Quando in Via XX Settembre la Wehrmacht…

Quando il 26 aprile 1945 le truppe della Wehrmacht sfilarono disarmate, scortate fra due ali di … quando la forza e il coraggio di un popolo avevano piegato le aquile del Terzo Reich.

Un’immagine storica di quelle che per la nostra città ha segnato un’epoca. Certamente il momento più alto della storia del secolo scorso.

Osservando questa foto i brividi corrono lungo la schiena. Il bianco e il nero dell’immagine non devono sbiadire ma rimanere bene impressi nella mente come, nei ricordi dei nostri nonni, le gesta di quegli eroi.

In fondo a Via XX Settembre, lato Brignole, lo stato maggiore tedesco  marcia in ritirata. Al centro, a capo delle truppe, si riconosce il comandante della piazza di , il Generale Gunther Meinhold firmatario della resa avvenuta a Villa Migone la sera prima.

“L’esercito nemico passa sotto il Ponte Monumentale in direzione Brignole”.

Genova era libera e i genovesi dovevano andarne ben fieri, perché dopo una dura lotta costata 300 morti e più di 3000 feriti “per la prima volta nella storia di questa guerra – come proclamò alla radio Paolo Emilio Taviani la mattina del 26 aprile – un corpo d’esercito agguerrito e ancora ben armato si è arreso dinanzi a un popolo”.

“Napule è” e “Creuza de Ma”… sorelle diverse…

in ricordo di due artisti inimitabili…
Se fossi stato un cantautore la mia più grande soddisfazione sarebbe stata quella di comporre un pezzo per la mia città, un omaggio che mi proiettasse nell’eternità proprio come “Grazie Roma”, “Creuza de Ma” e, appunto, “Napule è”.
Poesie che in pochi versi dipingono con le note e scolpiscono con le parole emozioni inesprimibili.
Pino Daniele, co

"Scorcio di mare, una creuza di Sori, olio su tela di Mario Poggi, il decano dei pittori genovesi".
“Scorcio di Sori una creuza di mare, olio su tela di Mario Poggi, il decano dei pittori genovesi”.

n questa canzone ci è riuscito alla grande raccontando l’essenza di una città meravigliosa, per me, fra le più affascinanti e dimostrando la sua cifra d’artista.
Sarà perché Napoli e sono simili come due sorelle dal carattere diverso ma dallo stesso dna… ogni volta che l’ascolto non posso fare altro che commuovermi… il porto, il mare, i vicoli, l’opulenza delle chiese, il gusto per la buona e semplice cucina, la passione viscerale per la propria squadra e l’orgoglio per la propria storia, storia che le unisce, uniche a essersi liberate dai , prima dell’arrivo degli Alleati… e Napoli, Medaglie d’oro al Valore, Balilla e Masaniello.
Fabrizio e Pino due modi di cantare in genovese o napoletano un unico grande Amore…

 

“La Motivazione…”

"Il Generale Meinhold, scortato fra due ali di Partigiani, abbandona disarmato Genova". La Superba è libera!
“Il Generale , scortato fra due ali di , abbandona disarmato ”.
La Superba è libera!

“Amor di Patria, dolore di popolo oppresso, fiero spirito di ribellione animarono la sua gente nei venti mesi di dura lotta il cui martirologio è nuova fulgida gemma all’aureo serto di gloria della “Suprema” repubblica marinara.
I caduti il cui sangue non è sparso invano, i deportati il cui martirio brucia ancora nelle carni dei superstiti, costituiscono il vessillo che alita sulla città martoriata e che infervorò i partigiani del massiccio suo Apennino e delle impervie valli, tenute dalla VI zona operativa, a proseguire nella epica gesta sino al giorno in cui il suo popolo suonò la diana della insurrezione generale.
Piegata la tracotanza nemica, otteneva la resa del forte presidio tedesco, salvando così il porto, le industrie e l’onore. Il valore, il sacrificio e la volontà dei suoi figli ridettero alla madre sanguinante la concussa libertà e dalle sue fumanti rovine è sorta nuova vita santificata dall’eroismo e dall’olocausto dei suoi martiri. – 9 settembre 1943 – Aprile 1945 “.

"Gli alleati angloamericani entrano in una Città già libera".
“Gli alleati angloamericani entrano in una città, il 26 aprile, già libera”.

Storia di un monumento…

… voluto contro tutto e tutti…
Nel 1919 il quartiere di S. Vincenzo volle erigere un monumento alla memoria dei suoi figli eroicamente caduti durante la Prima Guerra Mondiale.
Il concorso indetto venne vinto da un giovane sconosciuto, tal Francesco Messina, che sarebbe poi diventato il più importante scultore italiano del secolo.La città intera si mobilitò per raccogliere i fondi necessari e molti dei principali artisti genovesi, Govi compreso, aderirono devolvendo una parte degli introiti dei loro spettacoli.
Le autorità che avevano in mente l’arco di Piazza della Vittoria come unico sacrario cittadino, si opposero fermamente all’installazione.
Il comitato dei cittadini lo fece lo stesso collocare, benedetto dai frati della vicina S. Anna.
Il Prefetto fece allora rimuovere il gruppo bronzeo trasportandolo nel cortile di Palazzo Rosso.
La reazione popolare fu talmente indignata che il monumento venne rimontato in Piazza Villa con tanto di onori militari e presenza delle Autorità.
La Piazza prende il nome dal partigiano Goffredo Villa, membro dei Gap, torturato e fucilato dai fascisti, presso il Forte di San Giuliano, nel 1944.
Proprio dove un tempo sorgeva il Castelletto, simbolo dell’oppressione straniera, nella Piazza intitolata ad un Partigiano, campeggia il Monumento della Libertà…
Per NON dimenticare MAI!
 

Storia di un Cardinale… prima parte…

… molto… molto speciale…
Nel 1938 Benito Mussolini, presente per la prima volta a in veste di Capo di Governo, ospita Adolf Hitler.
Nello stesso periodo Papa Pio XI, al fine di rafforzare il presidio ecclesiastico cittadino, designa in qualità di Arcivescovo di Genova, il Cardinale Pietro , prelato gesuita apertamente antifascista.
Boetto mette piede, per la prima volta a Genova, scendendo alla Stazione di Piazza Principe completamente imbandierata di svastiche e fasci littori.
Il Cardinale non si intimorisce e, per tutto il corso della Seconda Guerra mondiale, si attiva a salvare migliaia di ebrei, fondando l’associazione clandestina Delasem e finanziandola con rendite personali e della Curia.
A capo di questa attività pone il suo segretario, il fido Don Repetto.
Costui si occupa di dare asilo ai profughi nei conventi e nelle chiese cittadine e procura loro documenti falsi al fine di poter raggiungere o il Sudamerica via nave o, soprattutto, via treno, Svizzera e Nord Europa, Svezia in particolare.
A chi, all’interno della Curia manifesta perplessità e paure per la pericolosa iniziativa risponde:”Non sono forse esseri umani come noi?… e Gesù non era forse un Ebreo?
Questo è il primo motivo per cui l’umanità gli è debitrice e, per cui la Comunità ebraica, lo ha insignito, post mortem, del titolo “Giusto fra i Giusti”…. poi ce n’è un secondo, per cui, a essergli debitori, siamo noi genovesi, tutti ….ma questa è un’altra storia…
Fine prima parte… continua…