Oratorio delle Cinque Piaghe

L’Oratorio di San Tommaso era in origine attiguo all’omonima chiesa di Principe e vicino all’ospedale di San Lazzaro.

Nel 1536 venne spostato in Piazza della Nunziata accanto alla chiesa dell’Annunziata.

Nel 1618, con la ristrutturazione e l’ampliamento dell’Annunziata si rese necessario abbatterlo. L’oratorio venne così definitivamente trasferito in Via delle Fontane 36a/r dove si trova tuttora.

Stretto fra i palazzi adiacenti resiste infatti quel che resta della versione secentesca finanziata dalla nobile e ricca famiglia dei Lomellini.

L’edificio dal 1829 venne identificato anche, dal nome della Confraternita che vi aveva sede, come Oratorio delle Cinque Piaghe.

Tale congregazione si occupava di assistere gli infermi.

Dietro un anonimo e trascurato prospetto si nasconde un sito di ragguardevoli dimensioni, seppur depredato della quadreria in epoca napoleonica, ricco di stucchi e statue.

Primo piano dei resti del dipinto.

Sulla facciata una grande edicola vuota che, s’intuisce, conteneva un tempo un dipinto a fresco oggi scomparso.

Sbirciando nel cortiletto protetto da un cancello si incontrano il dipinto a fresco sulla lunetta della porta, della Madonna Assunta e una statua mutila del braccio destro, di San Tommaso.

Via San Lorenzo come Abu Simbel… prima parte…

La nuova strada che avrebbe dovuto risolvere i problemi viari determinati dai traffici portuali si rivelò presto insufficiente a soddisfarne le moderne esigenze. Negli anni ’30 del secolo scorso venne così presentato un progetto di raddoppio della strada che doveva collegare Piazza Dante con Via Turati demolendo le case di Canneto il Lungo e di Via dei Giustiniani. Per fortuna il delirante proposito si arenò nei meandri della burocrazia e non ebbe attuazione.

Oggi rappresenta il salotto buono del centro, ma non è stato sempre così. Da bambino infatti me la ricordo come una delle vie più trafficate della città, l’aria irrespirabile, i palazzi anneriti dalla fuliggine, i bus che arrancavano esausti in coda e le auto parcheggiate, irriverenti, davanti alla Cattedrale.

In origine la via non esisteva, non era che un dedalo di vicoli e piazzette. Nel 1835 fu al centro di una rivoluzione viaria, volta a dare sfogo alle merci che transitavano in Piazza Caricamento, che stravolse tutta l’area.

Fin qui nulla di strano ma forse non tutti sanno che per realizzare l’ambizioso progetto non solo vennero abbattuti molti edifici fatiscenti ma che alcuni vennero letteralmente segati. Le facciate smontate e arretrate di parecchi metri. Insomma un’opera di ingegneria civile non da poco.

La nuova strada che avrebbe dovuto risolvere i problemi viari determinati dai traffici portuali si rivelò presto insufficiente a soddisfarne le moderne esigenze.  Negli anni ’30 del secolo scorso venne così presentato un progetto di raddoppio della strada che doveva collegare Piazza Dante con Via Turati demolendo le case di Canneto il Lungo e di Via dei Giustiniani. Per fortuna il delirante proposito si arenò nei meandri della burocrazia e non ebbe attuazione.

Dopo i restauri dei palazzi e la pedonalizzazione per il G8 del 2001 è diventata la strada, grazie anche ai numerosi locali che affollano la zona, del passeggio dei e dei turisti.

“Portone e lunetta in ghisa del civ. n. 2”. Foto di Leti Gagge.

Sul lato di  Via San Lorenzo il  palazzo ad angolo con accesso dal civico n. 2 di Via Turati non ha portone. Il fronte è in bugnato al piano strada mentre i due piani nobili presenta stucchi di fine ‘800 con fascia marca davanzale.

Al civ. n. 2 il fronte è invece in bugnato liscio e il portone in pannelli di ghisa lavorati a riccioli con teste leonine. La lunetta sopraluce è a verghe gigliate mentre su quella del negozio a fianco vi sono due angioletti alati che porgono delle cornucopie. L’atrio è a voluta sferica con al centro una lanterna in ferro battuto.

In n. 3 c’è uno dei pochi palazzi che venne invece avanzato di circa 5 metri nell’area della scomparsa Piazza delle Olive. L’antica facciata risulta incorporata all’interno del palazzo, mentre la nuova si presenta con il piano terra occupato da un negozio con le vetrine in ghisa  e lamiera. Il fornice del portale è in  marmo con una curiosa testina di lupo in stucco al centro.

