Salita del Prione

Varcati Porta Soprana e piano di S. Andrea per giungere in Piazza delle Erbe si percorre in discesa salita del Prione.

Per i vecchi ancora fino agli anni ’70 del ‘900 questa zona era assimilabile al mercatino di piazza S. Elena, ovvero il luogo dove si vendevano merci di recupero.

Si riciclavano abiti, scarpe, piccolo mobilio, merci di contrabbando e, soprattutto, cimeli e divise militari della Seconda Guerra Mondiale.

Prima ancora negli anni ’50 sempre del secolo scorso a caratterizzare la contrada erano invece le numerose case di tolleranza che vi avevano sede.

Oggi il caruggio ha cambiato volto ed è popolato da bar, pub e locali che costituiscono ormai parte integrante della Movida notturna celebrata ogni fine settimana alle Erbe.

ha una storia antichissima intorno alla quale, per spiegarne il toponimo, sono fiorite un paio di plausibili ipotesi:

la prima rimanda al termine Priön, una pietra posta in cima alla salita utilizzata dal cintraco (banditore) come piedistallo per i suoi proclami;

la seconda si rifà invece al termine latino barbaro Predoni Castri a significare, vista la vicinanza con una delle principali porte cittadine Porta Soprana, la pericolosità del luogo in relazione alla presenza dei briganti.

Di certo nelle mappe medievali la via era indicata come Montata (Montâ in genovese significa salita) Predoni.

In Copertina: scorcio floreale di Salita del Prione. Foto di Stefano Eloggi.

Madonna Immacolata in Salita del Prione 26

La statua della Madonna Immacolata in 26 ricoverata all’interno di un elegante tempietto di stile classico si segnala per la ricchezza della sua simbologia religiosa:

Nel timpano spezzato, fra e cherubini, è raffigurato il Padre Eterno mentre allarga le braccia ad indicare la sottostante statua della Vergine.

La Madonna invece con le mani giunte in preghiera poggia su un nembo di fiumi da cui spunta la testa animale del demonio mentre due angioletti svolazzanti sorreggono la della Regina della Città.

Sorveglia il tutto un cherubino che regge il cartiglio con l’epigrafe:

“Fons Vivvs” / Pvteis Esto.

L’edicola è autentica ma la statua esposta è un calco dell’originale custodita presso il Museo di Sant’Agostino.