Storia di una battaglia… la battaglia…

… di una piazzetta speciale… e di 9000 massacan.

Nell’anno del signore 1284, dopo secolare contesa, nella più imponente delle navali medioevali, dinnanzi allo scoglio della Meloria, sconfigge definitivamente , l’odiata rivale.
Vengono condotti in città 9000 prigionieri destinati ai lavori manuali ma dopo mesi di stenti molti di loro non supereranno l’inverno.
Sotto la pavimentazione a “”(mosaico ligure di ciotoli di mare), in occasione dei lavori di restauro per le Colombiadi, sono stati rinvenuti numerosi resti umani che testimoniano come quello fosse il cimitero a loro destinato.

"La Torre della Meloria".
“La Torre della ”.
Questo magico luogo ha fornito spunto per una colorita spiegazione del termine massacan secondo la quale i Nobili genovesi portavano i loro figli a guardare i prigionieri mentre faticavano e, indicandoli dicevano con disprezzo:”Mia sta massa de can”.
D’altra parte che tra i due popoli non corresse buon sangue è testimoniato dal vecchio adagio che recita:
“Meglio un morto in casa che un pisano all’uscio”.
Altre fonti raccontano invece di un attacco turco alla città nel ‘500 sventato dalla prontezza e dal coraggio degli operai che stavano lavorando alla costruzione di porta Siberia, o meglio, del Molo.
Costoro avvistarono i saraceni all’orizzonte e al grido di “massacan” (ammazza i cani) saltarono sulle galee e li respinsero.
Secondo i glottologi queste sono solo fantasiose ipotesi perché l’origine della parola, per la prima volta citata nel 1178 in relazione ad un tal Anrico Maçacano, magister antelamo savonese (cioè tagliapietre) che esercitava tale professione, risale all’etimo diffuso anche in altre lingue e dialetti con il significato di “ciottolo, pietra arrotondata” della quale ci si serviva per scacciare (ed eventualmente ammazzare) i cani molesti. Da qui il passaggio a “sasso” in genere, poi a “pietra da costruzione” e infine, per estensione, nell’area ligure a “muratore”. Se già in alcuni documenti savonesi nel 1272-1273 il termine significava “pietra da costruzione”, lo si trova per la prima volta in volgare genovese nel 1471 e poi nel 1475 legato ai magistri antelami che operavano a Caffa in Crimea (Piccolo dizionario etimologico ligure” del Prof Fiorenzo Toso ed. Zona 2015).
In ogni caso i racconti leggendari relativi ai pisani di Campo Pisano e ai turchi di Porta Siberia sono, per me, ricchi di fascino e come tali li tramando.
 

Storia di Grifoni, Aquile e Volpi…

… di fiero orgoglio genovese… e della sconfitta alemanna.
Federico II, nipote del celebre Federico Barbarossa, riprende il progetto del nonno, ovvero sottomettere con l’aiuto di e, con le flotte delle due città marinare unite, conquistare il Regno delle Due Sicilie per riportarlo sotto il dominio del Sacro Romano Impero, di cui la casata tedesca è legittima erede.
Le armate nordiche, quelle di tutti gli alleati ghibellini confinanti (interessati a sconfiggere la Dominante) da terra, e la flotta pisana dal mare, cingono d’assedio Genova.
La situazione sembra disperata ma i contadini e le plebi dell’entroterra insorgono arginando gli Alemanni e i loro alleati oltre Giogo, i nostri avi forzano il blocco navale pisano e li respingono in mare aperto.
Nel 1248 il Re tedesco accampato con il grosso dell’armata nei pressi di Parma verrà sconfitto e ricacciato in Germania anche grazie al decisivo contributo dei seicento genovesi accorsi in aiuto della città amica.
A eterno ricordo della gloriosa impresa le aquile imperiali degli Hohenstaufen sono state poste, a capo chino, a sorreggere la Porta della città (di Santa Fede o dei Vacca che dir si voglia), sorvegliate dai Grifoni.

"Le aquile degli Hohenstaufen poste a capo chino sui capitelli delle colonne "
“Le aquile degli Hohenstaufen poste a capo chino sui capitelli delle colonne per reggere la Porta”., “

Da allora il motto “Griphus ut has angit, sic hostes Janua frangit” (come il artiglia queste, riferito all’aquila tedesca e alla Volpe pisana, Genova distrugge i suoi nemici), già in voga dal 1193, sarà portato fieramente in battaglia con rinnovato orgoglio sopra lo stendardo, a fianco di S. Giorgio.
Sul finire dell’800 Genova ha voluto ricordare la sua Gloria riproponendolo sotto i portici di Via XX Settembre, la stessa Via, dove qualche decennio più tardi, altri tedeschi avrebbero sfilato sconfitti.


Ecco cosa simboleggia per la Signora del Mare che di lì, nell’arco di un secolo sarebbe stata battezzata Superba dal , il Grifone: orgoglio, coraggio, libertà!

 

Storia di Magistrature portuali…

… di quella di “Credenza”… e dello Stendardo.
Nel 1281, per la prima volta, negli Annali, si fa menzione dei “Salvatores portus et moduli”.
si dota di un’apposita magistratura destinata ad occuparsi delle faccende portuali, a proposito delle quali, ha pieni poteri.
Per quanto concerne invece la navigazione e le navi, la competenza spetta all’Ufficio di Oltremare e, più tardi, a quello di Gazaria (Colonie).
Dal 1340, per volere del primo Doge Simone Boccanegra, la magistratura del Porto viene gestita dai Padri del Comune, dieci membri di provato prestigio, eletti ogni due anni dai Serenissimi Collegi e dal Minor Consiglio.
Costoro si dividono in due gruppi speculari:
Conservatori del Mare, il primo, esperti di navigazione e Conservatori del Patrimonio, il secondo, preposti a tutte le attività inerenti la manutenzione e il decoro della città (strade, acquedotto, fognature, arredi urbani).
Nonostante le specifiche aree di pertinenza, nelle cerimonie pubbliche, formano un corpo unico. Nel 1282, in vista degli scontri contro , la Dominante crea un’altra Magistratura, quella detta di “Credenza”, un vero e proprio Consiglio di Guerra.
Tra i vari provvedimenti presi, si delibera che, per issare il Vessillo di S. Giorgio, debba costituirsi una flotta di almeno dieci galee, armate in assetto da guerra, dotate di Balestrieri e comandate da un ammiraglio.
In assenza di tali requisiti, il comando spetta al capitano che però, per nessuna ragione, è autorizzato a portare lo stendardo a bordo.
In copertina: dettaglio della “Veduta di Genova” nel 1482 realizzata da Cristoforo Grassi nel 1597.

La tela appresenta l’imponente spiegamento navale in occasione del rientro l’anno successivo della spedizione di Otranto del 1481(occupata dai turchi) voluta da papa Sisto IV  e condotta dal cardinale genovese Paolo Fregoso. Museo Galata Genova.