Timpano e cornice sono interamente di stucco. Il trave è lavorato a fasci di verghe con ai lati due testine sporgenti dette acroterii.

In fa capolino una testa di Minerva fra riccioli e girali sopra una cornice greca.

“Portale di civ. n. 3”. Foto di Leti Gagge.
“Primo piano del portale del civ. n. 3”. Foto di Leti Gagge,
“Dettaglio del fastigio con testa di Minerva”.Foto di Leti Gagge.

Al civ. n. 5 il Palazzo Gio Batta Centurione (appartenente alla schiatta dei banchieri più ricchi d’Europa) meglio noto con il nome di Boggiano Gavotti. In facciata la Madonna col Bambino del sec. XVIII , un tondo in marmo con rilievo molto sporgente, attribuito allo scultore Bernardo Schiaffino. L’edificio era in origine orientato verso Canneto e venne modificato nel 1843 con la nuova facciata neoclassica lato e con l’accorpamento del palazzo adiacente al Vico della Noce. Nel loggiato spicca il rilievo commissionato da Lorenzo Costa e realizzato da Santo Varni nel 1860. La scultura ricorda il celebre episodio del 1747, quando la rivolta popolare contro l’occupazione austriaca, iniziata nel dicembre del ’46, si stava evolvendo in senso rivoluzionario. I rivoltosi puntarono un cannone dritto contro Palazzo Ducale intenzionati a bombardarlo per dispetto contro quella borghesia che si era schierata con gli austriaci. Il senatore Giacomo si pose a braccia aperte davanti all’arma e placò l’insurrezione.

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“Madonna col Bambino sul portale del civ. n. 5”. Foto di Leti Gagge.
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“Primo piano della Madonna col Bambino Bernardo Schiaffino”. Foto di Leti Gagge.

Da qui il proverbio “O Lomelin o l’ha averto u portego”, che sta ad indicare un gesto plateale non propriamente eroico. Al primo piano un ponticello con balaustre marmoree collega il palazzo con un giardino pensile sovrastante l’angolo fra Canneto il Curto e Vico Caprettari. Il terrazzo versa nel più totale abbandono mentre il ninfeo con la statua di Venere risulta ancora ben conservato.

“Loggiato del civ. n. 5”. Foto di Leti Gagge.

Sul portale del civ. 8 è scolpita una lapide il cui testo recita: “Patriae Ornamento / Franciscus Ronco C. F. / MDCCCXXXX”. La lunetta sopraluce in ghisa presenta una Testa di Minerva sul fornice. Osservando le finestre del secondo piano nobile si nota una cornice in stucco con fregi di ghirlande e putti e cinque bucature ad occhio di cui due con fregi a stucco.

“Portale del civ. n. 8”. Foto di Leti Gagge.
“Testa di Minerva sul portale del civ. n. 8”.Foto di Leti Gagge.

Il palazzo del civ. n. 10 a che presenta un basamento in bugnato rustico aveva l’ingresso principale in Vico San Genesio e venne arretrato di ben 10 metri per permettere la costruzione della via.

L’edificio al civ. n. 12 è il Palazzo Bandinelli Sauli in San Genesio ristrutturato nel 1852 su progetto di Ignazio Gardella. Il portale mostra colonne doriche scanalate con metope scolpite con allegorie. A sinistra quella del fiume Po con un toro, simbolo della città di Torino. A destra un Nettuno con un Giano bifronte e un castello, simbolo di Genova. Al centro lo stemma con le due città unite opera di Santo Varni. Questa era la sede della Banca Nazionale, fusione della banca di Torino con quella di Genova che costituirà l’origine ed il nucleo fondante della Banca d’Italia.

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“Portone di Palazzo Bandinello Sauli al civ. n. 12”. Foto di Leti Gagge.

Sul tetto terrazzato una balaustra marmorea con anfore e sotto un cornicione istoriato. Nel grande atrio di rappresentanza con colonne doriche si apre il cavedio tondo balaustrato. L’edificio è accorpato con l’ottocentesco palazzo Solari col quale divide l’accesso. Iniziato nel 1851 su progetto dell’architetto Carpineti il palazzo si presenta oggi con il fronte principale rivolto alla Cattedrale.

fine prima parte… continua…