Porta di San Pietro

Al di là del suggestivo scatto che inquadra l’accesso a Piazza Banchi visto da Piazza Cinque Lampadi si sta passando sotto l’arco della porta di ponente delle Mura del X secolo.

Tale varco detto porta di San Pietro restò in auge fino al 1155 quando vennero erette le Mura del Barbarossa.

Da qui anche l’invito l’intitolazione dell’attigua primitiva chiesa di S. Pietro della Porta, altrimenti nota come S. Pietro in Banchi.

Alzando gli occhi si può ancora intuire la conformazione a torre con i primi due piani in pietra del che l’ha inglobata di epoca romanica (XII-XIII sec.).

I piani superiori invece sono inficiati da modifiche effettuate nel XVII secolo e da sopraelevazioni successive.

In Copertina: vista dal lato di Piazza Cinque Lampadi. Foto di Giovanni Cogorno.

La Cagna Corsa…

Molti sono quindi gli aneddoti e le leggende legate al sito ma certamente il più inquietante è quello che racconta le tristi vicende della “Cagna Corsa” che qui venne arsa viva. A testimonianza della  macabra esecuzione al centro della piazza c’è una mattonella superstite ancora annerita e, secondo la tradizione, ancora calda.

Piazza Banchi è sicuramente oltre che uno degli scorci più suggestivi della città vecchia anche un luogo ricco di storia: basti pensare ai cambiavalute, all’antica Borsa o al vicino Palazzo San Giorgio che nei secoli ha ricoperto la funzione di dimora del Capitano del Popolo, di dogana, prigione e Banca.

Ma alle vicende della piazza sono riconducibili anche avvenimenti criminali e leggendari quali ad esempio il pauroso incendio del 1398 che distrusse la primitiva chiesa di San Pietro della Porta. In quella nefasta circostanza perse la vita un giovane membro della potente famiglia dei Lomellini, il cui fantasma, secondo la tradizione, vaga ancora piagnucolante negli scantinati dell’edificio.

O le numerose risse e rasse (congiure) che nei secoli hanno visto protagonisti Mascherati (ghibellini) e Rampini (guelfi) fronteggiarsi in sanguinose lotte intestine.

Oppure il passionale avvenuto il 25 febbraio del 1682, per vendetta d’amore, del celebre musicista romano Alessandro Stradella.

Molti sono quindi gli e le leggende legate al sito ma certamente il più inquietante è quello che racconta le tristi vicende della “Cagna Corsa” che qui venne arsa viva. A testimonianza della  macabra esecuzione al centro della piazza c’è una mattonella superstite ancora annerita e, secondo la tradizione, ancora calda.

“La mattonella annerita al centro della Piazza”. Foto di Leti Gagge.

Manola questo era il suo nome, nota anche come Cattarina, era una donna del XVII sec. che, abitante a Rapallo, era originaria, come ci ricorda il suo soprannome, della Corsica.

Cattarina venne giustiziata dalla Santa Inquisizione nel settembre del 1630 al tempo in cui la Superba era sotto l’intransigente influenza di Re Luigi XIII di Francia.

Era stato il capitano della città del Tigullio Emmanuele da Passano a far pervenire al Senato una lettera in cui sostanzialmente accusava la presunta strega di chiedere l’elemosina e, con sommarie testimonianze di passanti, di aver infastidito un paio di mocciosi.

La povera disgraziata aveva tentato invano di sottrarsi all’intervento delle guardie ma era stata bloccata dalla folla nel frattempo accorsa e accusata di aver eseguito malefici contro alcuni fanciulli misteriosamente morti poi, qualche giorno dopo.

La relazione del Capitano da Passano al Sant’Uffizio l’aveva definita maga e incantatrice e per questo senza tanti convenevoli l’aveva condotta in carcere.

In prigione subì un sommario processo in cui la testimonianza di un tal Nicolò Multedo fu purtroppo per lei fatale: Nicolò raccontò della visita che Cattarina aveva fatto 4 anni prima, egli assente, nella sua casa durante il periodo di Carnevale.

“La Chiesa di San Pietro in Banchi”. Foto di Leti Gagge.

Costei aveva domandato a sua moglie, ottenendone rifiuto, fichi e castagne. Nel frattempo Cattarina aveva notato nella stanza un pargolo e, mentre elemosinava dell’olio chiaro, le se fosse il figlio. Angiolina, la moglie di Nicolò rispose che olio chiaro non ne aveva più ma che poteva servirsi lei stessa dalla “ramara” per riempire “il doglio” che recava seco.

