“Ecce Homo”…

queste, secondo il Vangelo di Giovanni, le parole pronunciate da Ponzio Pilato ai Giudei nella speranza che la flagellazione fosse punizione sufficiente per il Cristo.

Le emozioni suscitate da questa sentenza rappresentano uno dei momenti più alti della cristianità e sono state fonte di ispirazione per numerosi artisti che, nel corso dei secoli, si sono cimentati nel cogliere “l’umanità” di quell’episodio: Bosch, il Correggio, Tiziano, Van Dyck, Rembrandt e molti altri ancora.

"Ecce Homo" di Antonello da Messina.
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Le due principali tele raffiguranti “L’Ecce Homo” però non si trovano né al Louvre di Parigi, né al British Museum di Londra o al Prado di Madrid e nemmeno all’Ermitage di San Pietroburgo o al Pergamo Museum di Berlino bensì custodite a , in due dei suoi scrigni più preziosi: la prima, quella datata 1474 la più antica e celeberrima opera di Antonello da Messina, presso la Galleria Nazionale di palazzo Spinola, la seconda risalente al primo decennio del ‘600 addirittura di Michelangelo Merisi, in arte , nel Museo di in Strada Nuova (odierna Via Garibaldi).

Forse è il caso di dire “Ecce Homines”.

Storia di due straordinari…

benefattori nostrani… di tre … anzi quattro… di due palazzi… un museo… tre moli… di duecentododici appartamenti…

duchessa galliera
“La Statua della Duchessa Maria del 1898, opera di Giulio Monteverde, posta nel cortile esterno dell’ospedale.”

Già il marchese Raffaele , Duca di Galliera e Principe di Lucedio si era distinto per aver fondato le case operaie (tre casermoni in Via Venezia e Lagaccio, duocentododici  appartamenti in tutto), per aver dato impulso all’Accademia Ligustica di belle arti e, soprattutto, per aver contribuito in maniera determinante (20 milioni di lire, una cifra impronunciabile per l’epoca) alle opere di ammodernamento del porto, resesi necessarie per rimanere competitivi (fra le altre i moli Galliera, Giano e Lucedio).
Così la moglie, la Duchessa Maria Brignole Sale, rimasta vedova nel 1876, non volle essere da meno donando alla città la dimora di sua proprietà il celebre Palazzo e lasciando in eredità anche il , al fine di costituire l’embrione del polo museale di Strada Nuova, oggi Via Garibaldi.

La nobildonna finanziò anche la costruzione dell’ospedale San Raffaele di Coronata, quello di San Filippo (intitolato al terzogenito) presso San Bartolomeo degli Armeni e infine il S. Andrea (in nome del secondogenito scomparso prematuramente) sorto sul preesistente monastero delle Clarisse, presso le Mura di Santa Chiara, a tutti noto come il Galliera.

galliera
“Ospedale di S. Andrea, al centro dietro alla statua, il Galliera, in fondo a sinistra il padiglione pediatrico  San Filippo. (che ha ereditato il titolo dall’omonimo ospedale di San Bartolomeo degli Armeni)”.

I lavori iniziati nel 1878 terminarono giusto in tempo, dieci anni dopo, prima della scomparsa della Duchessa.
Gli ospedali di San Filippo e S. Andrea comunemente identificati con il nome generico di Galliera, costituiscono ancora oggi il secondo ricovero cittadino.

Statua del Marchese Raffaele De Ferrari, Duca di Galliera, opera di Giulio Monteverde nel 1896, dell'originaria collocazione in Piazza Principe. Poi trasferito in Piazza Fanti d'Italia... Ora restaurato in attesa di collocazione giace nei depositi comunali di San Quirico." Cartolina tratta dalla "Collezione di Stefano Finauri".
Statua del Marchese Raffaele De Ferrari, Duca di Galliera, opera di Giulio Monteverde nel 1896, dell’originaria collocazione in Piazza Principe. Poi trasferito in Piazza Fanti d’… Ora restaurato in attesa di collocazione giace nei depositi comunali di San Quirico.” Cartolina tratta dalla “Collezione di Stefano Finauri”.

Ma le opere della nobildonna non si fermarono qui perché a Meudon, vicino Parigi, istituì un orfanotrofio e un dormitorio per anziani, tuttora perfettamente attivi.
I palazzi parigini della Casata sono tra i più prestigiosi che si possano ammirare: le Palais Galliera ospita il Museo della moda mentre l’Hôtel Matignon è la sede del primo ministro francese.
Per questo ha dedicato a questi due straordinari benefattori ospedali, musei, statue e moli, oltre che dal 1877, la principale Piazza cittadina.