Quando Genova era Superba

Uno scorcio di inizio ‘900 con due batosi e una bimba che posano incuriositi, come il signore che poggia la mano sul muretto della scalinata, per lo scatto.

Rapito invece dal superbo panorama di pietra e ardesia, oggi solo uno sbiadito ricordo in bianco e nero, è il papà che tiene per mano la figlioletta.

L’oratorio di Sant’Antonio Abate della Marina e le trecentesche mura sono ancora lì al loro posto.

Risulta invece beffarda la secentesca epigrafe “” che, posta sulla parete della chiesa, è riferita alla Madonna Regina di Genova.

La Vergine, a cui tante volte in precedenza era stata attribuita la salvezza della Superba, questa volta non è riuscita a proteggerla dai suoi stessi spietati cittadini.

Le millenarie palazzate dei quartieri della Marina, della Madre di Dio, dei Lanaiuoli e dei Servi sono andate infatti distrutte dalla scelleratezza umana in nome del progresso.

Purtroppo a dominare il colle di Carignano oggi è rimasta sola la Basilica di Santa Maria dell’Assunta.

L’ignobile opera demolitrice si svolse incessantemente a partire dal 1972 fino al 1980.

Sia imperitura vergogna della istituita dal Sindaco Pertusio che l’ha decisa, del Cardinale Siri che l’ha approvata e benedetta e degli architetti Dasso, Bruzzone e Aulenti che l’hanno progettata e attuata.

A parziale soddisfazione di tale imperdonabile offesa ci ha pensato il tempo rendendo il moderno quartiere della Regione, che ha sostituito quello più antico, un vuoto e triste contenitore senz’anima e vita.

Quando lo Scoglio Campana…

si trovava ai piedi delle (che fino al 1890 precipitavano a picco sul mare) dove sfociava il Rivo Torbido… quando, incastonato al centro del seno di , si specchiava vanitoso davanti ai due grandi archi ancora oggi visibili…

quando la sua curiosa forma era fonte di ispirazione per innamorati e come, ad esempio, Domenico Monleone che nel 1928 compose la celebre lirica “A- o Scheuggio Campann-a”.

Cianzi, cäo scheuggio Campann-a, l’angonia te l’han sûnnä. E t’ae sfiddòu l’ira pisann-a t’ae sfiddòu l’ira do mâ!

Unn-a votta ti formavi a delissia di pescoei e l’äia e o çe t’imbalsamavi comme o letto di sposoei.

E li gh’ëa o Lippa e o Croxe co-e sò braghe redoggiae comme i vëi pescoei da Foxe tutto o giorno li assettae.

E co-o pämito e co-o çimello e o boggieu da l’ätra man a cantâ qualche strûnello e a sentî sûnna Caignan!

Quando lo scoglio, protetto dalle mura e seguito dai rintocchi della Basilica, intonava i suoi gioiosi versi.

Prima che, per far spazio alla moderna , il seno di Giano venisse, a partire dal 1880, interrato e lo sepolto per sempre dal cemento.

Certe sere, di particolare calma, lo si può ancora ascoltare, accompagnato dal mare, mentre intesse il suo lamentoso canto.