".
“La sala delle Compere”.

Storia di una Croce, di una bandiera…

di un Re, di un viaggio… di un , il .

Già nel ‘700 d. C. era presente in città una guarnigione di soldati bizantini che aveva il compito di mantenere le coste libere da scorrerie piratesco musulmane.
Erano così ben integrati e accetti nel tessuto sociale cittadino che, quando portavano in processione lo stendardo del loro Santo (S.Giorgio) nell’omonima Chiesa, a loro si univa spontaneamente la popolazione.
Venerati, quindi da tempi remoti, S. Giorgio e la sua Croce, divennero, dopo le imprese dell’ Embriaco nel 1099 simbolo della nascente Repubblica.

"Il Gonfalone di San Giorgio".
“Il di ”.

Nel 1190 Riccardo Cuor di Leone, sovrano d’Inghilterra, chiese ai navi, marinai, ammiragli e scorte per trasportare il suo esercito a Gerusalemme.
Durante la traversata si accorse che musulmani, turchi, spagnoli, francesi, portoghesi se ne stavano ben alla larga.
Incuriosito ne chiese il motivo all’Ammiraglio comandante della spedizione, il quale rispose: “Vede Vostra Maestà, indicando la Croce di S. Giorgio, tutti sanno che chi osa attaccar battaglia contro un legno difeso da questa insegna, incorrerà in morte certa” (il corpo dei , di cui erano dotate le galee genovesi, incuteva infatti rispetto e terrore in tutti i mari).
Il Re chiese allora, versando un canone annuale, di poter battere nel Mediterraneo e nel Mar Nero la bandiera genovese, in modo che nessuno osasse attaccar briga.
Dopo un paio di secoli, a seguito dei buoni rapporti instauratisi, i genovesi regalarono agli inglesi l’uso della bandiera che, ancora oggi è simbolo dell’Inghilterra, di Londra e della Marina Militare britannica.
Questa è storia poi la leggenda narra che agli inglesi, i genovesi abbiano venduto anche le spoglie del Santo (un Moro imbalsamato vestito da crociato) e addirittura il Drago (un gigantesco coccodrillo del Nilo, animale che in Europa pochi conoscevano, anch’esso imbalsamato).
Come detto in altre occasioni il Vessillo di S. Giorgio, veniva consegnato, dopo solenne processione e cerimonia al Capitano della Galea Ammiraglia (per poter issare la bandiera dovevano salpare minimo cinque navi in assetto da guerra con a bordo almeno venti balestrieri) al grido di: “PE ZENA E PE SAN ZORZO”, con l’impegno di onorarlo in battaglia e di riportarlo a casa, a qualunque costo.

Nonostante le sconfitte, a volte subite in 500 anni di guerre, il VESSILLO è sempre tornato sano e salvo.

Storia di una corona, di due Grifoni…

"Stemma della città di Genova".
“Stemma della città di ”.

di un , di una Regina, di una croce invincibile e di un rostro…

1) In piccolo, sopra la , Giano bifronte principe troiano, leggendario fondatore della città.
2) La Corona, prima simbolo del potere dogale, poi di quello regale della Madonna, eletta nel 1637 Regina di Genova.

3) I Grifoni, adottati nel 1248 allorché i nostri avi sconfissero l’arroganza imperiale tedesca e la spavalderia pisana, significano orgoglio coraggio e libertà.

4) La Croce di S. Giorgio a perenne ricordo della conquista di Gerusalemme e relativa liberazione del Santo Sepolcro ad opera dei crociati guidati dall’Embriaco che divennero poi i famosi Templari.

5) Il rostro a forma di testa di cinghiale di una nave romana rinvenuto nel porto nel ‘600, simbolo dell’antica e gloriosa vocazione marittima della città.
"Stemma abraso presente sul pavimento della chiesa di Zoagli".
“Stemma abraso presente sul pavimento della chiesa di Zoagli”.
Nello stemma sono quindi riassunti i simboli millenari di un Popolo.
 

Storia di due strepitosi portali…

… di S. Giorgio…
Per alcuni opera di Giovanni , per altri di Pace, in Vico Indoratori n. 2 si può ammirare un sovrapporta con una particolare rappresentazione di S. Giorgio e il drago:
In questo bassorilievo infatti, oltre ai due guerrieri che sorreggono gli scudi abrasi posti a lato, sullo sfondo, si notano elementi e personaggi scolpiti con la stessa raffinatezza dell’Adorazione dei Magi (il Presepe di Via Orefici) e del S. Giorgio di Piazza S. Matteo.

Portale di S. Giorgio in Vico Indoratori n. 2″. Foto di Sergio Gandus.


Ma la vera particolarità di questa immagine (non posso affermare con certezza che sia l’unica ma, sicuramente, fra le poche) sta nel fatto che il drago non è, come al solito sdraiato, bensì rampante e immortalato nell’atto di sputare fiamme sul santo.
Il sovrapporta di Piazza S. Matteo invece, certamente concepito da Giovanni Gagini, riprende l’iconografia classica e, visto il suo ottimo stato di conservazione e la sua straordinaria bellezza, si commenta da solo.

“Sovrapporta con S. Giorgio e il drago di palazzo Giorgio Doria in Piazza S. Matteo”. Foto di Sergio Gandus.


Manca si il volto del Cavaliere e, anche qui, gli scudi sono abrasi ma, come nel Presepe, spiccano i dettagli come il pastore che suona la cornamusa e il gregge al pascolo.

 

 

 

“E tanti sun …

li zenoexi, e per lo mondo si destexi, che und’eli van o stan, un’atra Zenoa ge fan”.
Trad: “I sono così numerosi e sparsi per il mondo che ovunque vadano o risiedano, creano un’altra .”
Cit poeta anonimo genovese del tredicesimo secolo…
Ovunque ci sia terra o uno scoglio in mezzo al mare la Croce di vedrai sventolare…