Io mi sono guardato Genova

. Io mi sono guardato questa città, con le sue ville, i suoi parchi e l’ampio circondario delle sue colline e dei suoi declivi, tutti abitati, per un bel po’; debbo infine dire che vedo volti di stirpi passate, ché questa regione è disseminata di immagini di uomini arditi e sicuri di sé.

Hanno vissuto e voluto continuare a vivere: me lo dicono con le loro case, costruite e abbellite per i secoli, e non per l’ora fugace; amavano la vita, per quanto spesso potessero essere malvagi con se stessi”.

Cit.

Foto di Agnese Barbara Cittadini.

“Purtroppo piove molto”…

“Qui, la grande, vivace città di mare – dove ogni anno gettano l’ancora più di 10 000 navi – mi consente di starmene tranquillo e con me stesso. In più ho una mansarda con un letto meraviglioso, cibo semplice e sano (ho semplificato tutto), aria di mare, indispensabile per la mia testa; strade dal selciato stupendo, e, per essere in novembre, un tepore gradevolissimo! (Purtroppo piove molto).

Lettera ad un amico (24 novembre 1880).

Cit. .

… e ancora aggiunge il filosofo tedesco…

“Piogge gelide, venti furiosi, insomma è inverno, rigido e carico di minacce. J. Burckhardt ha ragione ma ora che sono mezzo cieco ogni nuovo tentativo di vivere in qualche città e qualsiasi viaggio in genere rappresentano per me tormenti assolutamente insopportabili; questa città (e anche questa gente) si accorda con il mio carattere, mi dà la forza di resistere e di non abbandonare i miei sforzi”.

Lettera ad un amico (21 ottobre 1881)

Nietzsche.

Via Prè sotto la pioggia.

Foto di Leti Gagge.

“…Non ci capiterà mai più…”

“Raramente noi siamo coscienti del vero valore di un periodo della nostra vita, finché lo viviamo, ma oggi, mentre camminavo lassù dominando , scorrendo con lo sguardo lontano sulla città e sul mare, col tempo più paradisiaco che vi possa essere, rividi nitidamente davanti a me gli ultimi due anni, le loro sofferenze e il lento progresso verso il miglioramento; e intanto un raro senso di beatitudine saliva in me, m’invadeva: la beatitudine di colui che si sente guarire”.

“Come malinconico erravo altre volte per queste strade e stradicciuole, come mi sentivo estraneo a quest’umanità rumorosa e impaziente nel domandare e nel godere, come se, tra i viventi, io non fossi stato che un’ombra. Invece adesso, tra il gridio e il giubilo di questi assetati di vita, io afferro un suono, una nota che trova un’assonanza nell’anima mia”…

(Lettera ad un amico da Genova 22 gennaio 1882)

e ancora…

“Questa volta passi da Genova – un’occasione così non ci capiterà mai più per tutta la vita. Le mostrerò, come fa il diavolo, tutte le «bellezze del mondo», e senza nemmeno l’intenzione di «corromperLa»! –

(Lettera ad un’amica da Genova 3 dicembre 1882)

Friedrich Nietsche .