Evidentemente la strega non doveva essere rimasta soddisfatta del trattamento visto che brontolò: “… tu facevi meglio a darmelo chiaro” e se ne andò. Poche ore dopo il termine della sgradita visita il pargoletto, che aveva poco più di un mese, iniziò a star male e l’indomani a perdere dal naso “tre stizze di sangue” che colarono sulla bocca. Morse persino la madre che lo stava fasciando. L’infante sulla gola presentava tre segni neri come la presa di una mano attorno al collo che, secondo i genitori, non potevano altro che essere stati fatti dalla strega.

Qui subentra l’interpretazione esoterica del numero tre in chiave malefica dato che: tre furono le richieste della strega (fichi, castagne e olio), tre le gocce di sangue, tre i segni neri e alle tre di notte del terzo giorno della settimana il decesso del pargolo.

Forte di questo nefasto episodio il processo proseguì con altre testimonianze, più o meno inventate, di assassini di altri bambini e quindi il Capitano poté chiudere soddisfatto la pratica informando il Senato genovese dell’esito della sua inchiesta.

“La pavimentazione nei pressi, secondo la leggenda, del rogo”. Foto di Leti Gagge.

La risposta giunse rapida e lapidaria il 30 agosto: “… Vi diciamo che restando il suo delitto soggetto mallo statuto criminale Cap. 10 sotto la Repubblica de Veneficiiis, tirate innanzi questa causa terminandola con giustizia”.

Cattarina fu così trasferita a Genova e, conformemente alla legge in vigore, fu arsa viva in Piazza di San Pietro in Banchi.

“Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle”.
(Voltaire)

“Piazza Banchi”. Foto di Leti Gagge.

Storia di leggende… quarta parte…

misteri… e fantasmi…
continua… quarta parte.
Anticamente Via Luccoli (“piccolo bosco”) era la strada che conduceva all’Acquasola sede dei templi pagani del Sole e della Luna.
In quel tempo era purtroppo normale fare sacrifici umani per ingraziarsi le divinità.
Una di queste vittime che, oltre mille anni dopo, gironzola ancora oggi nel vicolo, ignara del proprio triste destino, è il fantasma di un ingenuo fanciullo che sorride ai passanti.
Tra la sera del venerdì santo e l’alba di Pasqua è possibile invece imbattersi in un lugubre carro che, guidato da un misterioso nocchiero e trainato da un superbo palafreno, percorre il tragitto da Porta di S. Fede, attraversa Via delle Fontane e prosegue lungo Corso Carbonara, carico delle anime defunte di morte violenta.
Sempre nei pressi della Porta certe notti si può intravedere lo scellerato spettro del Vacchero colui al quale, a causa del suo tradimento, la ha dedicato la celebre colonna infame.
Un’altra sanguinosa leggenda riguarda la Cattedrale di S. Siro nella quale i Vescovi lombardi, in fuga da Milano, traslarono le reliquie del loro patrono S. Ambrogio.
Fra i prelati milanesi si distinse per costumi dissoluti un tal Valentino che, una volta deceduto, nella chiesa ebbe sepoltura.
Ma una notte, fra il terrore dei presenti accorsi sul posto perché turbati dal frastuono delle urla, due spettri furibondi riesumarono la salma del monaco.
Costoro lo resuscitarono e trascinarono fuori dall’edificio religioso.
All’indomani il corpo del malcapitato venne rinvenuto gettato in malo modo nella fossa comune del cimitero.
In Piazza Banchi, nei pressi di S. Pietro della Porta vaga invece, accompagnato da una triste melodia, lo spirito dello Stradella, noto compositore secentesco, protagonista di torbide vicende amorose.
Ai fatti accaduti la sera del 24 aprile 1841 è infine legata l’infelice relazione fra il Conte Camillo Benso di Cavour e la nobildonna genovese Anna Giustiniani.
Costei, depressa perché non corrisposta, la sera sopra citata, durante un importante ricevimento, si gettò nel vuoto dalla finestra del palazzo Lercaro di Via Garibaldi.
Da allora, ogni 24 aprile, in corrispondenza della finestra del folle volo, compare una grande macchia con le sembianze della trentatreenne suicida.

Fine quarta parte… continua…
In Copertina: di sera. Foto di Leti Gagge.