Storia del matrimonio medievale genovese…

Questa la regola che, nell’alto Medioevo, sanciva le unioni nella Dominante:
“Se una donna prende marito, lo prende secondo l’uso e la consuetudine di questa terra, cioè secondo l’antifatto e la tercia.”
L’antifatto è un istituto giuridico per cui, a fronte della dote portata dalla moglie, il marito costituisce sui propri beni un fondo a garanzia della stessa e commisurato alla sua entità.
La tercia deriva invece dall’usanza germanica del “morghincap”, un donativo maritale alla sposa, considerato come un compenso per le attività svolte dalla moglie.
Al tempo dei questo emolumento ammontava ad un dei beni del marito, poi aumentato ad un terzo, presso i Franchi. Di qui il nome tercia.
La tercia inoltre concedeva alla donna un diritto, per l’epoca, rivoluzionario, per cui il marito non poteva disporre della moglie, senza consenso della stessa.
Nel 1143 i Consoli abolirono questo diritto,
scontentando non poco le mogli, che ne ottennero la sostituzione, con un compenso comunque non superiore alle 100 lire genovesi.
Per ovviare a questa novità le Grandi Casate nobiliari stipularono, con appositi atti notarili, dei veri e propri contratti prematrimoniali e matrimoniali.